Blues. Andrea Agosta

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ANDREA AGOSTA

Infanzia

Tornerò a dire
l’ovale d’un ricordo la palude,
il filo di ragno tessuto
alle pareti alle porte
all’uscio sprangato,
il pianoforte di mia madre,
le prime sigarette, le partite
di pallone sui campetti d’erba.
Tornerò a dire
il post punk, la stagnola del firmamento,
la geografia di un volto amato,
l’argento di brughiera
dopo una schiarita.

*

Postilla

Luccica la vetrata di un negozio.
Qualcuno sbatte la portiera
di una macchina e poi sale,
e poi scende. Scende e sale.
Si distrae, muove qualche passo
sullo spazio pedonale, schiva
la frotta dei viandanti. Lo vedi
un altro corre ansioso trafelato
mentre esce dal portone per andare
al ristorante o al tabacchi.
Lì vicino al formicaio dell’andirivieni
svetta un ponteggio sul prospetto
di una casa, dove stanchi operai
lavorano in un punto sul tetto.

Giri a vuoto per un po’,
poi all’improvviso ti fermi, ascolti.
Ti pare di conoscere già
i nomi, le facce, i pensieri,
il segreto che si cela dietro
le loro teste come un fuoco,
lo splendore dei gesti, le smorfie oscene,
l’ingorgo delle chiacchiere.
Per un frangente siamo tutti uno,
tutti parte di un cosmo, una fanfara.
Immagini che restano in sospeso,
accartocciate in uno specchio.
Fotogrammi sparsi. Come in un cinema.

Poi nient’altro che
uno scalpicciare di piedi
e una postilla di voci.

*

Negli Occhi

Sei la città che brulica di santuari,
di acquitrini,
di stretti addormentati viali,
e suona guasta come un tamburo.
Negli occhi il tuo conoscere
la mappa
vacillante del sole.

Sono poesie tratte da una silloge, ancora inedita, dal titolo “Blues”. Il filo narrativo, la voce e il tessuto che lega i diversi frammenti si riverbera nell’omaggio ai musicisti Blues, con le loro vite randagie, i loro canti di protesta e ribellione, contro lo sfruttamento, l’odio e il razzismo, permeati anche da un forte vitalismo e da una profonda sensualità. Allo stesso tempo si stabilisce una specifica attenzione alla tonalità emotiva del blu: non solo pigmento, colore, ma stato vibrante dell’esperienza, essenza dello spirito, strumento di contemplazione e ricerca in bilico tra malinconia, canto e resistenza. L’espressione “to have the devil blues” (letteralmente: avere i diavoli blu) veniva ripetutamente adoperata dalla comunità di schiavi afroamericani per esprimere sentimenti di agitazione, tristezza, rabbia, depressione, che diventa, qui, energia di scrittura, ponte tra le vicende della contemporaneità e la materia della poesia.

Andrea Agosta (Roma, 1989) vive in Sicilia. Dopo gli studi universitari sviluppa un intenso interesse per la musica alternativa — con cui pubblica una serie di EP e singoli — e per la poesia. Ha collaborato con il collettivo di poesia di strada “Tempi Diversi” di Milano. Nel 2019 pubblica Rumore, una raccolta di venti liriche, di stile ritmato e minimale.