Dalla prefazione di Anna Rita Merico
Vento e silenzio: il primo incipit di questo progetto in poesia di Sergio Daniele Donati. Vento, silenzio e mancanza di pieno. L’ora del ritiro, il passo timido, la ritrazione, l’incompiutezza, lo sguardo che cerca l’altro e quanto s’è perso nel tempo. Inizio: nulla se non la Fragilità. Fragilità dell’io in sogno. Agìto da visione e in visione d’unione con il Cosmo tutto, visione di mondo in genesi. Il corpo diviene un anello di passaggio nella catena del cupo di parola che si trasmette e cerca sbocco. Nel sogno accade lo spazio da cui non avviene l’ingresso verso una dimensione altra, bensì, in esso, ne accade l’uscita. L’Autore dice di una certezza, anch’essa forte pur nella sua eterea fragilità: sono un mezzo scelto, un luogo di possibilità azze rata all’interno della mia stessa volontà, uno strumento agito da volontà altra. Volontà serica che mi dice mentre dico. Un eletto mutismo, che parola è mai questa? [...] Sforare limiti: questo il passo dell’andare in questa scrittura poetica. La misteriosa esistenza di ciò che viene nel ciò che è sta to, ciò cerca e in ciò conduce il verso di Sergio Daniele Donati. [...] Quello che è centrale, nella poetica dell’Autore, è la necessità di saper riconoscere lo spazio del dialogo e saper, con esso, convivere. Il dialogo consente di tenersi all’interno della nascenza, il dialogo si colloca nell’alveo della conoscenza di sé in relazione con l’alterità. Il dialogo è dimensione centrale perché dice la possibilità di stare all’interno della spiritualità, quella spiritualità che forgia significato per l’uomo e per la sua possibilità di riconoscersi tale. Quale tipo di relazione sollecita la richiesta di dialogo posta dall’Autore? La direzione, più che verso un sapere, è orientata verso l’allusione al farsi di una sapienza. Questa allusione chiede di poter stare nei mutamenti storici della contemporaneità lì dove è auspicabile pensare ad una Vita che, rannicchiata nell’anima, chiede vita. Partorire questa Vita è partorire Nome. Lasciarsi andare al dialogo non è scontato, è capacità di affidamento cercata e voluta nella tenerezza dell’attesa e dell’incontro voluto. [...] Nel testo è continuo il dialogo anche con la storia. All’interno del senso di appartenenza ai non luoghi fisici della storia, l’Autore indica tensione a identità verso cui muoversi e a cui tornare. Il lavoro intorno all’io poetico narra un distanziamento teso alla collocazione dell’io in un noi capace di includere. Le domande, assumono il carattere dell’universalità del chiedere. È l’umanità a porre le domande che spostano, le domande che fanno casa, le domande che forgiano pensiero. Nella silloge il passaggio lirico verso la dimensione sovra individuale e spirituale è data dal doppio e continuo richiamo alla possibilità di oltrepassare il visibile della realtà e il dato dell’autobiografia. Il movimento dell’oltre passare e dell’andare verso la direzione di una dimensione fenomenica rende, in questa poetica, fluido il verso spostandolo da impoverenti dimensioni individuali a ricerca di profondità. È qui che, dalla scrittura, emergono le vene fonde dell’antico in dialogo con l’oggi. [...] La posizione poetica di Sergio Daniele Donati si colloca all’interno dell’impossibilità di poter nominare verità e divinità intese come elemento ultimo della creazione. È dimensione poetica che dice del significato dello stare nel Creato dopo che “l’uragano” è passato e ha stravolto. L’uragano della storia, l’uragano travestito da avanzamenti di progressi in epoca contemporanea. [...] È una poetica giunta alla pienezza della propria domanda e del proprio orizzonte. Nulla di mai concluso eppure, tutto, nel solco definito di una forma letteraria viva, attenta a mutamenti di ritmo e di senso dell’interrogazione dei significati del vuoto, del respiro che fonda, del silenzio che attraversa, dell’accesa mancanza. [...]
Da Amén (Il Leggio Libreria Editrice 2023, collana “Radici” diretta da Gabriela Fantato)
INCIAMPI E BALBUZIE
Parlai d’inciampo e balbuzie
molto prima che il cuore
s’infiammasse dell’inutilità
della parola.
Per la prima volta
conobbi allora
quanto è spaventevole
il silenzio che precede ogni creazione.
PUGNALE DI LUCE
È l’eterna lotta
a dare vita al bello,
il pugnale di luce
che lacera
l’abbraccio della penombra,
l’ascia che taglia
la comodità del sogno
e alza le palpebre
e fa recitare
formule di ritorno nel corpo
a un’anima randagia.
