Oltre la passione

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YVONNE FRACASSETTI BRONDINO

L’obiettivo che ci siamo prefisse nel raccogliere le recensioni di Giuliana Bagnasco per delineare il suo profilo di lettrice empatica quanto impegnata, è un esercizio particolare e inconsueto: ritrovare Giuliana attraverso le sue letture e il suo modo di leggere. Insomma, la critica di una critica? Potrà sembrare un esercizio contorto e lambiccato, invece risponde a un suo profondo desiderio, capire sé stessi attraverso la passione del leggere seguendo le orme di Recalcati quando dice ognuno trova nel libro pezzi di sé stesso che aveva dimenticato o che ancora non conosceva (A libro aperto. Una vita e i suoi libri, p. 19)[1]. Tant’è che insieme scegliemmo il titolo di questo lavoro:

Dimmi cosa leggi e ti dirò chi sei

Noi vorremmo, rileggendo le recensioni di Giuliana, individuare questi “pezzi”, i pensieri, le immagini che lei sottolinea e individua come essenziali, per poter disegnare una geografia della lettrice che fu. Le sue recensioni infatti non sono, né vogliono essere “critica letteraria”, sono la partecipazione al mondo di chi scrive, la condivisione delle passioni, delle angosce, delle paure, delle estasi di chi ha voluto trasmetterci, scrivendo, le proprie emozioni e la propria visione del mondo. Così, nella scelta dei libri recensiti e nel suo modo di leggerli, c’è tutta Giuliana, le sue passioni, i suoi slanci, le sue battaglie.
Ha ragione Gabriella Mongardi, nella sua premessa, di sottolineare che a Giuliana non sarebbe mai venuto in mente di classificare e analizzare per argomenti i suoi scritti; tuttavia osiamo immaginare che le sarebbe piaciuto vedere riflessa in questo nostro esercizio la grande passione che l’ha animata come lettrice. Abbiamo quindi osato mediare tra il merito e il metodo.
Il merito, Giuliana ha fatto in tempo a indicarcelo in un appunto scritto di suo pugno, un appunto propedeutico alla preparazione di questa raccolta e che oggi assurge a testamento ideale. Con grande emozione, ne riproduciamo il testo originale:
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Il metodo, anche se fuori dai suoi schemi, seguirà questi suoi intenti e cercherà di mostrare come ha saputo raccogliere i semi e farli germogliare.
“Passione” è la parola chiave che ricorre e affiora in ogni fase e ad ogni angolatura del nostro approccio ai suoi scritti. Una passione che non è soltanto impulso e emozione anche se Giuliana sosteneva di “scrivere con la pancia”, ma, come vedremo andando a scavare nei suoi testi, è penetrazione del mondo e impegno.

Leggere, che passione!

Divoratrice di libri (ne leggeva sempre più di uno per volta passando dall’uno all’altro con voracità), quando si è chinata sulla scelta da fare per esprimere al meglio la sua foga di lettrice incrollabile, ne ha selezionati alcuni che riassumono alla perfezione il suo avvicinarsi al libro:
Bibliomania. Dell’amore per i libri e per la lettura (a cura di Mirella Alessio), “una piccola, preziosa antologia che raccoglie le voci di grandi autori alle prese con questi oggetti quotidiani e misteriosi che ruotano attorno al vizio preferito, quello della lettura” e che li definiscono come cibo per la mente.
L’annusatrice di libri (di Desy Icardi), la cui protagonista è una lettrice speciale che riesce a avvicinarsi ai libri anche con l’olfatto scoprendo che “alcuni odoravano di rose, martirio ed estasi, altri di pane e carità, altri ancora il sentore della pedanteria e il mieloso aroma della retorica”.
