Donne senza tempo di Liliana Ugolini e Vincenzo Lauria

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Dalla prefazione di Laura Caccia

Donne senza tempo è opera senza tempo. Come in generale l’arte. E la poesia. Che l’opera poetica sia lo spazio dell’assenza di tempo, della rinascita continua, del diritto alla morte e all’abbandono dell’io, così messi in evidenza nella sua analisi letteraria da M. Blanchot, è quanto questa raccolta riesce a testimoniare. Quel rapporto con la morte a cui si avvicina la poesia quando cerca di dare voce all’invisibile, all’assenza, al sussurro dell’essere. Quell’abbandono dell’io che consente di fare spazio all’altro da sé, di farsi abitare da altri corpi. Quella ricerca etica degli autori che qui lasciano corpo e voce alle donne. Lasciano che prendano parola. Donne che hanno attraversato il loro tempo storico e lo hanno portato oltre. Donne che hanno vissuto per l’arte o che hanno dato figura e sguardo all’invisibile verso cui l’arte è in tensione. Una presa di parola da parte delle donne stesse. Un atto di libertà. Di resistenza. Di difesa dal tempo che le cristallizza in una vita, in una posa, in un atto di violenza. Poiché le loro opere ne evidenziano il valore, nonostante la dominante sottovalutazione dell’arte femminile. I loro nudi spalancano corpi e sguardi che si affacciano oltre il dipinto. E il loro impegno e la loro sofferenza impongono alla storia di portarle oltre. [...] Un trittico Donne senza tempo. Al centro La voce dei nudi dipinti a opera di Liliana Ugolini; ai lati Lacrimata pictura, storie di donne artiste, a cura di Liliana Ugolini e Cantastorie, ritratti di donne contemporanee, a cura di Vincenzo Lauria. Le vite reali a lato dei dipinti, tra passato e contemporaneità. E, all’interno, il sentire umano e artistico di pittori e modelle. A delineare una «Femminità oltre il Mito»: la voce senza tempo che le immagini rendono evidente e che le storie delle artiste e delle donne contemporanee, intrise di violenze e di potere, consentono di riportare alla luce. Oltre la realtà che le fa mute. Sottovalutate, discriminate, violentate, trasformate in visioni ideali e mitiche. Così sono le donne a prendere parola, per poter ancora dire, come evidenziano le artiste solo in parte riconosciute e le donne senza voce della contemporaneità. E sono anche le figure mute delle tele a trovare la parola. E i nudi dipinti a farsi voce. [...]  Parlano quasi sempre in prima persona le donne di questa silloge. In prima persona: con dati anagrafici precisi o nell’anonimia che le rende simili. Prendono parola le storie delle artiste spesso non riconosciute. Così come le donne confinate in storie anonime di violenza. E prendono parola gli occhi delle nudità. Quello sguardo che i nudi dipinti mettono in forte evidenza. Uno sguardo che è già parola. Che attraversa la tela e va oltre. Guardando l’aperto, l’ignoto, la morte. Che spalanca o vela di un’ombra gli occhi. [...]

Da Donne senza tempo (La Vita Felice 2023)

Dalla sezione Lacrimata pictura Storie di donne d’Arte (a cura di Liliana Ugolini). Qui parlano di sé cinque protagoniste in monologhi in versi: Marietta Robusti (1560-1590) figlia del pittore Tintoretto; Lavinia Fontana (1552-1614) figlia del pittore Prospero Fontana; Sofonisba Anguissola (1532-1625) figlia di Amilcare Anguissola amante d’Arte; Elisabetta Sirani (1638-1665) figlia del pittore Giovanni Andrea Sirani; Barbara Longhi (1552-1638) figlia del pittore Luca Longhi.

