Chestnut Road (II parte)

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STEFANIA VINAI

Dopo i rilievi della scientifica, John ha avuto la giornata libera. Procedura, ha detto ancora una volta Luis. John sa che Luis vorrebbe averlo accanto in quell’indagine, perché lavorano insieme da dieci anni e non hanno mai lasciato un colpevole a piede libero – ma John era a casa della vittima, nel letto della vittima, perciò non può permettersi nemmeno di respirare accanto alle prove. Guida verso casa come un automa, conoscendo a memoria il percorso, e una volta al sicuro nel proprio appartamento non perde tempo per fare una doccia o mangiare qualcosa: va dritto al frigorifero, lo apre, stappa una birra e sprofonda nel divano, chiudendo gli occhi mentre le bollicine gli solleticano il naso.
Ripensa ancora alla sera prima, quando tornando dal bagno dopo aver buttato il profilattico nel cestino ha trovato Christina già in piedi, impegnata a rivestirsi. «Dobbiamo smettere di vederci. Tra un po’ comunque non mi troverai più così attraente. Sono incinta.» Ripensa a quella parola e beve un altro lungo sorso, tentando di cancellare l’assurda sensazione provata nel rendersi conto del potenziale distruttivo di quella verità. «Non è tuo, l’unica volta che lo abbiamo fatto senza protezione è stata vent’anni fa.»
Pensare che quel coglione del suo fidanzato possa averla messa incinta lo ha fatto sentire di merda: non ha mai capito perché Christina lo abbia scelto, proprio non se lo è mai spiegato. Una come lei, proprietaria e amministratrice di una delle società più solide nel mercato della difesa, con uno come lui, un golfista fallito che avrebbe certamente sfondato se solo non si fosse rotto un braccio durante un incidente sugli sci. Fallito di merda, pensa vuotando la bottiglia. Senti chi parla, risponde una vocina nella sua testa. Quarant’anni, un matrimonio finito, un appartamento schifoso, un lavoro di merda… a chi vuoi raccontarla, John? Non sei meglio di quel coglione.
Si alza e torna verso il frigo. Rimane in piedi davanti alla porta spalancata mentre beve ancora, il desiderio di svenire per non svegliarsi più intenso come non mai. Certo che avevi un gran bel gusto in fatto di uomini, eh?
«Che scena edificante. Mi stupisce che non ti abbiano mai scelto per la copertina del calendario della polizia.»
«Vaffanculo, Murphy.»
«Che splendido esempio di cavalleresca civiltà.» Kate si guarda attorno con aria disgustata, arricciando il naso cercando di capire da dove arrivi l’odore di putrefazione che ha avvertito appena entrata. «Sicuro che non ci sia un cadavere, qui?»
«Come sei entrata?»
«Hai lasciato la porta aperta, coglione.» Si avvicina alla finestra a ghigliottina, alzando il pannello. Il meccanismo è rotto, allora lo blocca con un cucchiaio di legno per consentire il ricambio d’aria necessario a non svenire. «Perché non sei al lavoro?»
«Perché tu non sei al lavoro?»
«Io sto lavorando. Che mi dici di Christina Sullivan? È su tutti i giornali.»
«Non seguo io il caso, non ne so nulla.»
«Lo segue Morales, che è il tuo partner. Perché tu sei fuori?»
«Perché ti interessa? Non ti occupi di cronaca nera.»
«Vero, curo una rubrica del cazzo che racconta di chi si è scopato chi nel mondo del jet-set. Una bella merda» replica svelta la donna. «Lo sai che non è di questo che voglio scrivere. Se porto al mio capo una storia come questa, però…»
«Non è una storia da raccontare» la interrompe. «Hanno ammazzato una donna.»
Kate conosce John da due anni – o meglio, conosce ciò che lui le ha lasciato intravedere. Sa che ha una ex moglie con cui è finita male – la solita storia di due che si sono sposati subito dopo il liceo, troppo giovani e stupidi per capire in quale guaio si stiano cacciando. Sa che suo padre era un operaio ubriacone che sapeva comunicare soltanto usando le mani, e sa che a diciotto anni John gli ha piantato un coltello nel cuore per salvare la madre. Sa che gli hanno concesso di scegliere il colore della divisa da indossare, ed è per questo che è diventato un poliziotto. È intelligente e questo gli ha permesso di diventare detective, ma in fondo al cuore è rimasto un ragazzino intrappolato dai suoi demoni. Se solo mi lasciassi entrare, pensa mentre lo guarda finire la birra in un solo sorso, gli occhi spenti di chi sente di non avere più nulla da perdere. «Ne vuoi parlare? La conoscevi?»
«Me la scopavo, se la cosa ti può interessare.»
Kate incassa il colpo, senza rispondere subito. «Peccato che l’abbiano fatta fuori. Poteva essere la tua occasione di svoltare.»
John fruga tra le carte sparse sul tavolo, trova una sigaretta, la porta alle labbra e l’accende. «Sei gelosa perché vorresti che scopassi te, vero?»
Quanto sei coglione, vorrebbe rispondere Kate. Ma non dice niente, ancora una volta si tiene dentro la verità, e cioè che sì, le piacerebbe essere sua, perché quando non beve John sa essere una brava persona, oltre a essere uno splendido esemplare di maschio adulto. «Vaffanculo, Kelly. Se vuoi stare qui ad ammazzarti, chi sono io per fermarti?»