La lettrice scomparsa (di Fabio Stassi) giunge a parlare di biblioterapia e a proporre il libro come medicina: I libri depurano la testa e il sangue, allontanano l’attrazione del vuoto e l’humour nero… niente esiste se non si può raccontare…
Insomma, il libro come pane, il libro come profumo, il libro come cura … Giuliana approva concludendo saggiamente che sì, il nostro rapporto con essi è “una strana alchimia, un’insopprimibile, fatale attrazione” e che se “la letteratura non è la vita, [è] un’esaltazione della vita, un modo di cogliere il dramma in maniera più chiara e intellegibile.”
Una passione, quella di Giuliana per i libri, che sa discernere i pericoli della parola. Si sofferma su La lingua di fuoco di Ben Marcus, un romanzo sulla comunicazione ambientato nella complessa società americana in cui la lingua viene strumentalizzata per aizzare odio e esaltare ogni fanatismo, facendosi ingannevole e nociva. Un pericolo dal quale non siamo affatto protetti, sottolinea la nostra autrice –  un grido di allarme “che mette in luce un’aporia centrale nella nostra società: l’elisione reciproca di informazione e comunicazione”. Tuttavia, osserva ancora, non si può con questo cancellare la parola. Lo fa dire a Elias Canetti, il grande amante della lingua, con queste sue parole: Ogni parola pronunciata è falsa. Ogni parola scritta è falsa. Ogni parola è falsa. Ma cosa c’è senza la parola?
Al di là del volto ingannevole che la lingua può sviluppare, soprattutto nella società della comunicazione e delle TIC, la letteratura rimane “il principale strumento per indagare e difendere i sentimenti più intimi dell’uomo” (John Berger in E i nostri volti, amore mio, leggeri come foto).
Sicuramente, la poesia occupa un posto privilegiato nel cuore di Giuliana e nel novero delle sue scelte di lettura. È nella poesia che si esprime al massimo livello la capacità visionaria e che avviene quella trasfigurazione poetica, condizioni indispensabili per elevarsi ad un livello di sensibilità molto acuto in grado di percepire la natura e il mondo nella loro dimensione globale. Questa è una costante nella ricerca di Giuliana: oltrepassare la visione frammentata della realtà e delle cose per accedere – e questa è per lei la definizione della poesia – ad una visione unificatrice e olistica che riunisce il concreto e lo spirito[2]. I testi che hanno attirato la nostra attenzione sono diversi, tutti legati a questa capacità visionaria:
Il respiro dell’anima (di Adriana Pesenti) in cui “l’intensità delle emozioni immerge i versi nell’opera divina, la lirica attinge ai valori più veri e con forza visionaria fa sì che irrompa nella dimensione della temporalità il soffio dello spirito di Dio”.
Memento (di Emilia Bigiani) in cui “la poesia, voce sicura del sentire profondo, …mostra con pudore gli squarci del cuore, i lampi di dolore di una parola che sa recuperare la continuità dei valori eterni”.
Un posto di eccezione viene dedicato a Remigio Bertolino con due opere: Litre d’Ënvern-Lettere d’inverno in cui “è la solitudine a incrociarsi con le crepe metafisiche…. Quando soffia la vita sulla cenere delle cose, il nucleo delle meditazioni è declinato nella tonalità etico-morale (Guerra del Sale) e si avverte la pietà per un mondo oltraggiato dalla violenza”. Una magia della parola che si ripete in Musiche d’Eve, “un gioiello che profuma dell’abbagliante poesia di Remigio Bertolino per i lampi dorati e argentei della mano felice di Teresita Terreno”, quando l’arte si allea con i versi.
La poesia infatti non conosce le distinzioni di genere; sono numerose le opere poetiche individuate nella prosa, nella pittura, nella musica: la poesia è Il respiro dell’anima. Dalla potenza sensoriale di Duccio Demetrio in Foliage-Vagabondare in autunno alla complessità di amori oscuri e dibattuti come quello tra grandi poeti (Guido Gozzano e Amalia Guglielminetti in Lettere d’amore, Ingeborg Bachmann e Paul Celan in Ci diciamo l’oscuro di H. Bottiger), la ricerca di Giuliana punta sempre a cogliere il rapporto profondo tra intelletto, sensazioni e spiritualità.