ELISABETTA SIRANI

Dentro al covo dell’Arte familiare mi formai
per dono innato ma irregolare sortivo dalle regole
per una dimestichezza naturale del disegno che mi scappava libero.
Spontanea davo al ritratto la mossa della vita per tratti e per colore
tanto che già a diciassette anni
competevo col padre Giovanni Andrea pittore.
In vista mi mettevo nel disegno
velocemente aggiunto all’acquarello per confermar sveltezza
senza insegnamento e forza d’impronta
(pur se relegata nel piccolo formato del quadretto).
Fui brava in incisione
e detti alle ore la concentrazione ma lavorai per soli 10 anni.
Feci in tempo ad esprimere la forma del mio tutto e
le immagini risentono la versatilità
di donna indipendente nell’impossibile status dell’età.
Ebbi in sorte un’allieva, una domestica e un padre
per diversi motivi invidiosi, intolleranti delle mie capacità
così un bel giorno (brutto) fin dal mattino
i dolori divennero insolubili col dubbio del veleno
e la fine fu grande quanto l’eclisse vita del pennello.
Ebbi un bel funerale e fui sepolta accanto a Guido Reni mio
maestro
con grandi pompe e Zanichelli mi dipinse morta.
Ventisette anni avevo ma non finivo ancora
dato che valutato il mio lavoro
torna e ritorna in mostre a darmi onore e glorie
d’una vita nell’oltre, con sberleffo.

*

Dalla sezione La voce dei nudi dipinti, 20 nudi di donna visti da pittori e raccontati in versi (a cura di Liliana Ugolini): Nicolas Poussin, Édouard Manet, Tiziano Vecellio, Jean-Auguste Dominique Ingres, Gustav Klimt, Pablo Picasso, Giorgio De Chirico, Hans Memling, Edvard Munch, Félix Vallotton, Gustave Courbet, Pierre Bonnard, Bronzino, Fernand Léger, Lucas Cranach il Vecchio, Pierre-Albert Marquet, Nicolas De Staël, Henri Matisse, Edgar Degas, François Boucher.

Pablo Picasso (1881-1973), Nudo seduto
Parigi, Museo Nazionale Picasso.

«Non dipingo quello che vedo ma quello che penso»
dichiara il pittore all’unisono col soggetto. Intensa
la donna nuda evapora nello sguardo doloroso
senza parole. E dice di sé
la sua non vita persa dentro
al biancore, trascolorata in cenni.
Una perfetta incompiuta dove le dita lunghe
d’una mano sola la fanno essenza.
Come un macigno la malinconia si fa corpo
e grazia e parla del dolore profondo
fuori dalla tela e lì il sentire si fa umano
di comprensione dentro al colore intriso.
«Io sono», dice, «attraverso un pennello che mi fa persa
io esisto ritratta senza suono con un singhiozzo
d’anima nascosta e buco con lo sguardo
già perso la nudità ritratta senza scampo.
Son la tristezza raffigurata e foro con lo sguardo
ogni pudore dell’assurdo dolore».

Henri Matisse (1869-1954), Nudo rosa
Baltimora, Museum of Art (Coll. Cone).

La ritratta è sconosciuta ma forte è l’impronta
del disegno inequivocabile. È l’armonia del tutto
la lettura universale dell’artista. Il nudo parla
accogliente, senza pudori aperto sulla coperta a quadri
o pavimento e si circonda di sguardi a conversare.
La posizione assunta è per un lungo periodo
d’osservazione e ben disposto il volto
sembra che dica: ecco ci sono e allora?
Turgidi i seni, ben tirate le pelli, le gambe
lunghe e sode senza orpelli in carne
e qui non cade niente.
L’attesa si fa ironica nel volto
solleticante e bello di giovinetta
quasi a contrasto col corpo maturo.
Immensa resto, donna che guarda il mondo.

*

Dalla sezione Cantastorie. Ritratti di donne della contemporaneità ( a cura di Vincenzo Lauria)

Face B

Per quel vestito che non hai
in quello scatto rubato all’attimo
finisce in rete il tuo tormento
in un momento.

Abbocca il fiore del tuo sorriso
hai il mondo in/viso
perseguitata dal fragore di una risata.

È una rincorsa il cuore e ti scavalca
NUDA da quel giorno
e il gelo ti devasta
non hai pareti a contener la gogna
ma non è di te ver/gogna
credi al coraggio del tuo sguardo
trova il sorriso di chi ha capito
spegni i roghi di chi cova
torna a vita nuova!

Cammino nuda perché il dolore
non si scriva addosso
io posso
io posso.