Là, risiede ancor muto
il canto che verrà cantato
nel giorno dell’evanescenza.
PAURA
Ho paura.
E non è blu. La mia
è una paura gialla,
a forma di stella;
una paura appresa da piccolo
che qualcuno incontrasse
nell’ossidiana
che mi brilla nell’occhio,
i fumi della storia.
Cerco di celarli
ma sono di quella Storia.
Ho paura
e da “quei campi” sono uscito,
vivo e non ancora nato;
anche io.
SCOLORA VERSO L’INDACO
Scolora verso l’indaco
il pensiero
nell’ora in cui vibrano
tele di ragno,
come cetre.
Dove poggio i piedi
non è il mio mondo
- anche se ne porta traccia.
La mia terra è il deserto
dei miraggi, là dove
ho imparato a camminare
a spirale, per non esser
accecato dal sole.
Mi chiedi da dove io venga?
Vengo da una crepa
di una storia antica,
vengo con mani impolverate
e ginocchia sbucciate
a pregare il mondo
di venerare le stelle
che io ho dovuto dimenticare.
NOTTE IN OSPEDALE
Eppure srotola qui – di notte
la sua armonia,
lo strascicare di ciabatte,
il cigolio della gruccia
dell’ossigeno,
l’assolo dell’anziano
che chiama ”mamma”
- e il silenzio di velo che
ne accarezza lo strazio.
L’attesa di un giorno – d’attesa
è una narrazione solenne.
Qui, a occhi chiusi,
la notte la puoi ascoltare.
ÁMÉN
Inizia dal magma la ricostruzione
- l’ustione che lacera membrane tenaci
Poi è il coro là, fuori dalla stanza
- voci lontane dietro la porta
Il velo si spezza
e s’alza un sogno mai sognato.
La Voce bisbiglia tra le tempie
sempre la stessa domanda:
dove sei?
Il coro tace e tu torni;
al luogo sacro della gestazione.
Torni,
dove nulla è più
impuro della purezza;
dove nulla è più, né è mai stato.
Lo chiamano Silenzio
ma ha un soffio tenace
e guarda al mondo delle forme
con sguardo bambino.
BIMBO DI PENOMBRA
In attraversamento poetico con
Erez Biton (Orano, 1942)
Fui bimbo di penombra
dimenticato da chi portava
l’onere di spiegarmi il mondo
e non vidi- no, non vidi nulla
finché un maestro
non mi chiuse le palpebre
e mi disse: “ora ascolta”.
Fui bimbo di penombra,
e ancora adesso
la notte immagino
le danze dei colori
sulla retina di mio figlio
e mi manca la presa al polso
di un maestro tenace
che mi impedì la caduta
finché non fui pronto
a rotolare lontano.
*
Sergio Daniele Donati è nato a Milano nel 1966, dove risiede e lavora come avvocato. Ha pubblicato le raccolte poetiche Amén (Il Leggio editore 2024) e Il canto della Moabita (Ensemble edizioni 2021), il romanzo Tutto tranne l’amore (Divergenze edizioni 2023) e il saggio E mi coprii i volti al soffio del Silenzio (Mimesis edizioni, Collana dei Taccuini del Silenzio, 2018). Sue poesie sono apparse nelle antologie Pasti caldi giù all’ospizio (Transeuropa edizioni, 2023 — a cura di Francesco Addeo) e Riflessi. Rassegna critica alla poesia contemporanea (Edizioni progetto cultura, 2023 — a cura di Patrizia Baglione) e Ogni sguardo su Milano (Chiare voci, 2024). Sue poesie edite e inedite e note critiche alla sua opera sono state ospitate da numerose pagine letterarie e quotidiani (Morel – voci dall’isola, Salerno news 24, Emme24.it, Poetarum Silva, LucaniaArt Magazine, Pelagos Letteratura, Bibliovorax, JoiMag e altre). È stato intervistato da Luisa Cozzi nella puntata del 7.12.2023 di Poetando e delle sue poesie si parla tra l’altro su Poètica. Alcuni Poeti Viventi. È autore di numerose pre e postfazioni a raccolte di poesia contemporanea e collabora con numerose riviste letterarie. È fondatore caporedattore e curatore della pagina Le parole di Fedro, in cui propone alcuni dei suoi percorsi nel linguaggio poetico e narrativo, con particolare accento su un approccio, anche laboratoriale, al dialogo poetico. Studioso e insegnante di meditazione ebraica ed estremo orientale, insegna cultura ebraica e meditazione in associazioni e scuole di formazione.
(A cura di Silvia Rosa)


