Sotto il volo del Simorgh: l’Iran di ‘Attar tra misticismo e droni (II parte)

Palazzo Čehel-Sotun (Quaranta Colonne) a Ispahan, particolare di una parete a specchio

Palazzo Čehel-Sotun (Quaranta Colonne) a Ispahan, particolare di una parete a specchio

RAOUDHA GUEMARA
(testo della conferenza tenuta a Mondovì il 10-4-2026 sotto l’egida degli “Spigolatori”)

III. Il Messaggio Politico: Il Potere dell’Unità “Trenta Uccelli”

a)    Il gioco di parole: i Trenta Uccelli = Si-Morgh

Arriviamo al cuore politico e mistico di questo racconto. Alla fine del viaggio, delle migliaia di uccelli partiti, ne restano solo trenta uccelli stremati, feriti, senza piume.

b)    La lezione

Dopo essersi sfiniti in un viaggio, giungono davanti al palazzo del Simorgh. Non vedono nessuno. Non trovano un guerriero, né un giudice, né un leader politico. Essi trovano… uno specchio. E in quello specchio vedono se stessi. Si rendono conto che l’uccello mitico era loro stessi e che loro, i 30 uccelli erano, in realtà, un unico uccello. Lo specchio rivela loro la loro immagine : « Non cercate Simorgh, perché siamo tutti Simorgh ; egli è dentro ognuno di noi ». Scoprono che il re che stavano cercando non era fuori ma NEL loro riflesso condiviso.
Il colpo di scena: In persiano, SI significa ‘trenta’ e MORGH significa ‘uccelli’. Simorgh sono loro. Il Re che cercavano è la collettività che ha avuto il coraggio di camminare insieme.” È l’unione dei loro stessi sforzi e sacrifici. È il risultato di un cammino collettivo. Si tratta di una traversata collettiva che ha reso possibile la trasformazione collettiva.
Lezione oggi: In un momento in cui l’Iran è minacciato dall’esterno, l’allegoria di ‘Attar ci ricorda che la sovranità non risiede nei palazzi reali, ma nell’identità profonda di un popolo che si riconosce come un unico organismo. Attaccare l’Iran oggi non significa solo colpire obiettivi militari, ma cercare di spezzare questo ‘specchio’ millenario, specchio che riflette anche noi.

Legame con il Presente: L’Iran sotto attacco

Perché parlare oggi di una opera del XII secolo mentre in Iran cadono le bombe ?
Ne parlo perché la propaganda bellica, sia americana che israeliana, tende a deumanizzare l’avversario. In marzo, da Brussell, una Upupa Europea si esprime pure lei in una conferenza. Parla in nome della responsabilità dell’Occidente per salvare il mondo dall’Iran. Promette la libertà a un paese guidato dei mollahs e i diritti alle donne che vivono sotto il giogo del velo. Allora si’ per le sanzioni e per l’aggressione giustificata. Ma la libertà di cui si parla e che si concepisce per l’Iran non è solo una nuova gabbia atlantica ?
Ridurre l’Iran a un ‘regime’ rivela la non conoscenza palese della realtà iraniana. L’Iran è la terra dove i tassisti citano ‘Attar a memoria e dove i mausolei dei poeti sono giardini lussuosi dove le famiglie si ritrovano durante il week end e cantano ai loro figli i versi di ‘Attar, Rumi, Omar el Khayyam, Hafez di Shiraz e tanti altri. Nelle università iraniane, le femmine rappresentano il 60% degli studenti e il 70% dei diplomati in scienze pure, ingenieria e tecnologia.
In Iran, l’identità si manifesta come resistenza. Questo sentimento unisce la richiesta di libertà politica a una forte identità culturale. Questa particolarità ci spiega come per un iraniano oggi, ‘Attar rappresenti una « fortezza interiore ». Mentre le infrastrutture energetiche vengono colpite, la cultura sufi insegna che la vera forza risiede nell’unità (Tawhid) e nella capacità di trascendere l’ego nazionale o individuale.
La pace interiore si rivela allora come atto politico :
‘Attar insegna il Tawhid, l’Unità.  Se tutto è uno, la guerra è un suicidio collettivo. Gli Stati Uniti e Israele colpiscono la ‘scocca’ del Paese, ma la ‘scienza del cuore’ di ‘Attar suggerisce che la vera resistenza è non diventare come l’aggressore. Non perdere la propria luce nel buio del conflitto.
Il paradosso : « Mentre l’Occidente esporta democrazia con i caccia, ‘Attar propone una democrazia dello spirito : nessuno è re se non siamo tutti re. »

