Dalla nota dell’autrice
La raccolta Cristallo blindato parla di un dolore familiare, intimo; è una storia narrata a più voci e per frammenti privati, eppure uno dei motivi per richiederne la sua pubblicazione è stato il desiderio di dare voce a qualcosa di più grande, di pubblico. Nei testi compare, senza essere nominato espressamente, se non nella sezione La chiave, il Prof. Enrico Madon, che è stato ordinario di pediatria oncoematologica, fondatore del Centro di Oncoematologia Pediatrica dell’Ospedale Infantile Regina Margherita di Torino e co-fondatore dell’AIEOP, l’Associazione Italiana di Ematologia e Oncologia Pediatrica. Pubblicare questi versi, dunque, è un modo per diffondere la narrazione di una realtà importante e virtuosa, di una vicenda poco conosciuta, eppure saldamente incastonata nella storia di Torino, la mia città.
Da Cristallo blindato (La Vita Felice 2025)
Un padre.
La porta richiusa alle spalle
un’ombra nel buio, all’ingresso.
Immobile.
Lui sa, adesso.
La fine del giorno
la fine di un giorno qualunque
la fine di qualunque giorno
normale.
Pomeriggio, divano
ripassare chimica.
Forse domani
interroga.
Forse.
Domani.
Oggi
le parole di carta
sono segni scuri
di nessuna importanza
indistinti – inutili
nella poca luce
della stanza.
[...]
Un uomo in camice bianco
la madre di Cristo nel nome
Sedete, vi spiego l’orrore
vi spiego
che il sangue di un figlio
può anche impazzire
produrre
corpuscoli bianchi che fanno…
(non dire
non dire
non dire:
quel verbo)
che fanno… ammalare
(adesso è il momento
continua a parlare
rimani pacato – composto
se taci
il silenzio potrebbe ammazzarli
sul posto).
Sappiate – comunque – sappiate:
possiamo curare.
Un uomo in camice bianco
il calice è nero
e lui non lo può allontanare
la madre di Cristo nel nome
nel nome del padre, del figlio
e di Enrico:
Possiamo curare,
vi dico.
[...]
A casa, intanto, lei aspetta.
Due minuti – ieri sera
nel corridoio dell’ospedale
vedere la testolina
spuntare
la porta socchiusa
il gesto coraggioso, illegale
(nel reparto non lasciano entrare
nessuno)
il bambino la cerca
il bambino la vuole incontrare
(almeno con gli occhi)
l’altra parte di due.
Quattro giorni e non dicono niente
il reparto è un reparto normale
il passaggio dal limbo
all’inferno deve ancora arrivare.
Il traghetto – Caronte vestito di bianco – domani.
[...]
Quinto piano. Il nuovo reparto
trabocca di luce, di colore
il nome del bianco professore
sul vetro dell’ingresso:
impossibile non sapere
adesso.
Eppure lei non sa.
Un biglietto stropicciato
il numero della vicina
che dica al padre
dove andarli a cercare.
[...]
A lei lo hanno messo
vicino
nel giorno più nero
in quello che
forse è questione di mesi
– l’ha detto Caronte
che forse non basta schiacciare
pastiglie in fondo a un bicchiere
non basta piegare le schiene
offrire di nuovo l’agnello
spogliarlo
non basta spolpare il midollo
se ancora
qualcosa non torna
se un camice curvo
– due occhi mai stanchi
sospira
facendo la conta
dei rossi e dei bianchi.
A lei.
Pomeriggio d’agosto.
Nel corso assolato
dal nome francese
non passa nessuno.
Deserto.
Così le hanno detto
di andare con lui
a camminare.
Ha male alle gambe
va piano
ha male alle braccia
fai piano
un piccolo tratto di strada
infinito
un piccolo corpo contratto
sfinito.
[...]
*
[...] In Italia i primi passi verso lo studio e la cura in forma associata dei tumori dei bambini sono stati mossi nel 1971, quando Enrico Madon, insieme ad alcuni colleghi, ha sottoscritto un primo protocollo per il trattamento delle leucemie acute. Negli anni successivi alcuni pediatri interessati all’ematologia infantile, fra i quali lo stesso Madon, hanno iniziato a sviluppare protocolli comuni di ricerca e terapia, a partecipare a congressi annuali e a elaborare un proprio statuto, fino alla costituzione dell’aieop nel 1981. Enrico Madon non si è limitato a dedicarsi allo studio delle leucemie infantili, ma si è preoccupato anche, concretamente, di tutte le persone coinvolte: dei bambini malati di cancro, intuendo la loro necessità di essere curati all’interno di reparti dedicati (anziché in quelli di pediatria generale) e dei loro familiari, altrettanto bisognosi di attenzioni, in un momento tanto difficile della loro vita.[...]
*
Caterina Zammuto, torinese, è poeta e viaggiatrice a pedali. Organizza eventi e gruppi di lettura nell’ambito del progetto di divulgazione “Tinello Poetico”; curiosa frequentatrice della poesia orale (spoken word poetry), partecipa a gare di poesia ad alta voce (poetry slam). Si è classificata al secondo posto al premio “Il bicicletterario” (2018) con la poesia Il destriero, dedicata al suo compagno di viaggio a due ruote; è risultata finalista al premio letterario “Per le antiche vie” (edizione 2019-2020) con il racconto Friuli. Pedalare la poesia, storia di un viaggio a pedali sulle orme dei poeti contemporanei del Friuli-Venezia Giulia. Un suo racconto è stato pubblicato, nel 2023, nella raccolta collettiva Storie d’Altri. Cristallo blindato è la sua opera prima in poesia.
(A cura di Silvia Rosa)


