FILIPPO PARODI
Luce in nuce
Di giorno in giorno
che gli alberi
si fanno più importanti
e meno imprescindibile
la presenza di altri umani
mi apro
a una chiusura
embrionale, definitiva.
Garantisce, la Fata del Feto
un’amniotica amnesia.
*
Io che sono cresciuto in una famiglia allagata
L’Edipo di poi
è un Peter Pan pandemico
che lancia sassolini
alla finestra riscaldata:
la solita zuffa
e i cocci sono miei
mentre chi rompe vaga
questo limbo a chi lo do?
*
Nel cielo senza confini di una sensibilità depressiva
Gabbie di gabbiani
brinati colibrì
allodole dolose
tortuosità di tortore.
*
A un passo dalla gratitudine
Ho smesso, nella preghiera, di subissarti di richieste
cose del tipo potessi ricevere una risposta dall’editore
oppure che sia prostatite batterica, non cronica, per favore!
Già, ho perso interesse a tirare acqua al mio mulino
è più che sufficiente quella che faccio da tutte le parti.
Ma mi piace, così mezzo allagato, presentarmi al tuo cospetto
il klang della monetina, tornare ad accenderti un cero
soltanto che non lo investo di un concetto o un’esclusiva
non lo offro a un parente o alla memoria di John Lennon.
Mi limito ad aggrapparmi alla mammella della fiammella.
Fantastico su sconfinatezze di un amore analfabeta.
*
Da un po’ non mi soffermo sull’idea di separarci
Perché ancora hai il potere di infilzarmi a meraviglia
con lo struggicuore della tua sprovvedutezza.
O per via delle manovre storpie, deliziose
che esegui la mattina rincalzando il copriletto.
Mi allarghi di stringimenti, mi ecciti di compassione
quella sera, a Boccadasse, che per sederti sul muricciolo
lasciavi che ti aiutassi affidandomi una mano.
Nell’altra, ondulante, la coppetta di gelato.
Estratto dalla prefazione
La quadriga di Filippo Parodi ‒ Troppo spesso è pomeriggio (2025), I Am a Dream That Is Dreaming of Me (2024), Flaming Child (2020) e Per te soltanto, bambino (2018) ‒ potrebbe esser gustata per escursioni e incursioni da un libro all’altro, come ad assecondare il percorso e le acrobazie che nell’arco di sette anni l’autore ha compiuto, a restituire o dedurre connotazioni di continuità al suo spirito bambino, ai suoi vetri rotti e ai suoi intercalari sfrangiati, al suo narciso che troppe volte si è voltato e ha perso ciò che amava, anzi che ha amato e che, anche con il supporto di questo quartetto e di chi lo leggerà, può scoprire di amare ancora.
Se è dato apporre a questa opera omnia una etichettatura di intenti, si direbbe che il tono evidentemente satirico e di fatto dissuasorio si trasforma in esortatorio, sia per la inossidabile carica umana del loro autore, sia per la dinamica di propulsiva, generativa eroticità linguistica che lo informa.
Notizie bio-bibliografiche
Filippo Parodi nasce a Genova nel 1978. Si laurea in Filosofia Estetica a Milano, dove tuttora vive, con una tesi sul verosimile e “il meraviglioso” nella poesia. Nel 2013 pubblica per Gorilla Sapiens La testa aspra e nel 2017, per Fondazione Mario Luzi Editore, La panchina senza angeli. Per Polimnia Digital Editions escono Per te soltanto, bambino – Frammenti di emisferi e Tapping-ninne nanne (2018), Flaming Child (2020), I Am a Dream That Is Dreaming of Me (2024).
(A cura di Silvia Pio)