*

«Lo sai perché mi sono tirato fuori» sussurra John, e in quel sussurro Luis percepisce il senso di sconfitta che lo attanaglia da due giorni.
«Dovresti essere a casa a riposare.»
«A casa non faccio altro che bere e fumare. Qui almeno resto sobrio.» John nota che Luis ha allentato la cravatta: un gesto rivelatore, lo fa soltanto quando un caso è chiuso. «Che è successo?» domanda con un filo di voce.
«Abbiamo trovato Bailey…» sussurra l’altro. «Ha messo il cane in un cesto da picnic ed è scappato a piedi scalzi nei boschi. Lo hanno trovato stamattina coperto di sangue. Ha confessato. È piantonato in ospedale, l’avvocato di famiglia è arrivato subito. Chiederà l’infermità mentale.»
John si accartoccia su se stesso come un foglio di carta gettato nel camino, portandosi le mani al volto. «Cristo… che hai fatto, Bailey?»

*

Il giorno dell’udienza John è seduto in fondo all’aula, ripiegato su se stesso con la testa tra le mani. Ascolta il procuratore avanzare le accuse, il difensore esporre i fatti, il perito di parte confermare che Bailey non è capace di intendere e di volere. Ha ucciso Christina, la sola persona che lo abbia sempre amato incondizionatamente, senza nemmeno la consolazione di un perché. La condanna è il ricovero presso una clinica altamente specializzata nel Vermont, le spese coperte dal patrimonio familiare. Non ci sono altri parenti, la dirigenza della società è vacante – tutte le migliori speranze di una famiglia perbene distrutte dalla follia di un istante.
Prima di lasciare l’aula Maria Flores gli consegna una lettera sigillata. «Era tra le carte della signorina» dice. «So che le manca quanto manca a me.»
La lettera resta appoggiata sul tavolo della cucina per tre giorni prima che John si decida a leggerla. Quando finalmente lacera la busta, avvicinandosi alla finestra per avere più luce, vorrebbe non averlo fatto.

Se stai leggendo queste righe, vuol dire che tutto è andato secondo i piani. Se ho fatto tutto come si deve, per la mia morte incolperanno Bailey. Suona terribile, ma è meglio così. A papà non resta molto, ma in fondo so che da quando non ha più mamma non ha fatto altro che sognare il giorno in cui anche lui se ne sarebbe andato. Per Bailey non farà molta differenza se io non ci sarò più.
Sono malata e morirò. Matt è sieropositivo, l’ho scoperto mio malgrado poche settimane fa. Due mesi fa ho lasciato che mi venisse dentro perché volevo credesse di essere il padre del bambino che aspetto. Volevo lo credesse perché il vero padre… no, non potevo trascinare anche te nella miseria della mia esistenza. Forse con te avrei dovuto chiudere da tempo, o forse non avrei mai dovuto cominciare. Ma siamo irlandesi, no? Noi non mettiamo mai fine a una cosa sbagliata.
Forse mi hai amata più di quanto meritassi. Forse io ho amato te più di quanto sperassi di poter amare qualcuno.
Ma adesso non importa più.
Esci e vivi, John. Te lo meriti.
 
Tenendo la lettera in bilico sopra il lavandino, John prende l’accendino. Lascia cadere la carta in fiamme, guardando la verità dissolversi in una nube di fumo nero.
«Hai di nuovo lasciato aperto, coglione.»
Si volta, e Kate è più bella che mai. «Metto le scarpe e ti porto a cena fuori.»
«Sono le undici del mattino.»
«Da qualche parte è già ora di cena.»

***

Il racconto si è classificato primo al Concorso “Ombre Gialle – II edizione” indetto da Biblioteca di Galliate nel 2025, ed è pubblicato all’interno dell’antologia omonima.