 
L’Aneddoto sulla morte del Saggio: Il Silenzio del Saggio

C’è un racconto, sospeso tra storia e leggenda, sulla fine di ‘Attar che dobbiamo citare oggi, mentre parliamo di droni e invasori. Nel 1221, i Mongoli — i ‘superpotenti’ dell’epoca — rasero al suolo la sua città, Nishapur. Si dice che un soldato mongolo catturò il vecchio ‘Attar e alzò la spada per ucciderlo. Un altro soldato passò di lì e offrì mille pezzi d’argento per riscattare il prigioniero. Il soldato stava per accettare, ma ‘Attar disse : ‘Non vendermi, valgo molto di più’. Poco dopo, un altro soldato offrì solo un sacco di paglia. ‘Attar sorrise e disse : ‘Vendimi ora, perché questo è esattamente il mio valore’.

La lezione per oggi : Il soldato, furioso per l’ironia, uccise ‘Attar. Ma ‘Attar morì dimostrando che il potere militare può distruggere il corpo, ma non può comprendere il valore dell’anima. Un esercito che valuta la vita in termini di ‘obiettivi strategici’ o ‘costi bellici’ non capirà mai un popolo che, come ‘Attar, sa che la propria essenza non ha prezzo perché appartiene all’Eterno. Gli Stati Uniti e Israele colpiscono la ‘paglia’ (le infrastrutture), ma non possono scalfire l’argento dello spirito persiano.

Quali inseganmenti possiamo trarre oggi da questo viaggio ?
-       Il primo è quella relativo alla responsabilità collettiva. Siamo spesso in cerca di un salvatore, un capo, un uomo providenziale, un sistema perfetto. ‘Attar ci dice : « Il sovrano che voi cercate è forse già presente nella communità che potete diventare».

-       La seconda lezione è quella dell’esigenza interiore. Nulla cambia all’esterno se non acconsentiamo a una trasformazione interiore. La libertà no è un decreto, essa è una disciplina. Ci vuole il coraggio per abbandonare la comodità delle cose familiari, le certezze rassicuranti e i legami consolidati.

-       La terza è una lezione di misura, di moderazione. ‘Attar non glorifica la folla. Non celebra la fusione indistinta. Mostra una unità che non nega le singularità ma che le attraversa. Una unità conquistata e non imposta. Una unità nata dalla ricerca comune e non dalla paura.
Il Verbo degli Uccelli ci ricorda che la grandezza non risiede nella dominazione, ma nella capacità di riconoscersi a vicenda.
E c’è in questo poema una forza straordinaria. L’Autore non nega la sofferenza, non nega la fatica, non nega lo stupore. Egli li attraversa. Ci insegna che la notte può essere un passaggio a condizione di non installarvicisi.
Leggere Il Verbo degli Uccelli, non significa fuggire dalla realtà, ma armarsi. È ricordarsi che il vero potere di un popolo non risiede solo nei suoi confini o nelle sue armi, ma nella sua capacità di unirsi attorno a una ricerca esigente. 
Il Verbo degli Uccelli no è una consolazione. È una esigenza e uno spirito. L’opera spiega ai popoli che vogliono rimanere liberi che la notte può essere lunga, la paura può essere immensa. Ma esiste una nobiltà d’animo che resiste a tutto : la capacità collettiva dei popoli a riconoscersi e a sollevarsi contro l’innominabile e soprattutto a resistere nella sua identità. ‘Attar c’insegna come la vera spiritualità sia l’antidoto ai veleni dell’estremismo e della guerra.