 

Dalla passione per la storia alla passione civile

Basta sfogliare le pagine di questo libro per valutare la posizione dominante che occupa la storia negli interessi della nostra autrice. Un interesse che, ovviamente, non va misurato soltanto in termini quantitativi. Dai drammi generati dalla storia contemporanea – da quello ebraico alle guerre e alle tragedie ancora in corso – si giunge a una vasta riflessione sul nostro tempo, una riflessione che non rimane mai teorica o di principio, anzi, che approda a un impegno civile rivendicato da Giuliana con la stessa passione finora rilevata nell’ambito letterario.
In realtà, al di là dei fatti storici – le due guerre mondiali, gli anni del fascismo, le dittature dell’est europeo, la tragedia di Hiroshima… – sono le ricadute di questi drammi sull’umanità a colpire Giuliana. Innanzi tutto la sofferenza indicibile che colpisce i più deboli: quella dei bambini in particolare durante la guerra in Georgia (Tamta Melasvili in La conta ), quella degli orfani della dittatura di Ceaucescu in Romania (Liliana Lazar in Figli del diavolo), quella dei figli della Shoah (I bambini di Moshe di Sergio Luzzato).
Molte donne certo, perché anch’esse sono state vittime in primo piano nelle tragedie storiche, ma raramente vittime passive, anzi, donne combattive sotto ogni cielo e in ogni conflitto come le tre eroine di Cinzia Leone, ebree per caso, in Ti rubo la vita, che la vita non se la lasciano rubare perché la loro è “la forza delle donne defraudate della loro identità”; come le portatrici carniche di Ilaria Tuti in Fiore di roccia che salgono “al Golgota tra sassi che rotolano come teschi” e salvano il fronte con una resistenza e una forza ideale esemplare.
Ci sono poi le ferite profonde, quelle della coscienza che le guerre e le violenze portano con sé e seminano nel cuore degli uomini. Le fratture insanabili, come quelle descritte da Andrès Neuman in Frattura dopo Hiroshima, cicatrici dell’anima che portano il protagonista a “elaborare un’estetica della sopravvivenza” interpretata con maestria da Giuliana: “È la narrazione di un mondo lacerato ma anche un canto di resistenza che sa illuminare la bellezza trascurata delle cose rotte”. Non è meno profonda la riflessione sul libro di Annette Hesse, L’interprete, che mette in scena il senso di colpa che si insinua nell’omertoso dopoguerra tedesco: “È sconvolgente l’immagine complessa della Germania con i suoi spettri e i suoi drammi. Un romanzo che non assolve nessuno: la colpa non ha vie di fuga”.
Non vengono sottovalutati gli strascichi più subdoli della guerra o delle dittature, quelli che penetrano nella mente e modellano il comportamento di chi non ha le risorse per diventare eroe o opporre resistenza. È il caso di Tommaso, il protagonista del bel romanzo di Sergio Soave (La ricevuta), una microstoria nella grande storia che mostra come l’ossessione e la rigidità mentale possono impedire definitivamente alla mente di evolvere anche quando si è liberati dall’oppressione. Non è il caso di Mara, la protagonista dell’omonimo romanzo di Ritanna Armeni, plasmata dagli stereotipi del fascismo ma in grado poi di accedere alla presa di coscienza guidata da donne famose come, fra le altre, Alba de Céspedes, e a partecipare “al flusso di crescita e di emancipazione, il disincanto, quando si abbattono le barriere temporali e i programmi politici” tracciati dal fascismo.
Dalla passione per la storia alla passione civile, il passo è breve. Questo passo, nella scelta delle sue letture come nella vita, Giuliana Bagnasco l’ha compiuto con la stessa determinazione e la stessa carica umana.
