Buio di bianca luce di Mattia Cattaneo

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Dalla prefazione di Maria Concetta Giorgi

[...] Il poeta racconta la fragilità e il faticoso percorso di una gravidanza che giunge al parto prima del tempo stabilito. Tutto avviene in un’attesa apparentemente buia che toglie il fiato, la speranza “in una notizia sempre migliore” ha l’odore dell’autunno che arriva, mentre l’inverno giunge in silenzio con le sue bianche nebbie. Bianchi sono i pensieri, quasi a voler annullare il loro profondo e doloroso significato; afferma il poeta: “i miei pensieri bianchi/ sono la penombra/ dei mattini di novembre…”. Aspettare un figlio è imparare a modificare la propria individualità per entrare a far parte di un mondo nuovo, un universo complesso che permea tutta la persona.[...] La scansione temporale delle poesie non è lineare, nella lettura si viaggia tra anticipazione e retrospezione, seguiamo l’autore attraverso gli spostamenti avanti e indietro nel tempo. A volte è un tempo che non passa, che immobilizza, ghiaccia i movimenti, la solitudine e la preoccupazione, prendono il sopravvento, occorre una fiducia antica: “il tempo è dove/ iniziano le stelle/ venute da un’altra terra”. Il senso di spiritualità, nella sua consapevolezza, si estende alla natura non solo come ambiente fisico ovvero piante e animali, ma anche come una forza in movimento che plasma l’esistenza umana e spirituale. [...]

Dalla Postfazione di Enrico Marià

Nella cromia di una nascita. Nel suo sentimento di sensazioni. In questo Cattaneo ci scaraventa. Sì, perché la scelta di essere padre, e chi lo scrive mai lo sarà, non permette la mezza misura. Dare vita a una vita. Essere in quel mistero. E farne poesia. Farne la lirica del “miracolo”, della “via giusta” della “soglia”. Il “gradino bianco” di “Un grido muto”. Così un pomeriggio di ottobre cambia ogni cosa. E per farne poetica voce l’autore si offre alla totale nudità del sentire, interrogandolo, chiedendo le parole giuste ed osando, nel sublime, la non retorica, la trappola della felicità, dell’amore assolutistico. Qui troviamo le stagioni delle metamorfosi dell’uomo che, in un breve, si fa genitore e, da subito, impotente padre perché qualcosa mette a rischio l’esistenza del figlio. In questo modo, è ogni istante a farsi travaglio e parto. Ogni momento ridiventa nascita. Ogni secondo in più muta tutto in irrimediabile vita. [...] I dettagli materiali sono pochi e non importanti. Cattaneo ci fornisce le coordinate in “dimissioni” e “degenza neonatale” per dare argini materici ad un nucleo narrativo che è prettamente sensoriale, sfidando, in questo modo, il sentire nel suo stesso campo. Il testa a testa con ciò che si sente, infatti, è sempre in perdita. E se ne accetta la sconfitta. Perché la posta in palio è molto più alta. In gioco vi è il fondamento di tutto, che è la testimonianza. Testimoniare chi, cosa e come accade è fare poesia. E fare poesia è, anche, non tradire e dirsi e dire tutti. E Cattaneo, ne abbiamo tra le mani la prova, è un testimone. Un testimone di quelli che rende meno impossibile il vero. E, quindi, l’esistere. Scorgendo le avvisaglie di un vivere ancora.

Da Buio di bianca luce (self-publishing 2026)

Il miracolo
è un corridoio rivestito di giallo
in cui guardare
l’orologio di corsia

all’andata e al ritorno
sperando in una notizia sempre migliore
sfilarsi il camice verde
allargare le braccia alla notte
con le tue mani
scolpite negli occhi

*

Dove trova spazio la vita
nasce la luce
in quel vuoto
che proteggiamo

si espande

tra le fessure
e diventa orma e segno

quegli occhi
così fissi, così vivi
cancellano le ombre.

*

Un intreccio di foglie
la carezza è
edera sul respiro

alle mie spalle
il cinguettio di uccellini
hanno liberato lo sguardo

quando tutto è cominciato
era inerte l’aria
c’erano silenzi dentro un viso

abbiamo visto

quanto male faceva
non poterci chiamare mamma e papà.

*

È accaduto:
chiudo gli occhi
con la forza del niente

oscillo,
tentenno,
ma ci sono intere colline
di occhi davanti alla tua incubatrice

c’è un assaggio d’inverno
più denso tra i petali sfioriti all’entrata:
aspettiamo
che la pioggia ridoni vita all’aria

o quel buio
di bianca luce.

*

È quasi natale
e ancora non torni
ghirlande e luci sulle vetrine
ma il vento sa di te

e tocca ogni luogo in cui vorremmo portarti
per viverti
vegliare le gocce di latte
che scivolano dalla tua fine bocca:

essere l’alba che ti attende.

*

Adesso che viene il gelo
un uomo affacciato alla finestra
non sa più dove andare

la mia mano toglie all’aria
quanto la tua mancanza tra le mura di casa
nell’attesa resto

come il mare
aspetta l’onda della prima luce.

*

Mattia Cattaneo abita a Treviolo (BG) ed è laureato in Scienze della comunicazione. Lavora come assistente educatore presso una cooperativa. Dal 2019 è cofondatore insieme a Carlo Arrigoni dell’associazione culturale “Architetti delle Parole”. Ha pubblicato alcuni libri di poesia e tre romanzi. Gestisce il gruppo FB “Circolare Poesia” e la trasmissione radiofonica omonima, con l’obiettivo di diffondere poesia.

(A cura di Silvia Rosa)