Terra Nullius di Doris Emilia Bragagnini

cop-nl25-terra-nullius-web

Dalla presentazione di Laura Caccia

Terra nullius: la terra di nessuno. La terra dell’assenza e del vuoto. Dell’in conscio e dell’abbandono. E della libertà. Una terra interiore di «penombre esistenziali», di tenerezza e «vuotitudine». Che riesce a fare del sommerso un luogo da abitare. Dove la parola si muove sottoluce nel silenzio latente, nella claustrofonia del profondo. Con le sue concrezioni sotterranee che paiono generarsi per gocciolio ed evaporazione del dolore. Un sentire carsico, come la terra di appartenenza dell’autrice. E che, proprio nel farsi terra nullius, riesce a creare motivi di rinascita. Nei «silenzi premuti in doppia grafia». Tra la percezione di sé come «scivolata / scivolata via» e «tentazioni d’essere», nel bisogno di trovare forma e parole da far aderire al corpo, alla vita. Tra ‘l’es sere e il nulla’: quella possibilità ontologica, sartriana, del non-essere di gene rare il nulla, condizione insieme di negazione e di libertà. Nel mondo carsico sotterraneo, dove conservare la libertà e la forza di un «primo vagito». E dove, per questo «parto di sé», non può esservi che gestazione di parola. Una parola «liminale», nella sua bellezza sospesa. Che procede, simile al gocciolio nelle cavità carsiche, stilla dopo stilla. In un risuonare solo e continuo, come gli accordi tonali di Arvo Pärt, la sua musica tinnambulare, il suo minimali smo monodico. E monodia è il titolo di una poesia dell’opera, dove l’autrice si descrive come «una me che avanza / e arretra di ombra in ombra». Tutta la silloge si muove, in questo procedere e insieme arretrare, nel dare forma alla terra nullius. Ai versi che l’attraversano, in risalita dal fondo del silenzio o lasciati scivolare dalla gravità del dolore. Dove la parola, sotterranea, cerca una via per l’uscita, «una frase per tornare». Nella necessità di portare con sé, nel corpo e nella scrittura, il risuonare raccolto nel suo affondo esistenziale. Con una precisa invocazione: non tornare dall’oscuro senza eco. La parola di Doris Emilia Bragagnini esce più limpida dai suoi territori carsici per un nuovo, rarefatto, inizio. Come un «camminare sull’orlo di una battigia / che dissemina i passi delle sparizioni e le restituisce / purificate di una schiuma bianca imprecisa / gonfiata di niente». Si torna dalla sofferenza. Si torna dalle tenebre. E non si torna senza eco.

Da Terra Nullius (Anterem Edizioni 2026)

terra nullius

smessa la circospezione
il guado tentato d’arraffo leggero
la tela miniata dal ragno sorpreso
l’attraversamento infantile senza dare la mano

pare un richiamo l’insonnia notturna di pareri e dèi
sconfinati, tra anse e oggetti inanimati
nella luce che si accascia di soppiatto
come olio che risalga in superficie delle cose che non sono

estese le sembianze capaci di chinarsi
sono ciò che non si tocca e non è stabile
il nulla di ritorno senza più pretese da guarnire

*

l’austerità chiama piccole aperture
lumi spenti nelle vie squarci illuminati negli interni
sono metamorfosi inghiottite di frodo

la comunanza segreta la pulsazione animale
l’avvicinarsi che aggira annulla gli infissi
sfiora la tenda il vissuto radente
investe come un ossesso è giallo più dell’estate

il furto d’umano abitato una stola
stringe la schiena un’ala cicala
sfacciata gelata spezzata

la gravità lunare concede scorte di sobbalzi
innesca lo scrigno torace lucina battente
sfuoca il suo tempo il versare del senso
ricama il ricordo. è un’arma puntata alla tempia

si sciolgono significati come stecchi del shangai
averne uno almeno da tenere per mano

*

ho ucciso ogni agente perturbante
goticamente silenziato in soppressioni preventive
sto a finestre spente musiche accese
le penombre esistenziali flussate
sul diapason di un vetro che trema di rimbalzo
la verità di maniera l’orbita di sguardo
si fanno piane fino all’orizzonte
poi un precipitare di cascata, più non ricordo
non so non sono

*

si allentano le maglie
nodi ai lati del vuoto trama sul nero
una resa precisa

presto sarà Natale
scintillerò di luce come Emily diceva
lo farò a corrente saltata
lo saprò io sola non ci sarà l’incontro
di uno sguardo e nemmeno una risata
le nostre piccole futurità evocate orfane

ho allineato le magnetiche del frigo
sull’onda millimetrica del cuore
la caduta tra i post-it non è prevista
la forza tutta impressa nel resistere
cronometria del gelo polare quinto rigo
di gesso le note distanti di un gatto

*

determinismo verticale
del falco che t’incide il passo, lo svettare sulle circostanze
fermo sulle – punte – con la grazia di una ballerina di Doisneau
non ho più sentito il grido lo strappo di becco il varco
che mi sapeva togliere dal labbro
come un fiore reclinato sull’eterno, versato
goccia a goccia disanimata glossia all’orecchio del mondo
il dentro insaputo, il baleno di un cielo inciampato

*

Doris Emilia Bragagnini, nata in provincia di Udine dove tuttora risiede, è presente in riviste letterarie cartacee e online, antologie e poemetti collettivi, e in numerosi accreditati lit-blog. Co-curatrice di “Neobar”, redattrice nel “Giardino dei poeti”, sostiene la divulgazione poetica con note di lettura e prefazioni. Suoi testi sono stati tradotti in inglese, spagnolo e rumeno. Il suo libro d’esordio è Oltreverso (Zona 2012) prefazione di Augusto Benemeglio, seguito da Claustrofonia (Ladolfi 2018) prefazione di Plinio Perilli, postfazione di Laura Caccia, segnalato al Premio Lorenzo Montano (2019), segnalato al Premio Bologna in Lettere (2019), selezionato tra i finalisti al Premio Pagliarani 2019, segnalato al Premio Umbertide xxv Aprile (2020), nella rosa dei venti finalisti al Premio Rilke 2023. Finalista con Terra Nullius sezione – Una poesia inedita – al Premio Lorenzo Montano 2020. Finalista con “Shhhh” sezione – Una poesia inedita – al Bologna In Lettere 2021. Finalista con la poesia Apotema di al Premio Lorenzo Montano 2022. Segnalazione speciale per la silloge inedita “Terra Nullius” al Premio Lorenzo Montano 2023, seconda classificata al Premio Renato Giorgi 2023. Per Editura Cosmopoli, traduzione in lingua rumena di Alexandru Macadan, esce nel 2023 la plaquette bilingue Umbra Răsturnată/L’ombra rovesciata. Finalista con la silloge inedita Terra Nullius al Premio Lorenzo Montano 2024. Numerosi gli articoli rintracciabili in rete di autori e critici che si sono occupati della sua poesia. Il blog personale: inapparentecremisi.com

(A cura di Silvia Rosa)