RAOUDHA GUEMARA
(testo della conferenza tenuta a Mondovì il 10-4-2026 sotto l’egida degli “Spigolatori”)
Fino a pochi giorni fa, i notiziari battevano aggiornamenti sui movimenti delle portaerei americane e sui raid nello Stretto di Hormuz. I telegiornali ci descrivono un Paese che è un attore geopolitico sotto attacco.Ormai, siamo abituati a vedere l’Iran come una mappa di obiettivi militari, un nome associato a droni e sanzioni. Ma oggi vorrei chiedervi di chiudere per un istante gli occhi su quelle mappe e aprirli su un giardino del XII secolo.
C’è un filo invisibile che lega un farmacista di Nishapur, un certo ‘Attar, alle esplosioni che scuotono Teheran oggi. È un filo fatto di trenta uccelli in cerca di un Re e di un popolo che, da ottocento anni, trova nella poesia la sua forma più alta di resistenza. Non siamo qui per parlare di geopolitica astratta, ma di come un antico poema mistico possa spiegarci perché, sotto le bombe, l’anima di una nazione resti integra come uno specchio.
I. Introduzione: L’Iran oltre i titoli dei giornali
a) L’aggancio all’attualità : due Iran a confronto
Per quasi 6 settimane, i cieli sopra l’Iran non sono attraversati solo da uccelli, ma da droni e missili. Eppure esiste un altro Iran, una ‘fortezza di poesia che nessuna sanzione può scalfire. Per capire cosa stia difendendo davvero il popolo persiano oltre i propri confini, dobbiamo tornare indietro di 800 anni, a un uomo di nome Farid ad-Din ‘Attar. In un mondo pervaso da rivalità, tensioni e paure, prendiamoci un momento per ascoltare insieme questa voce che ci giunge dalla Persia del XII secolo. Eppure, questa voce ci parla con un tono sorprendentemente familiare. Una poesia che trascende i secoli come un vento del deserto attraversa le dune senza perdere nulla della sua forza.
b) Chi era ‘Attar ?
Un farmacista (‘Attar significa ‘profumiere/speziale’). ‘Attar è anche poeta. Curava le ferite del corpo con le erbe e quelle dello spirito con i versi. È pure un mistico che non cerca il potere ma la verità, un uomo di fuoco interiore, un ponte tra il visibile e l’invisibile. Scrive in persiano, in quella sua lingua flessibile e vibrante dove la metafora è un modo di respirare.
c) Il contesto
Scrisse mentre l’ombra dei Mongoli si allungava sulla Persia. Sapeva cosa significasse vivere sull’orlo dell’annientamento. ‘Attar scrive in un’epoca di sconvolgimenti politici e spirituali. Il suo mondo conosce già conflitti, e rivalità. Ma egli sceglie di parlare dell’anima perché sa che senza sovranità interiore non c’è sovranità duratura.
II. L’Allegoria: Il Viaggio verso l’Assoluto, verso il Simorgh
a) La trama
L’opera di cui parliamo è Il Verbo degli Uccelli. Questa non è storia nel senso ordinario del termine ; è un viaggio, una ricerca, una prova. Un racconto iniziatico e una epopea spirituale. La trama sembra semplicissima: tutti gli uccelli del mondo vivono sparsi, ansiosi, divisi. Sentono di non avere un re, un leader, una unità. Perciò si radunano in una grande conferenza. L’Upupa, la guida saggia, propone di cercare il leggendario Simorgh, l’uccello mitico, un sovrano invisibile. Un re saggio, potente e radioso, la cui dimora si trova oltre le montagne. Si tratta di una impresa ardua. E l’Upupa non lo nasconde.
b) Gli ostacoli
Ma appena il richiamo è stato lanciato, gli uccelli iniziano a inventare scuse. L’Usignolo dice: ‘Amo troppo la mia rosa (il piacere momentaneo)’. Il Pappagallo dice: ‘Voglio solo l’immortalità (la sicurezza personale)’. L’Anatra non vuole lasciare lo stagno dove si lava (la zona di comodità). Ognuno trova una ragione per andarsene e non partecipare al viaggio.
‘Attar mette in scena questo momento universale in cui una comunità sa di dover cambiare, ma teme lo sforzo, la perdità, l’ignoto. Allora ricorre a delle scuse per non affrontare la realtà e non assumere le responsabilità. In termini moderni, queste sono le nostre zone di comfort e le nostre paure che ci impediscono di agire contro l’ingiustizia. Le scuse rappresentano lo Specchio di noi stessi. ‘Attar ci spiega allora che la guerra peggiore è quella contro le nostre piccole pigrizie che ci rendono schiavi.
Ritorniamo ai nostri personaggi. Nonostante le scuse che si trovano, gli uccelli partono in gran numero convinti dal discorso dell’upupa che li ha responsabilizzati. Per raggiungere il Re, l’Upupa spiega agli uccelli che devono attraversare Sette valli pericolosi. Non sono luoghi fisici, geografici, ma stadi della coscienza attraverso i quali si effettuerà il passaggio dalle scuse (Ego) alla verità (anima). Questo viaggio metterà gli uccelli a confronto con la Ricerca, l’Amore, la Conoscenza, il Distacco, l’Unità, lo Stupore e infine la Privazione. È un percorso di spoliazione. Più avanzano, meno possiedono. Più perdono, più diventano forti. Si spogliano del loro ego, delle loro paure, dei loro pregiudizi. Riferendoci al nostro contesto attuale, immaginate queste valli come le tappe che un popolo deve percorrere quando è sotto assedio, quando tutto ciò che è esterno vacilla.
c) Le 7 Valli
Visitiamo molto brevemente queste Sette Valli creando ad ogni passo un parallelo con l’attualità di oggi che ci colpisce tutti.