Dalla lettura delle recensioni che abbiamo riunito nella sezione Giuliana Bagnasco: la passione civile, emerge, oltre all’attenta osservazione della storia e alla denuncia delle sue tragiche derive, la potente voce dell’impegno civile, della difesa dei diritti, della lotta contro l’ingiustizia, della difesa della ragione contro il fanatismo. È la voce di Giuliana militante, insegnante impegnata e coinvolgente, donna libera e rigorosa, amica leale e empatica che ha saputo circondarsi di collaboratori e amici per dare corpo ai suoi slanci ideali.
Sicuramente il suo impeto vitale ha saputo darsi mete forti e decise ma sempre contenute da un grande senso di responsabilità. Uno dei libri che maggiormente le assomiglia e in cui ritroviamo “i pezzi di sé” di cui parlava Recalcati è forse il saggio di Paolo Di Paolo Tempo senza scelta in cui “l’autore interroga la memoria collettiva stimolando un confronto generazionale” nel tempo in cui “la fine delle ideologie ha alleggerito il peso delle scelte svuotandole di ogni urgenza, lasciandoci in balia del narcisismo digitale di massa”. Con Di Paolo condivide il bisogno di restituire agli eventi l’interiorità e il sentimento che hanno perso e con lui rivolge a tutti noi questo invito: Scegliete di essere per qualcosa, non contro. Scegliendo, recuperate un po’ di sincerità, anche goffa e forse anche un po’ di purezza. In questo appello c’è tutta Giuliana.
Questo grande senso di responsabilità investe i campi più sensibili dell’impegno profuso da Giuliana. Lo si ritrova in libri emblematici: Il bambino nascosto di Roberto Andò in cui alla violenza e al sopruso, il maestro risponde con l’educazione e la passione civile, “l’educazione affettiva … il calore della cultura in una bellissima parabola sull’amore e sulle sue infinite e inattese forme”. Lo si ritrova ne La straniera di Claudia Durastanti: “È il romanzo di un’educazione sentimentale che dimostra come la storia di una famiglia sia una storia del corpo e delle parole”.
Allarga poi questo appello alla responsabilità sociale con la denuncia delle ingiustizie più pesanti e clamorose del nostro mondo: sono le pagine animate da una profonda passione civile, quelle scritte da Bianca Stancanelli in La pacchia, la pacchia di “chi sfrutta il nuovo schiavismo, delle cosche, dei caporali che sfruttano i migranti”, e di una politica spregiudicata e complice. Un tema largamente condiviso da una delle voci più forti dell’accusa lanciata contro una situazione di intollerabile ingiustizia fonte di odio e rancore, una voce che giunge a giustificare la disubbidienza civile quando si tratta di rispondere alla disumanità con l’umanità: è la voce di Alex Zanotelli, missionario in Sudan e Kenja nelle baraccopoli africane, in Prima che gridino le pietre. Manifesto contro il nuovo razzismo. Un flagello di ogni tempo il razzismo; ha radici profonde: Razzismo è impedire la creazione di un’umanità comune, non un orpello del passato, sta crescendo nel disastro dell’Europa e dell’Italia scrive la grande scrittrice americana Toni Morrison (L’origine degli altri).
Ma l’avversione di Giuliana per la prepotenza si estende ad ogni livello del comportamento umano, compresa la qualità delle relazioni interpersonali nella quotidianità. Si ritrova questa caratteristica della sua personalità nella scelta di due saggi accattivanti: Sopruso: istruzioni per l’uso in cui Valerio Magrelli sviluppa un’autentica “poetica del rispetto”. “In pagine furibonde e paradossali – sintetizza Giuliana- viene così tracciata la genealogia della prepotenza, per esortare alla difesa di alcuni diritti ormai dimenticati”. Non poteva mancare lo humour di Marc Augé (Le tre parole che cambiarono il mondo) in cui il sociologo francese inventa “una favola visionaria e insolente” facendo dire a Papa Bergoglio nel giorno di Pasqua Dio non esiste, un’esclamazione che scatena un marasma incredibile a livello mondiale mettendo a nudo la fragilità della razionalità umana quando viene toccata una fede incapace di accogliere in sé il dubbio. Difensore del razionalismo puro e della fede illuministica, Augé dimostra con ironia e sarcasmo quanto possono “essere pericolose le religioni vissute con fanatismo senza il rispetto dei dubbi di alcuno o la diversa fede di altri”: questa è la morale della storia alla quale applaude Giuliana.