Conclusione : il Volo comune  « Oltre lo specchio rotto »

Siamo arrivati alla fine di questo viaggio. So bene che parlare di mistica persiana mentre i venti di guerra soffiano tra Washington, Tel Aviv e Teheran può sembrare un esercizio di stile, o forse, per qualcuno di voi, un tentativo di parte di difendere una cultura che sentite lontana o minacciosa.

Cosa portiamo, cosa vi chiedo di portare a casa da questo incontro?
Che l’Iran non è un deserto di fanatici, ma un giardino di mistici che hanno capito il segreto del potere 8 secoli prima di noi. Proviamo a non vedere l’Iran solo come un bersaglio geopolitico, ma come un custode di una saggezza che invita al superamento dei confini attraverso la conoscenza. La sfida del Simorgh è la nostra: capire che il nemico è spesso l’illusione di essere separati dagli altri.

Voglio lasciarvi con una immagine.
Nelle moschee dell’Iran, spesso le pareti sono ricoperte di milioni di piccoli frammenti di specchio. Se ne guardate uno solo, vedete un riflesso distorto e piccolo. Ma se guardate l’insieme, vedete una luce accecante e infinita.
Oggi, l’Iran, il Medio Oriente e l’Occidente sembrano specchi infranti. Ognuno di noi tiene in mano un frammento tagliente e dice: ‘Questa è la verità, questa è la mia ragione’. Ma finché guardiamo solo il nostro frammento, vedremo solo un’immagine deformata e violenta.
Oggi, mentre la geopolitica cerca di frammentare il Medio Oriente, di dividerlo in fazioni, di ridurlo a cenere, l’opera di ‘Attar ci invita a ricomporre lo specchio.
Non guardiamo l’Iran come un nemico o una vittima; guardiamolo come una parte di noi che sta attraversando le Valli del dolore per ricordarci che siamo tutti lo stesso stormo. Se un’ala viene colpita a Teheran, il volo dell’umanità intera si inclina.
‘Attar ci sfida a fare il gesto più difficile e rivoluzionario che esista in tempo di guerra : posare il frammento e guardare l’altro.

Io sono qui oggi, con la mia storia e la mia cultura multipla, non per convincervi di una ragione politica, ma per offrirvi un altro pezzo di quello specchio. Se un drone colpisce una casa a Teheran o se la paura paralizza una strada in Israele, è lo stesso specchio che si crepa. È la nostra comune umanità che sanguina.
La lezione de Il Verbo degli Uccelli  è che il Re che cerchiamo — la Pace, la Giustizia, la Verità — non scenderà dal Cielo con un trattato. Come gli uccelli di ‘Attar, anche noi, nella vita, siamo chiamati a un “volo comune”, a un viaggio difficile. Il Simorgh siamo noi quando decidiamo di volare insieme nonostante il vento contrario. L’importante oggi è trovare una upupa che ci guidi per iniziare questo viaggio. Saremo capaci oggi di riconoscere l’upupa interiore che ognuno di noi tiene giacente e inoperosa nella propria coscienza ?

Quando stasera leggerete una notizia sull’attacco a Teheran o Isfahan, pensate ai 30 uccelli. Pensate che dietro il fumo delle esplosioni c’è un popolo che sa, grazie ad ‘Attar, che nessuna distruzione è definitiva finché lo specchio dell’unità resta integro. La guerra in Medio Oriente non riguarda solo i confini, ma la distruzione di una bellezza universale.

Vi lascio con una domanda :
Stasera, quando leggerete l’ennesima notizia di un attacco,
-       vi fermerete a guardare il mostro ?
-       o cercherete di scorgere, dietro il fumo, il riflesso di uno dei 30 uccelli che sta cercando, proprio come voi, la strada di casa?

Buon volo a tutti.
Buon viaggio a tutti noi, piccoli Simorgh.