1. La Valle della Ricerca (Talab)
È il risveglio. L’anima scopre il desiderio ardente dell’Assoluto, abbandonando l’indifferenza, i propri dogmi e le proprie facili certezze.
Oggi: È il momento in cui un popolo smette di guardare la propaganda (interna o esterna) e inizia a cercare la propria verità. Sotto le bombe, la prima domanda che uno si pone è: « Chi siamo noi veramente? ». Il patriottismo di resistenza sostituisce la ricerca dell’Io. Gli Iraniani si uniscono oggi come un corpo unico per salvare il proprio paese
2. La Valle dell’Amore (Ishq)
L’Ishq non è affetto ma un fuoco che divora l’ego. Qui la ragione fallisce. L’innamorato accetta di bruciare per l’amore profondo, una verità più grande di sé stessi. ‘Attar dice che l’amore è un fuoco che divora tutto. “L’amore ama le cose difficili”.
Oggi: È l’amore per la propria terra, la propria cultura e la propria storia millenaria. Non è un amore logico o politico, è un amore viscerale. È ciò che spinge un civile a restare tra le macerie per aiutare il vicino. È la forza che sfida la logica della potenza militare di Israele o degli Stati Uniti. È la scelta coraggiosa che silenzia per un tempo i problemi interni e la lotta contro il regime degli amollahs.
3. La Valle della Conoscenza (Ma’rifa)
Non è la conoscenza dei libri, ma l’intuizione diretta di Dio oltre la ragione. Scopriamo che conoscere non significa accumulare ma spogliarsi, lasciar andare.
Oggi: la conoscenza significa la comprensione che la realtà non è binaria (buoni contro cattivi). È capire la complessità millenaria della Persia, che non si riduce a un titolo di giornale propenso a colpire con uno scoop.
4. La Valle del Distacco (Istighna)
È la povertà volontaria. È la rinuncia totale a beni e desideri, l’indipendenza da tutto ciò che è materiale perché incatena. Nulla nell’universo ha più importanza dell’obiettivo.
Oggi: È la reazione umana all’assurdità della guerra. È la risposta spirituale alle sanzioni economiche. Quando un popolo impara a fare a meno del superfluo imposto dall’esterno, diventa invincibile. Il distacco è la forma più alta di sovranità. Si distacca anche delle difficoltà interne perché il contesto richiede l’Unità. E l’unità è al centro della quinta valle.
5. La Valle dell’Unità (Tawhid)
L’Unità è la visione del Tutto in Uno ; è la fine della dualità e delle opposizioni. È l’antidoto alla divisione dei conflitti. In questa valle, le differenze cessano di essere delle frontiere. Si capisce che il “molteplice” è un’illusione. Tutto è Uno.
Oggi: Qui cade la barriera tra “io” e “l’altro”. In guerra, l’attacco a una casa è l’attacco a tutte le case. È lì che si concretizza il concetto di identità collettiva, concetto che l’Occidente, abituato all’individualismo, spesso fatica a comprendere.
6. La Valle dello Stupore (Hayra)
L’uccello è stordito dalla bellezza e dal dolore. Non sa più chi è né perché la realtà oltrepassa le nostre categorie. È il silenzio estatico : quel momento in cui il dolore è così forte che le parole finiscono. È ciò che prova oggi un civile a Gaza o a Teheran o, ultimamente a Beyrouth : non odio politico, ma lo stupore tragico davanti all’assurdità della distruzione.”
Oggi: Lo stupore è la reazione umana all’assurdità della guerra.. Uno stupore tragico che però purifica lo sguardo, togliendo l’odio e lasciando solo la meraviglia per la vita che resiste nonostante i droni.
7. La Valle della Privazione e dell’Annientamento (Faqr wa Fana)
È la fusione finale. In questa valle, assistiamo al sacrificio dell’IO per diventare il TUTTO. L’uccello perde il proprio “io” che si dissolve per fondersi con l’Assoluto. Alla fine del viaggio, gli uccelli si dissolvono nel Simorgh, scoprendo il loro volto trasfigurato.
Oggi: È il sacrificio estremo. Non è nichilismo, ma la consapevolezza che l’anima di una nazione sopravvive anche se il singolo cade. È la vittoria finale sulla paura della morte, l’unica cosa che un esercito tecnologico non può sconfiggere con i missili.
‘Attar ci insegna che queste valli non si attraversano per arrivare a un premio, ma per diventare il premio.
L’Iran, attraversando oggi queste valli di sofferenza e di pressione internazionale, sta compiendo un rito di passaggio che ‘Attar aveva previsto 800 anni fa.
La domanda per noi spettatori occidentali è la seguente :
In quale valle ci troviamo noi, mentre guardiamo comodamente il mondo bruciare?
1 – CONTINUA


