Inventario in metrica

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dalla prefazione di Silvia Rosa
«[…] ho cercato di imparare a parlare / una lingua non umana, la lingua / della Terra e dell’Aria, / dei Frattali e delle Onde, / per tutta la vita / sono stata a ascoltare», scrive Gabriella Mongardi in uno dei testi contenuti in questa nuova raccolta di poesie, Inventario in metrica, e proprio la capacità di porsi in ascolto spicca come fil rouge nella trama che sottende e tiene insieme tutte le cinque sezioni dell’opera, nella costante alternanza di musica e di pause, di parole e di silenzi, muovendo dall’analisi del più intimo sé in direzione di un’apertura al mondo nella sua complessità di presenze umane e sorprendenti elementi naturali.

[...] La postura poetica che ne deriva è dunque meditativa e sapienziale, caratterizzata da un lato dalla volontà di trascrivere minuziosamente il ritmo segreto con cui gli accadimenti dell’essere e della vita si snodano, dall’altro da una cristallina messa a fuoco dei sentimenti che abitano il proprio spazio interiore, in costante dialogo con la dimensione più mondana e con quella più essenziale dell’universo, passate al vaglio di un rigoroso studio teso a sondare «la forma delle cose / e i rapporti segreti / fra nuvole e montagne / e fiori e stelle».

Declinato in questa duplice modalità di ascolto attivo e di sguardo accogliente, l’Io dell’autrice va componendo un inventario che si polarizza intorno ad alcuni fulcri tematici ricorrenti: un tempo cronologico «uguale ai battiti del cuore», che costituisce l’orizzonte ineluttabile in cui ogni destino si appunta, dal quale lasciarsi cullare aderendo alle sue più misteriose frequenze, al suo ciclico e infinito andamento, ché «ogni inizio racchiude la sua fine»; l’assenza, incarnata dai sembianti dell’oggetto d’amore chiamato in causa da un “tu” interlocutorio, che resta inascoltato, una mancanza che però assume i contorni di spazio protetto, in cui «non essere graffiata / e non graffiare», popolato da ricordi, attese e segnali celati, come quel «bosone di Dio, / il richiamo noto» solo all’amato; il rapporto con una suggestiva natura, che «non ha bisogno di umani», collocata in una dimensione a metà tra realtà e sogno, «inattingibile» e non di rado venata da echi mistici, che regala memorabili epifanie di bellezza, doni preziosi e inaspettati, come il fiore di sassifraga che spunta  in montagna, «dove la roccia / è più ripugnante / e verticale» o «la regale / genziana gialla che risale / trionfante il pendio», o ancora le «melodie cristalline» di una cascata che accendono la valle in «un ritmo di danza». L’invito che molte poesie rivolgono a chi si addentra nella musicalità del loro dettato è quello di sintonizzarsi con il pulsare del cosmo, di abbandonarsi fiduciosamente al suo flusso, perché «c’è posto per tutti nell’Universo, / per tutti – viventi e vissuti».

Nel solco della tradizione classica, a cui l’autrice fa spesso riferimento con colte citazioni che rimandano ai miti e alla letteratura greca e latina dell’età antica, i versi di questo prezioso inventario si presentano dotati di una leggerezza rara, che pure sa scandagliare le profondità dell’animo umano e dei misteri che attraversano l’esistenza, e al contempo di una certa apertura a un linguaggio contemporaneo, che vira in direzione di una fertile polifonia di accenti nei testi in cui si sperimenta l’uso di diverse lingue, dal dialetto della propria terra al tedesco e al francese, un girotondo di idiomi che chiudono la raccolta richiamando idealmente alla poesia posta in esergo (“Bandiere”), nella quale l’Umanità è descritta come una totalità mal rappresentata dalle «non autentiche appartenenze / schierate una contro l’altra», che dovrebbe piuttosto riconoscersi sotto l’egida di un’unica bandiera, quella della Vita. Ed è proprio la vita stessa che la Mongardi canta e celebra in questa sua matura opera, la vita colta nei suoi picchi più luminosi e nei suoi declivi più bui, inclusa l’abissale vertigine della fine, da affrontare «in silenzio / come un fiore – contento / di essere stato».

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Il peso delle stelle
I poeti sanno il peso
delle parole
e delle lacrime –
è lo stesso dei frammenti di ghiaccio
siderale e dei cristalli di rocce
che le stelle cadenti
risucchiano in diamanti
di luce avvampanti nel buio
infinito intorno alle galassie –
lo stesso del nucleo degli atomi
e delle loro eterne particelle –
è il peso delle stelle
e della verità.

Il coraggio
Magari un giorno
avremo il coraggio
di parlare guardandoci negli occhi –
ma non ancora adesso.

Magari un giorno cadrà la corazza
di negazione e reticenza
e saremo noi stessi con pienezza.
Ma non ancora adesso.

Appigli
Quando si assottigliano gli appigli
appoggia la tua guancia sulla roccia,
accarezza le rughe impercettibili
le stelle di lichene
le spore fossili delle madrepore,
fatti tu stesso sottile
come un appiglio mancato –
quando si assottigliano gli appigli
scalpella bene le parole
distillane i silenzi
scheggiane scaglie di significato –
quando si assottigliano gli appigli.

(da: Gabriella Mongardi, Inventario in metrica, Giuliano Ladolfi editore 2021)