(È una storia di cyberbullismo, di un nudo rubato e postato su Facebook)

*

Cloe

Immagino il mio primo giorno
da insegnante ultracinquantenne
entrare in classe in cerca di un breve silenzio
per esordire: «buongiorno ragazzi, nel corso di questo anno insieme
vi farò spesso un’unica domanda veramente importante
alla quale vorrei non foste quasi mai impreparati: «come state ?»

Interrogatevi di tanto in tanto
ripetete a voi stessi come un mantra
chiedete al corpo che vi accoglie
chiedete al vostro dentro.

Non ho viaggiato abbastanza
per insegnare geografia
ma ho percezione dei territori interni
in cui rilievi e depressioni
assomigliano a ferite e gioie
– feritoie – tatuate in viso
e ho masticato sufficiente vita
tra questi denti un po’ sbilenchi
per capire che più che le leggi della fisica
sarà la gravità che avvicina ogni mio muscolo all’ultima terra
a dare un senso a questo tempo.

Non la storia
né la natura e la sua scienza
né il costruire e navigare mondi digitali
né saranno i numeri
a far sì che il conto torni.
Piuttosto proveremo insieme
a trovar parole
a dare un nome alle emozioni
a cedere lottando
a lottare per cedere inutili difese
ad ascoltarci a lungo, a respirare anche il silenzio.

E mentre in volto avvampo
vi prego di chiamare anche me
Cloe Bianco.

(Cloe Bianco era un’insegnante transgender che nel 2022 si è data alle fiamme nel camper nel quale viveva dopo che nel 2015 era entrata in classe in abiti femminili chiedendo ai propri alunni di chiamarla Cloe ed era stata per questo motivo sospesa)

*

Liliana Ugolini (Firenze 1934-2021) ha pubblicato diciannove libri di poesia, cinque in prosa e quattro di teatro. Ha curato all’interno dell’Associazione Pianeta Poesia, per sedici anni, le manifestazioni dedicate alla poesia performativa e multimediale promuovendo la conoscenza di questa particolare modalità di linguaggio poetico. Ha realizzato il teatro da camera di poesia e opere in versi e musica lavorando a fianco di attori, musicisti e performer. Ha fatto parte dell’Archivio Voce dei Poeti e del Gruppo performativo Cerimonie Crudeli (Multimedia91). Ha pubblicato undici drammaturgie, tratte da suoi libri, in Tuttoteatro (Joker 2008).Le sue opere e i carteggi sono depositati sia all’Archivio di Stato di Firenze presso il fondo Liliana Ugolini (Archivio per la scrittura delle donne dal 1860 a oggi Alessandra Contini Bonacossi), sia all’Archivio Voce dei Poeti di Alessandra Borsetti Venier donato nel 2019 al “Gabinetto Viessieux”. Nel 2021, con La Vita Felice, viene pubblicato Oltre Infinito, scritto con Vincenzo Lauria, che ha ricevuto la segnalazione speciale “Una vita in poesia” alla 35a edizione del Premio Lorenzo Montano.
Vincenzo Lauria inizia nel 2001 la condivisione del suo percorso in “Stanzevolute”, gruppo di 11 poeti selezionati dal dantista Domenico De Martino. Dal 2010 collabora con Liliana Ugolini ai progetti multimediali Oltre Infinito e, dal 2012 al 2019, con l’associazione Multimedia91- Archivio Voci dei Poeti. La sua prima raccolta edita Teatr/azioni (Puntoacapo Editrice) è stata finalista al Premio I Murazzi (8^ edizione), al Premio Lorenzo Montano (34^ edizione) e al premio Internazionale Rodolfo Valentino (8^ edizione). Nel 2021, con La Vita Felice, pubblica Oltre Infinito, scritto con Liliana Ugolini che ha ricevuto la segnalazione speciale “Una vita in poesia” alla 35^ edizione del Premio Lorenzo Montano. Nel 2023 cura l’edizione, postuma, di Donne senza tempo di Liliana Ugolini (con una sua partecipazione) per La Vita Felice, raccolta finalista (nella sezione inedito) al premio I Murazzi del 2020 e come edita alla 38^ edizione del Premio Lorenzo Montano.

(A cura di Silvia Rosa)