Poesie inedite di Khrystyna Gryshko

Rosa ‘Polarstern’ (Tantau, 1982), allotment garden in Szczecin, Poland.)

Rosa ‘Polarstern’ (Tantau, 1982), allotment garden in Szczecin, Poland.)

KHRYSTYNA GRYSHKO

NON…

Non abbracciarmi nebbia silenziosa
Con tue braccia unte nel dolore.
Io ho spine come una rosa
E come lei ferisco il mio amore.

Non spettinarmi vento birichino
Quell’arruffata chioma sulla testa.
Io non merito averti qui vicino
Come carezza ma come una tempesta.

Non impietosirti pioggerella estiva
Delle mie lacrime che scorrono sul viso.
Nel mio dolore io sono viva
Sebbene amaro ora è il mio sorriso.

Non fissarmi sera l’appuntamento
Con gioia di un uomo nello sguardo
Perché la gioia è solo un momento
Che muore dentro il mio cuor codardo.

Non giudicarmi luna impallidita
Col tuo sguardo prepotente ed atroce.
Il tempo scorre fra le mie dita
E strozza in singhiozzo mia voce.

Non abbandonarmi ispirazione avara
Come un’amica che trova un amante
Perché per me sei sempre stata cara
E più preziosa di ogni diamante.

Non sgretolarti sogno meraviglioso
Come il fogliame giallo e rossiccio
Di quell’Autunno un po’ capriccioso,
Pungente Autunno come un bel riccio.

Non tormentarmi freddo dell’inverno
Col tuo gelo che mi sfiora l’osso
Bloccandomi la mano sul quaderno,
Continuerò a scriver più non posso!

Non scoraggiarti Tu che or sbadigli
Leggendo questa poesia stanco
E stanco cercherai di dar consigli
A me che voglio esser al tuo fianco.
04 Settembre 2015

STELLA POLARE

Spegni la luce, oh Stella Polare,
La direzione non serve a nessuno.
È giunta l’ora per amare
Non cento mila ma solo uno.
Non indicargli la strada di ritorno
Verso un confine dal mio lontano.
Fammi vedere la luce del giorno
Con la sua mano nella mia mano.
Non irradiare di bianco supino
Tende dorate della mia stanza.
Fammi vedere il suo sguardo birichino
Mentre si apre d’amore la danza.
E tu, oh vento, oh brezza leggera,
Non ci svegliare col tuo respiro.
Fra le sue braccia io sono vera;
Vibro di gioia dal suo sospiro.
26 settembre 2015

IO SONO…

Sono sottile come carta
con cui ti puoi tagliare.
Sono un ago della sarta
che deve attaccare
due bottoni alla tua giacca.
A volte sono una pacca

sulle spalle per conforto.
Sono erbaccia sul tuo orto
che verrai ad estirpare.
Sono un campo da arare.
Sono una pianta da curare.
Ma sono anche vento e luce

che scappano da chi li induce

o vuole trattenere in mano.
Sono una nube che da lontano

sgancerà pioggia rinfrescante.
Purtroppo io non son Dante,

non sono un Nobel premiato.

Non sono formaggio pregiato.
Io sono quello imbucato

ad una festa mentre le odio.

Non sono vincitore sul podio.
Sono insieme alla massa
eppure quando qualcuno passa

mi sento diversa e aliena.
Non so chi sono ma serena
rimango in osservanza.
Come un malato nella stanza
d’un ospedale dello stato.
Io sono il dottore e il malato
nello stesso tempo.
02 luglio 2017