Dalla Motivazione dell’11^ edizione del premio nazionale editoriale di poesia “Arcipelago itaca”. Raccolta inedita vincitrice – Non Opera prima di Carlo Giacobbi
Sulla terra rotta – silloge di Antonella Sica – si articola in due sezioni: Il suo nome rimasto sotto e Fermo immagine. In entrambi i casi, il tema indagato, quello della guerra a Gaza – che tuttavia assurge a paradigma universale di ogni conflitto bellico – si dà per frammenti e per immagini che il dettato poetico s’incarica di raccogliere, di esporre nella loro cruda fattualità. Ciò è particolarmente evidente nella prima parte (Il suo nome rimasto sotto) dove l’io-lirico, che assume il focus dell’osservatore, registra i dettagli di quanto sembra svolgersi sotto i suoi occhi: «i piedini, le mani» che saltano, le «case / frantumate», i «recipienti di fortuna», il «salotto sventrato», «il gioco interrotto». L’esposizione della drammaticità dei fatti diviene strumento di risveglio di una coscienza, specie occidentale, che, come si legge nella seconda parte dell’opera (Fermo immagine), si crede lontana dal conflitto («dall’altra parte del mondo»), ove la percezione della tragedia è anestetizzata, distratta dal joypad che vibra, dalla «minestra (…) sul tavolo», dai «cellulari carichi», o dalle pagine della «cronaca sportiva». Con un dettato piano piano, che fa uso di misure versali brevi, ridotte all’essenzialità d’una pronuncia spesso epigrammatica e ad alta densità semantica, Antonella Sica ci consegna un’opera ascrivibile alla categoria della poesia civile, monito per noi tutti, spesso complici, con il nostro silenzio, dell’orrore che si consuma in ciò che situiamo altrove, spesso in un narrato che confiniamo nei libri di storia, nelle pagine, come scrive la poetessa, «da sottolineare».
Da Sulla terra rotta (Arcipelago Itaca 2026), in copertina e all’interno del volume disegni di Attilio Zinnari
Lo tiene come una culla
sussurra parole d’amore
al corpo scorticato
sistema una scarpa sgangherata
come prima, quando andava a scuola.
Deposta sul sacco aperto
indossa pantaloni rosa
che fanno chiasso sulla polvere
il padre piegato non si muove
non respira
tre uomini lo spostano piano
chiudono il sacco come un dono
*
Azzurra dondola l’altalena
il volo trattenuto
da sacchi di trincea
non ricorda la guerra
la spinta che muove
il vestito fiorito
si gonfia nella luce
le risate tra bambine
contagiano la polvere
disobbediscono alla paura.
*
Un palazzo trattiene
il tramonto tra le vertebre
spogliato dalle bombe
resiste all’inferno
del giorno in piena.
*
Sfugge alla lingua
un frammento tenace di cibo
tra i denti, un tormento
dallo schermo
una sirena antiaerea
trascina tremori
lungo i vetri
un fastidio da niente
che non vuole andare via.
Nel flusso di notizie
voci gonfie d’acqua
i bambini
camminano sulla faglia
che divide lo sguardo
ogni giorno più piccoli
più lontani.
*
Antonella Sica, genovese, laureata in Lettere Moderne, è regista e manager culturale nel settore audiovisivo e cinematografico. Ha pubblicato Fragile al mondo (Prospero Editore, 2015), La memoria nel corpo (Rayuela Edizioni, 2018), L’ira notturna di Penelope (Prospero Editore, 2022) e Corpi estranei (Arcipelago itaca, 2025), con cui ha vinto il Premio “InediTO – Colline di Torino”. È presente nelle antologie Singolare, molteplice (Puntoacapo, 2022) e Settimo repertorio di poesia italiana contemporanea (Arcipelago itaca, 2023). Suoi testi sono stati selezionati e premiati in diversi festival e pubblicati su riviste e blog letterari.
(A cura di Silvia Rosa)


