EVA MAIO
“Ci vogliono parecchi luoghi dentro di sé per avere qualche speranza
di essere se stessi.” Jean Bertrand Pontalis
È stato un viaggio
sotto lunghi cieli azzurri
con maree di nuvole bianche
in una terra antica
di rocce aspre terra rossa
dolci silenzi
altopiani brulli
e lontani vigneti.
È stato un fluttuare
in un intreccio denso
nuovo ai miei occhi
di pietre incistate erette
nella lingua di un romanico
tardivo ormai sposato
al gotico nascente
con timbro castigliano.
È stata un’apnea
nella miscela vellutata
dei ricami gentili
quei tocchi ispanici
imbevuti d’arabo
e l’innalzarsi austero
quasi una fortezza
di certe cattedrali.
È stato un flusso di visioni
e un pescaggio
nell’anima inquieta
di una donna fuori misura
ricercatrice viscerale
di parole di sé senza pudori
e di imprese e dialoghi
e contatti e rivoluzioni.
L’indomita santa d’Avila
fragile e forte
su cavalli e carrozze
lasciare di volta in volta
gli ormeggi
di colle in colle oltre il fiume
oltre le mura
a fondare conventi.
I salti ripidi le ascese
l’andare e poi lo stare
e il singolare adagiare su carta
senza barriere
l’esperire il divino
con carne anima sospiri
in dimore regali
e stanze nude.
È stato un viaggio
davvero
che riverbera
ora
e nutre
si installa fluido
ondeggiante
e dolcemente dura.
Foto di Zita Giraudo
(A cura di Silvia Pio)


