Nel nome del padre

Nel nome del padre

Nel nome del padre

NUNZIO DI SARNO

Antenati

Canapa mattoni e poco più
A tener su la pelle bruciata
Di contadini e manovali -
Saggi ignoranti di provincia

Giacche e cravatte a mostrare
Una fierezza composta e dura
Per gli stenti superati a fatica
Dopo guerre e contrabbando

Eccovi con falci e martelli
Risplendenti nel lavoro
Che traccia sui vostri volti
La bellezza della rivincita

Voi che avete dato il pane
A noi che siamo venuti
Un tetto e tempo necessari
Per maturare conoscenza

A voi mi prostro perché
Senza di voi io non sarei

Ed è con voi riscattati
Dai nostri stessi mali
Che solo potrò essere

*

Eterna benedizione

Cosa porta chi se ne va
Cosa rimane a chi resta
Nella testa e nel cuore
O nel corpo che pure
Sussulta e pena

Costretti all’altalena
Tra “avrei fatto o detto”
E propositi di riparazione
Che la morte e la paura
Accendono per poco
A una coscienza flebile
Che poco dura

Santo è il pianto
Di chi ancora in vita
È riuscito a dare e a dire
E non lascia arenare
O andare a fondo
Il fuoco vivo e sacro
Di terrena trasmissione

*

Via Crucis

Croci che ci portiamo
Solo per farci vedere
Nel buio di costrizioni

Croci che vi portiamo
Per far quadrare conti
Che non torneranno

Croci nella carne viva
Che assorbe violazioni
E conserva il dolore

Croci di generazioni
Pregando che possa
Estinguersi ogni male

Croci da bruciare
Per illuminare le vie
Per le resurrezioni

Nunzio Di Sarno è docente e psicologo. Ha pubblicato tre raccolte di versi: Mu (Oédipus, 2020), Wu (Bertoni 2021) ed Ellenika (Eretica 2023). Suoi articoli e poesie sono presenti su diversi blog, siti e riviste. Mu project è un progetto di poesia, video, musica e immagini, che porta avanti da alcuni anni su siti e social.

La tabula rasa è un’illusione.
Si entra in questo mondo e se ne esce, intrecciati ai vivi e ai morti: i legami invisibili ci definiscono, rinsaldandosi ad ogni respiro e plasmandoci nelle lunghe catene transgenerazionali. Conoscere se stessi significa conoscere ciò che degli altri portiamo in noi, realizzando come e perché certe trasmissioni — e non altre — si siano fissate nella nostra coscienza.
La presente opera è il resoconto di un viaggio di individuazione. Il poeta, addentrandosi nelle sue storie familiari e sondando le parti profonde di sé, rivive il rimosso e il represso, per integrare mancanze e traumi.
Le pratiche psicofisiche orientali, diverse forme di meditazione — soprattutto lo zen e il Vajrayana — insieme a filosofia occidentale, psicologia e psicoterapia sono vissute dal poeta in corpo, parola e mente (concetti del Dharma), per tenere insieme il rigore e la disciplina della scienza e l’intuizione, l’ascolto e l’empatia dell’arte, in un sentiero di conoscenza e trasformazione. La relazione col padre, non solo per questioni edipiche, è al centro dell’opera, pur con rimandi multipli e diacronici alle altre figure, familiari e non.
Ciamcitse Ramshin