
Dalla prefazione di Marvi del Pozzo
[...] È un libro d’amore: si evince immediatamente dal titolo, Ho amato altrove, dove l’avverbio di luogo non è solo di luogo in senso letterale, ma comprende tempo, circostanze, occasioni, che forse rendevano quest’amore arduo, difficoltoso, doloroso per tutti. Forse non era il caso di dargli spazio nell’anima e nel corpo, ma nel mezzo del cammin di nostra vita certi moti sono irrefrenabili, perché irripetibili nell’esistenza, e gli amanti capiscono di giocarsi una felicità, una pienezza, una totalità di sentire, che forse non si troverà mai più. In quell’altrove c’è tutta la consapevolezza e tutta la totalità appunto di intelligenza e di cuore. Ci sono scelte dolorose ma irrinunciabili. Salvatore ce le enuncia già nel titolo. Ma la passione nuova prende posto e non diverge nel mondo sentimentale già esistente del protagonista: l’amore ha molte facce che devono comporsi in armonia e una figura determinante, che ritorna e accompagna quasi come viatico il vivere del nuovo amore, è il ricordo sempre presente dell’amatissimo padre scomparso. Padre e nuovo amore, due aspetti totalizzanti ugualmente pilastri nella vita dell’autore, ma sempre miscuglio di felicità e mancanza, di realizzazione e di abbandono, perché le cose più belle della vita mescolano in sé senso di onnipotenza e di sconforto insieme, di piacere e di dolore. [...] Nella storia di Salvatore, attraverso brevi poesie incentrate su piccoli fatti quotidiani, ma su grandi, profondi sentimenti, si snoda quindi la vicenda universale dell’uomo, ragion per cui non colpisce questa raccolta per essere in fondo autoreferenziale – nel senso che è riferita a due singole persone con nome e cognome – ma si snoda invece in questa vicenda la storia di un’idea d’amore, quella che ha permesso al mondo migliore di credere in valori positivi e di portarli avanti ad ogni costo nei secoli dei secoli. Ho accennato in precedenza alla forma espositiva: attuale, sintetica, ma comunicativa al massimo. Una trasmissione di contenuto, che si fa poesia a ogni verso, tanto che il lettore, nella sua mente, a ogni verso aggiunge qualcosa di suo, della sua vita, dei suoi pensieri: rende il testo cosa propria, tale è la forza narrativa, la suggestione che ne promana. [...]
Da Ho amato altrove. 55 poesie per un tempo che resta (La Vita Felice 2026)
I medici dichiararono matto
mio padre quando alla domanda
«Con chi vive lei?» rispose:
«Con mamma»
senza sapere
che mio padre prese a chiamare
mamma
il suo amore
dopo che nacqui io
*
Speranza
Settimane
a dormire di taglio
a prestare il fianco
al dolore
che affonda
la carne
che distrae
il sonno
mentre infonde
tuttavia
profondo
il volerti
abitare
ovunque
ché se potessimo
baciarci
sarebbe il tempo
a fermarsi
*
Déjà vu
Hanno il suono
dei rovi
che carambolano
giù dalla scogliera
i tuoi silenzi
Afferrano e percorrono
il litorale di questo mare
azzurro che oltre confine
attraversi alla guida
di un’auto non tua
su chilometri di andate
e ritorni senza meta
dove non c’è posto
per me neanche
sui sedili posteriori
di questo tuo bipolare
déjà vu
*
Nel sole di Iaşi
Nel sole di Iaşi
ho cominciato a chiamare casa
il suono
dell’Oriente
ad abitare lo sguardo
prima del confine
che separa chi ancora
non crede al calore
che si irradia ai primi
battiti dell’alba.
Amiamo così
di fronte a finestre senza tende
aperte all’arredo
di chi chiude le proprie gelosie
e spia tra le luci delle imposte
*
Trasloco
Saranno l’ultime cose che porterò
via
Minuti e secondi smontati
sui mobili in cucina
Fra rubinetti d’acqua chiusi
il gas che non riscalda più
avrò spento il frigorifero
Varcherò la camera da letto
vuota ancora come il primo giorno
in cui vi entrai
buio e disadorno
camminerò il salone
insonne come le mie notti
trascorse sul divano
a scegliere quale libro
potesse dire
d’ogni inquietudine
Salirò le scale che mi portano
agli spigoli
della mansarda
per immergermi di lacrime
con i lucernari aperti al vento
nella pazienza degli oggetti
Ridiscenderò le scale
riporrò l’ordine dei pensieri
in mille scatoloni
e dopo aver consegnato
le chiavi di
via Gubbio 103
a chi l’abiterà dopo di me
riordinerò in fine il tempo
nuovo
sull’orologio da taschino
di mio padre
*
Salvatore Sblando nasce nel 1970 a Torino, dove risiede e lavora in qualità di dipendente della locale azienda di trasporti.
Attivo nel panorama letterario torinese, è stato fra i curatori di diversi festival letterari. Nel 2015 inaugura “Aperipo-Etica”, rassegna di cultura, poesia e letteratura contemporanea.
Nel 2016 fonda l’Associazione culturale “Periferia Letteraria” (www.periferialetteraria.org). Ha pubblicato le raccolte poetiche “Due granelli nella clessidra” (LietoColle 2009) giunta alla seconda edizione, “Ogni volta che pronuncio te” (La Vita Felice 2014) con prefazione di Davide Rondoni, “Lo strano diario di un tramviere” (La Vita Felice 2020). È ideatore e curatore insieme a Salvatore Contessini del progetto antologico e poetico “Dalla stessa parte – Uomini contro la violenza sulle donne” (La Vita Felice 2021). Nel 2023 inaugura la Casa della Poesia Torino, all’interno dei locali di Via Dego 6. Cura un proprio LIT(tle)-blog dove è solito ospitare le migliori e promettenti voci del panorama poetico italiano (www.larosainpiu.org).
(A cura di Silvia Rosa)

