Le armi di Gesù

Filippo Memmi San Pietro taglia l'orecchio di Malco San Gimignano Santa Maria Assunta

Filippo Memmi San Pietro taglia l’orecchio di Malco San Gimignano Santa Maria Assunta

PAOLO LAMBERTI

Da quando i papi hanno perso lo stato, con le connesse necessità militari, hanno predicato un Gesù pacifico se non pacifista; invece i patriarchi di Mosca hanno regolarmente benedetto le armate russe, fossero bianche o rosse, mentre l’attuale pastora della Casa bianca considera Trump secondo solo a Gesù: e sono cristiani pure loro.
I papi in realtà seguono le tracce degli autori del Nuovo Testamento; limitandosi ai testi canonici, e soprattutto a Vangeli ed Atti, chi ha redatto i testi lo ha fatto nei decenni successivi alla rivolta ebraica del 66 d.C., quando indugiare su un profeta ebreo apocalittico che secondo l’uso alludeva tranquillamente ad armi e guerre, pur probabilmente solo a livello verbale, non sembrava particolarmente adatto per convertire il mondo greco-romano.
Non che la rivolta ebraica sia stata poi così drammatica per Roma, che tra il 69 e il 70 deve affrontare la rivolta batava di Giulio Civile, che impegna il doppio delle legioni impegnate in Giudea; in fondo la guerra giudaica a Roma era ricordata soprattutto per aver offerto a Vespasiano l’occasione dell’impero, e per offrire a Tito una vittoria illustre che lo legittimasse a succedere al padre.
I testi più antichi del NT, precedenti alla rivolta, sono le lettere (autentiche) di Paolo, che non a caso è stato rappresentato per millenni con una spada lucida e aguta (Purg. XXIX, 140 da Ezech. 21,15 spada aguzza e affilata, aguzza per scannare, affilata per lampeggiare!) e che non si dimostra particolarmente irenico né prima né dopo la conversione. Mentre l’ultimo libro entrato nel NT, l’Apocalissi, è non solo bellicoso ma bellicista, un predecessore del Signore degli Anelli.
Tracce però di una certa familiarità di Gesù con le armi si ritrovano comunque nei Vangeli. Un primo esempio è Luca 22,36-38 in cui Gesù dice: «chi non ha spada, venda il mantello e ne compri una. […] 38 Ed essi dissero: «Signore, ecco qui due spade» Ma egli rispose «Basta!» (trad. CEI 2008 come altrove). In greco la spada è μάχαιρα: non è detto che sia usato tecnicamente, ma di norma indica le spade lievemente curve, antenate della sciabola e della scimitarra, diffuse in Oriente. La risposta di Gesù è ambigua, la traduzione CEI sembra indicare un rifiuto grazie al punto esclamativo, ma in greco è Ἱκανόν ἐστιν, che si traduce con “basta” nel senso di “è sufficiente”; infatti la Vulgata traduce “Satis est”. Il passo verrà poi utilizzato da Bonifacio VIII nella bolla Unam Sanctam per rivendicare l’autorità pontificia sia nello spirituale che nel temporale.
Tenendo conto che appunto i Vangeli sono impegnati nel rendere un Gesù pacifico e non antiromano, è piuttosto difficile che la frase sia stata inventata, è molto più probabile che risalga a Cristo e fosse troppo nota per essere cancellata. Del resto il capitolo di Luca continua con l’arresto di Gesù e con l’episodio del ferimento del servo del sommo sacerdote, identificato in Giovanni con il nome di Malco. Il testo dice (Luca 22, 49-51): «Allora quelli che erano con lui, vedendo ciò che stava per accadere, dissero: “Signore, dobbiamo colpire con la spada?”. E uno di loro colpì il servo del sommo sacerdote e gli staccò l’orecchio destro. Ma Gesù intervenne dicendo: “Lasciate! Basta così!”. E, toccandogli l’orecchio, lo guarì.». Qui compare sempre la μάχαιρα (εἰ πατάξομεν ἐν μαχαίρῃ), ma Gesù blocca l’apostolo, innominato nei sinottici, solo Giovanni lo chiama Pietro; qui il greco non è ambiguo nel fermarlo, Ἐᾶτε ἕως τούτου,traducibile anche con “lasciate fino a questo”, ovvero fermatevi a questo punto. Matteo aggiunge una frase particolare: «O credi che io non possa pregare il Padre mio, che metterebbe subito a mia disposizione più di dodici legioni di angeli?» (Mt. 26,53); essa rivela una certa conoscenza del sistema militare romano, infatti usa il latinismo tecnico λεγιῶνας; più di dodici può rimandare al solito 12 delle tribù di Israele e degli apostoli, ma è più del triplo delle 4 legioni schierate in Siria, con un rapporto di più di tre a uno che Clausewitz e la dottrina militare moderna avrebbero approvato per gli attaccanti.