In questa cavalcata tra diritti, mutamenti, battaglie e eroismi, la presenza delle voci femminili ha un posto rilevante. Lo abbiamo già notato nei libri relativi alla poesia, alla storia e all’impegno civile, ma abbiamo voluto sottolinearlo radunando queste voci in una sezione specifica. Non è nuovo per nessuno l’interesse di Giuliana per le scrittrici né la sua militanza nel difendere l’emancipazione della condizione femminile. Tuttavia è interessante precisarne i contorni per non banalizzare o tradire un impegno che le stava molto a cuore.  Dalle storie di donne da lei scelte, emerge una doppia nota di fondo: da una parte la costante ricerca di dignità e libertà in una società molto complessa, disseminata di Semafori rossi (di Gianna Radiconcini), dai paletti che la donna deve difendere per salvaguardare sempre la sua dignità e la sua libertà in ogni settore, non soltanto nel confronto etico con i maschi  ma nella coerenza e nella lealtà verso se stessa, il che richiede una grande capacità di consapevolezza e di rigore nel gestire il proprio ruolo nella società; la seconda costante è un segreto, dice Annalena Benini in I racconti delle donne, è un segreto messo a nudo nella recensione con queste parole:  “Il filo di tutti i suoi racconti è una lunga battaglia leale con la vita. Le donne si divertono, scrivono, fanno figli, amano e odiano ma sono vittime di un segreto, qualcosa che vorrebbero ignorare incombe: la necessità di sentirsi legittimate”. Il femminismo di Giuliana non è quindi di natura prevalentemente rivendicativa; è un femminismo di fondo che esalta una presa di coscienza profonda, che va oltre la difesa dei diritti e che esige un’introspezione e una riflessione sulle radici storiche e antropologiche del comportamento femminile. Ovviamente si è soffermata con entusiasmo sull’esempio delle “donne capaci di lacerare diaframmi intellettuali e culturali con uno spirito insubordinato che ha trovato incarnazione nel corso dei secoli”. Succede in Le disobbedienti. Storie di sei donne che hanno cambiato l’arte, il libro di Elisabetta Rasy che racconta le lotte di queste artiste la cui battaglia e la cui passione per la pittura sono riuscite a “cambiare per sempre […] l’immagine e il posto della donna nel mondo dell’arte”.
Ma la forza delle donne non è soltanto nella caparbietà con la quale gestiscono il loro posto nella società, è anche nell’estrema profondità con cui possono gestire il rapporto con l’altro. È il caso di due libri in cui le autrici sono di fronte alla morte di un essere caro e riescono a elaborare il loro lutto facendo vincere la vita. Così, in La ridicola idea di non vederti più, Rosa Montero riesce a “guarire del proprio dolore raccontando quello di un’altra”, riesce a attingere dal diario di Marie Curie tenuto dopo la morte del marito e dalla forza con cui questa donna (due volte Premio Nobel) ha cercato di essere libera nonostante le restrizioni della società, l’energia per “opporre la bellezza all’assurdità della vita”. È così anche per Edith Bruck, in Ti lascio dormire, la “lunga, commovente lettera d’amore al marito Nelo Risi” in cui “l’autrice si affida alla scrittura per resistere allo smarrimento per la sua scomparsa”. Due esperienze di elaborazione del lutto in cui le autrici riescono a comunicare al lettore che – come scrive Edith Bruck – morire è parte della vita, non della morte… e che persino nella morte può esserci bellezza se sappiamo viverla.

