Santa brezza di Riccardo Olivieri

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Dalla prefazione di Fabio Franzin

Questa tua raccolta è proprio una Brezza in forma di poesia, Santa come lo è ogni preghiera, mentre nel mondo che canti e racconti, spirano venti di guerra, di guerre atroci come lo sono tutte, spirano bufere di indifferenza, atroci come lo sono tutte le indifferenze, e la realtà che tracci con le tue parole è ormai spolpata, sfruttata, desacralizzata. Eppure ci dici che “questa Santa Brezza proteggerà ogni cosa”, che nulla può spostarci, per quanto esili possiamo essere, per quanto indifesi, perché “È nel sorriso / la roccia più ferma”. Ci parli di erba che spunta dopo una pioggia dalle crepe di una strada, di formiche, in queste tue pagine, “queste marcianti fedeli righe tirate sulla pagina di Dio” (che cosa rappresentano poi, se non le parole di un poeta nei suoi versi?), di rose e fiumi, o meglio, il Fiume, di scie d’acqua, di con sessi umani che si affratellano. Così io incomincio a credere nel miracolo insito nei tuoi versi, nei versi di tutto il tuo percorso poetico. Incomincio a credere, io vecchio poeta stanco e disilluso, che tu, che io, che le nostre parole possano salvarci “come da / trent’anni mi salvano i Poeti”, che abbia ancora un senso scrivere, vivere come si scrive, scrivere come si vive, senza alzare le mani, senza alzare la voce, soprattutto. Che sia ancora possibile stare, in pace, creatura fra le creature. “Sono felice di vivere in modo semplice ed esemplare” scriveva Marina Cvetaeva ormai più di un secolo fa. È stupendo questo verso, e quanto è ormai stato sorpassato, schiacciato, triturato dai cingoli della storia e dell’avidità umana. Chi ora aspira a vivere in modo semplice ed esemplare? Forse solo la “gente perbene” che descrivi accanto a te e a tuo figlio in un ristorante, “ma quella vera” quella che “Mentre il mondo va a fuoco, loro / testimoniano che tutto ha ancora un senso”, non certo la “bella gente” volgare e spaccona che siamo abituati a trovarci accanto nei musei, nei ristoranti, nelle stazioni, quella che salta la fila, fotografa i piatti col telefonino, si fa i selfie con lo spritz in mano, quella che certifica coi suoi atti e con le sue parole, il disfacimento di una civiltà. [...] “Per noi è un patto fermo / trattenere l’inferno”, lo stai trattenendo, caro Riccardo, col tuo esempio di uomo, di poeta, di padre, di amico. Questa tua raccolta è proprio una brezza rigenerante, una benedizione in forma di parole. In questo sta la tua difesa, che è la nostra, il fragile baluardo di due pagine bianche da opporre alla prepotenza imperante. In questo sta la “concreta gentilezza” del tuo sguardo e dei tuoi versi. In questo un’utopia che è “solo” uno splendido esempio.

Da Santa brezza (puntoacapo editrice 2026)

Istruzioni

                     per Alberto, che cresce ed è fiore

In ogni tuo gesto
comportati come una repubblica gentile.
È nel sorriso
la roccia più ferma, non temere.
Nel viaggio che farai contano i saluti,
ad ogni angolo, ogni bar
le mani strette che vedrai, e
gli occhi – soprattutto gli occhi – ti
saranno guida.
Io per me ho già scelto un posto
che non posso dire,
da cui saprò sempre vederti. Ma ora vai, fai
Rivoluzione – di tua repubblica gentile.

*

Dal fondo addomesticante dei forni
viene la stretta,
e affila questo rasoio, mio
coltello sempre scomodo in tasca,
come l’arma nera che tenevo
sottogiubba
quando tu non eri ancora venuta.
E viene come vieni tu,
nello specchio della vecchia pentola gialla.
La stessa da mille anni la stessa
tra mille.

*

Ora io – gatto dell’Attica –
mi trovo in una mattina sola
a reggere tutto il dolore degli uomini.
Scendendo queste stradine – lentamente, gattamente –
tra il selciato sotto Acropoli
che mi ha nato,
a ogni piccolo incrocio
svicolando guardarli
– la mia grazia a loro sconosciuta,
la loro cecità avvilente –
in pochi millenari minuti
la mia discesa
viene davanti al mare
– e annuso, chiedo:
Perché non possono – non possiamo – essere tutti Uno?

*

Primo maggio

Volevo stare in piazza
per manifestare, ma
sono arrivato tardi, come
da tutta la vita a questa parte.
Ora leggo le poesie di Porta (Yellow), ma
non mi sento in colpa.
Leggo, e provo il desiderio
di continuare a vivere.
E mi rendo conto
che molto volentieri esploderei
per una giusta causa,
se non ci fossero mio figlio, mia moglie
e il ricatto del salario.

*

“con questa ressa nel cuore”
(Mario Luzi, E il lupo)

Il lupo è un animale fedele,
capace di guaìre notti intatte e inascoltate
ma convinto,
soffrire Certo – anche per amore –
dilaniare carni in causa e piangere durante,
respirare l’aria fatta sangue
e non prendere più sonno.
Il lupo sente tutto il polmone nella corsa,
il terreno prendere l’appoggio sulle belle zampe,
il ventre atterrarsi aggioiato sul cumulo di neve
e tra il fiato attendere compagni.
Il lupo è un animale sociale – lo si sa – ma
niente peggio di quei documentari sopra i lupi
fatti di leggi distinzioni regole del branco; un lupo è
altro:
silenzio, amore, zampe.

*

Riccardo Olivieri, nato a Sanremo nel 1969, dopo l’Università ha lavorato tre anni in Piemonte, poi ha vissuto in Lussemburgo e in America Latina. È rientrato a Torino nel 2000, vive e lavora come ricercatore di marketing. Ha pubblicato: Diario di Knokke, segnalata al Premio Montale 2002; Il risultato d’azienda (pref. di Stefano Verdino, Passigli 2006); Difesa dei sensibili (Pref. di Davide Rondoni, nota di Massimo Morasso, ivi 2012); A quale ritmo, per quale regnante (Presentazione di Giuseppe Conte, finalista al Premio Firenze 2017 e vincitore del Premio Cesare Pavese 2018 per la poesia edita); Diario di Knokke (II edizione puntoacapo 2020, prefazione di Daniele Mencarelli); Restare vivi (Passigli 2023, Prefazione di Claudio Damiani, Premio Il Meleto di Guido Gozzano 2023). La silloge Santa Brezza è una delle quattro segnalate al Premio Gozzano – Sezione Inediti. Ha inoltre vinto il Premio Dario Bellezza 2001 e il Premio Lerici Pea – Sezione Poesia Inedita (2013).
È presente in Poesia a Torino. Cent’anni e quaranta volti, a cura di A. Rienzi, puntoacapo, 2024.

(A cura di Silvia Rosa)