Dalla prefazione di Franca Alaimo
Riunendo insieme in una sola silloge gli haiku e gli altri testi poetici (facenti parte della seconda sezione), l’autrice Gabriella Maggio sembra sottolineare l’efficacia della parola poetica come metodo di ricerca del cuore delle cose, sia che essa venga adattata alla misura breve di diciassette sillabe (due quinari e un settenario), sia che si espanda in versi liberi, secondo ritmi, sonorità e pause più personali all’interno di un registro sempre chiaro ed accessibile. Di fatto è una medesima postura mentale a tracciare sui fogli la mappa di un percorso esistenziale che si muove tra incursioni nella propria interiorità, frammenti memoriali, sguardi volti agli elementi della natura (cielo, mare, alberi, fiori) e accorate riflessioni sulla complessità del reale e della Storia contemporanea. Il sentimento che unifica questo mondo poetico così variegato va identificato in una sorta di sospensione, quasi uno stare sulla soglia dell’esistere: tra notti e albe, passato e futuro, sconforto e speranza, disincanto e improvvisi stupori. Gli haiku, tutti di squisita fattura, rispettano l’elemento fondamentale del kigo, (parola della stagione, secondo la lingua giapponese) che serve non solo a creare un collegamento tra il testo e l’ambiente naturale, ma anche una corrispondenza emotiva tra l’osservatore (in questo caso la poeta) e ciò che viene osservato. [...] Quanto detto mette in luce attitudini, quali la riflessione, la contemplazione e la necessità di ricucire il rapporto fra l’io e la natura attraverso figure e simboli presenti nell’intera silloge; ma c’è un altro tema che accomuna le due sezioni, ed è quello civile: se nell’haiku è sufficiente l’immagine kigo di una melagrana spaccata per evocare tutto il sangue versato in questo periodo storico così drammatico, nei testi della seconda sezione lo scoramento e l’indignazione trovano un più ampio spazio espressivo, che talvolta si fa corale (mettendo in rilievo un’altra funzione della scrittura, che è quella di interpretare il clima etico e sociale del tempo in cui si manifesta) rifrangendo in più voci il pensiero dell’autrice che sembra ispirarsi alla tradizione del coro nella lirica e nella tragedia greca, come accade in “la luce del giorno”. Né manca un altro tema topico della poesia, che è quello dell’amore, che, nel caso della poeta, coincide con la memoria, visto che l’uomo, con il quale ha condiviso gran parte della propria vita, non appartiene ormai al Vivente, e tutt’al più si rivela come una proiezione desiderante del cuore, che lo evoca e cerca idealmente un contatto che si manifesta spesso attraverso le mani, ricordando anche questa volta la tradizione letteraria della classicità in cui invano i vivi si illudono di potere toccare le ombre dei morti che sfuggono alla presa. [...] La raccolta, in buona sostanza, delinea a tutto tondo il ritratto de l’autrice Gabriella Maggio: donna viva e inquieta, aperta al mondo e allo stesso tempo capace di affondi folgoranti ne la propria interiorità, così come di rielaborare in modo personale l’ampia cultura in suo possesso, riadattandola alle necessità e alle aspirazioni del presente grazie ad una profonda pietas storica e creaturale.
Da Giorni d’attesa (ilglomerulodisale 2026)
nell’acqua scura
cadono le parole
sirene afone
*
ancora guerra
matura melagrana
frutto di sangue
*
speranza e pace
come biglie di vetro
rotolano giù
*
scivola il tempo
chiude l’arco del giorno
chiudo gli occhi
*
muro di calce
capperi nelle crepe
soffio di mare
*
sera d’estate
splendono le favole
frinisce il grillo
*
Giorni di ritorno
Granello dopo granello
s’accumula la sabbia:
un crollo
il cerchio del tempo
giorni di ritorno
di sole limpido
ancòra
tendo le mani
all’ombra che ti nasconde
vivo.
*
Poesia
Goccia del tempo
alveo bagliore
stalattite e stalagmite
poesia
nell’alto e nel nudo solco
quintessenza nostalgia
valigie pronte al volo
battito di dito taglio scansione
non è schiocco di dita
non è occasione
è lontananza di solitudine
necessità di cadere
tremito sulla soglia delle parole
radice d’albero
sorte.
*
Gabriella Maggio è nata e vive A Palermo. Laureata in Lettere con Lode, presso l’Università degli Studi di Palermo, ha insegnato Italiano e Latino nei Licei. Ha pubblicato i libri di poesia: Emozioni Senza Compiacimento (2019) e Echi (2022) con l’editore Il Convivio, entrambi con segnalazione di merito al “Premio Carrera”. Nel 2023 la silloge inedita Risvolti ha ottenuto il terzo posto al Premio Internazionale “Antica Pyrgos”. Alcune sue poesie si trovano in Italian Poetry. Fa parte della giuria di alcuni premi letterari, collabora con riviste e blog. Organizza “La Poesia È Parola.Rassegna Di Poesia Contemporanea”; cura la cronaca musicale di “Natale a Palermo. Percorsi tra Arte, Architettura e Musica”; coordina il Circolo dei Lettori di Spazio Cultura di Palermo; Presiede il Premio Letterario Internazionale “Ibn Hamdis”. È stata insignita nel 2010 dell’onorificenza “Melvin Jones Fellow”. Dal 2025 è presidente dell’Associazione per la promozione culturale Volo. Dirige i Blog “Vesprino Magazine” e “Associazione Volo”. Collabora con Il Convivio, Poeti nella società, Letteratitudine. Nel 2026 suoi testi con traduzione in spagnolo sono stati inseriti nel numero 18 de La Revista Aurea.
(A cura di Silvia Rosa)