E Matteo 10,34 scrive “sono venuto a portare non pace, ma spada”, οὐκ ἦλθον βαλεῖν εἰρήνην ἀλλὰ μάχαιραν, di nuovo lo stesso termine, quello che usa anche Paolo tre volte. Romani 13:4 “il magistrato […] non porta la spada invano, οὐ γὰρ εἰκῇ τὴν μάχαιραν φορεῖ. Efesini 6:17 “la spada dello Spirito καὶ τὴν μάχαιραν τοῦ πνεύματος”. Ebrei 4:12 Perché la parola di Dio è […] più affilata di qualunque spada a due tagli ὑπὲρ πᾶσαν μάχαιραν δίστομον”. Anche se la lettera agli Ebrei e quasi certamente quella agli Efesini sono pseudoepigrafe, il termine è consueto nei testi più antichi, mentre la più tarda Apocalisse usa ῥομφαία δίστομος ὀξεῖα per indicare “una spada affilata, a due tagli”, arma di origine tracia.
Altro aspetto significativo sono le modalità della cattura di Gesù. Qui i sinottici sono quasi in accordo, Marco e Matteo parlano di una “gran folla con spade e bastoni”, Luca si limita alla folla. Giovanni invece amplifica la forza inviata a catturare Gesù, parla di servi (ὑπηρέτας) dei sommi sacerdoti e dei Farisei e addirittura di una σπεῖραν, termine che tecnicamente non indica una coorte, come è spesso tradotto, ma un manipolo, ovvero due centurie; se inviare l’equivalente di un battaglione appare esagerato, anche due centurie, più di un centinaio di uomini, appare decisamente inquietante.
In realtà, al di fuori dei Vangeli, non si sa come sia avvenuta la cattura di Gesù; nei sinottici compare una frase di Cristo che rimprovera i catturatori di non averlo preso nel Tempio, in cui era ogni giorno; excusatio non petita, magari la frase copre quanto avvenuto nella realtà. Però quello che richiede una riflessione è il rimprovero di essere venuti in “gran folla con spade e bastoni”. Se si accetta una corrispondenza storica ai testi, viene da chiedersi perché per un arresto serale, in luogo isolato, per fermare un uomo solo accompagnato da pochi seguaci, si sia sentito il bisogno di uno spiegamento di forze così ampio (per non parlare di Giovanni, che fa pensare ad una massiccia operazione militare). O le autorità volevano dare un esempio con un intimidente spiegamento di armati, ma visto che l’arresto avviene lontano dalla città in ore notturne appare ipotesi improbabile. Oppure Pilato e/o i sommi sacerdoti sapevano di dover affrontare una situazione potenzialmente pericolosa: come appunto avviene con una resistenza che rimane testimoniata dal taglio dell’orecchio, seguita però da una fuga generale.
A spiegare l’allarme delle autorità è un altro passo dei Vangeli, la cacciata dei mercanti dal Tempio, che i Vangeli inseriscono tra l’entrata a Gerusalemme e l’arresto: l’ingresso accompagnato dalla folla appare preoccupante agli occhi del prefetto e dei sacerdoti del Tempio, poiché un discendente di David entra a Gerusalemme su un’asina, come David, inscenando la scelta della città come capitale di un regno indipendente: e lo fa nei giorni di Pasqua, il momento delicato in cui la città è piena di fedeli, carica di tensione e pronta ad esplodere per ragioni religiose. I sinottici inseriscono la cacciata dei mercanti il giorno stesso o quello successivo, mentre Giovanni lo pone all’inizio del ministero; essendo un avvenimento di carattere violento, è possibile che l’ultimo evangelista abbia cercato di depotenziarlo staccandolo dalla crocifissione.
La tradizione ha consacrato la cacciata dei mercanti dal Tempio come discrimine tra ciò che è religioso e ciò che è mondano: l’esigenza di purezza dei luoghi sacri ritorna regolarmente in ogni riformatore, si veda l’iconoclastia bizantina o quella protestante.
La stranezza è nel modo narrato: Gesù da solo entra nel cortile esterno del Tempio (non nel Tempio vero e proprio) e caccia non solo venditori di animali, ma anche i cambiavalute. Il tutto avviene in presenza di una folla di fedeli noti per fanatismo, guardie, sacerdoti e servi del Tempio, nonché i mercanti stessi, presumibilmente poco inclini a veder rotolare le loro monete; e appena fuori dal nucleo del Tempio, tanto fortificato che le truppe d’assalto romane nel 70 dovranno incendiarlo per prenderlo; a pochi metri dalla Fortezza Antonia, con una guarnigione romana rinforzata. L’impressione è invece che si sia trattato di una dimostrazione fatta in gruppo e con una certa forza.
Oltretutto cambiavalute e venditori di piccoli animali erano necessari per fornire animali per il sacrificio e monete aniconiche agli Ebrei giunti da lontano, che ne necessitavano per compiere il sacrificio: fatto che doveva essere ben noto a Gesù che il Tempio frequentava regolarmente.
Forse Pilato e il Sinedrio conoscevano Gesù meglio dei Cristiani.