Oltre la passione

La sezione in cui si colgono appieno lo spessore e l’incisività della lettura di Giuliana Bagnasco è, a parer nostro, l’ultima, che abbiamo intitolato Giuliana Bagnasco: Paesaggi umani. Le recensioni qui raccolte possono a prima vista apparire eterogenee perché il loro denominatore comune non è l’argomento, è il paesaggio, inteso come potere evocativo del contesto in cui siamo immersi, sia esso natura, cultura, arte o filosofia, cioè il paesaggio umano che ci avvolge e con il quale facciamo tutt’uno.
Lo dice molto bene Vittorio Lingiardi nel suo Mindscapes ­dove, da psichiatra psicanalista, studia il rapporto tra psiche e paesaggio rendendo chiaro che “il paesaggio elettivo è il luogo che cerchiamo per dare forma e immagine a qualcosa che è già dentro di noi”. Può essere un paesaggio naturale, artistico o spirituale, non importa, il paesaggio, dice l’autore, è già la nostra psiche nel mondo. In quanto al paesaggio naturalistico propriamente detto, due testi in particolare sono emblematici. Il primo è Al giardino ancora non l’ho detto di Pia Pera, un libro pieno di luce e di speranza in cui l’autrice, malata di SLA, sceglie il suo giardino-orto, cioè un ambiente di piante e di fiori, per congedarsi dalla vita con “un senso di equilibrio e fatalità, quello che la Natura trasmette a chi sa entrarvi dentro”. Se si aggiunge, come viene precisato nella recensione, che l’autrice “dalla poesia di Emily Dickinson attinge il titolo del libro: Al giardino ancora non l’ho detto/ non ce la farei/ nemmeno ho la forza adesso/ di confessarlo all’ape…” e se si ricorda la passione con cui Giuliana Bagnasco ha saputo interpretare la simbiosi della poetessa con la natura (nel libro L’incanto nella poesia di Emily Dickinson, 1994) si misura il fascino che questa visione olistica della vita ha potuto suscitare in lei. Si ritrova questo legame intimo tra animo e natura nel romanzo Il pozzo della grande scrittrice lettone Regina Ezera in cui “viene raccontato un mondo circondato dall’acqua e avvolto dai lunghi crepuscoli dell’estate nordica, una realtà fluida e sfumata come i rapporti umani e i paesaggi interiori in cui ci si immerge”.
Altre volte, portatrice di questo potere evocativo in grado di trasportare l’anima oltre il contingente, oltre la passione stessa, è l’arte. Succede in Un punto di approdo di Hisham Matar, la storia di uno scrittore libico venuto a Siena per “trovare un senso ai suoi giorni di crisi e frustrazione” dopo la morte del padre è letteralmente soggiogato dalla bellezza della città, dall’arte: “con i dipinti di Duccio Buoninsegna e Giovanni di Paolo, gli spazi della città, la lingua, la storia stimolano il desiderio di vedere con gli occhi dell’altro”. È quindi l’arte ad aprire cuore e mente. Così succede anche a Jean Brokken in Bagliori a San Pietroburgo, la città” focolaio di tutte le rivoluzioni e fondale di tutti i sogni” scrive Giuliana, dove l’incanto del viaggiatore davanti alla profusione di ricchezza culturale e artistica di questa capitale mitica della cultura europea, tra “figure della letteratura, della musica, del teatro, del balletto”, va oltre la meraviglia e fa percepire la profondità della vita. Un processo che acquista nell’ultimo romanzo di Claudio Magris, Tempo curvo a Krems, una dimensione particolare: la coscienza del tempo della vita, “la volontà di andare oltre i limiti temporali….”, scrive ancora Giuliana, è vista da “un grande scrittore di frontiera che ripercorre le grandi stagioni della cultura mitteleuropea … e vive di confini esistenziali”. È con Il campo di Robert Seethaler che questa osmosi tra paesaggio e anima giunge al massimo della sua potenza. Raccolto ogni giorno davanti ai sepolcri nel suo villaggio, “un uomo mette in scena il teatro della vita e della morte  … un affresco di umanità … in cui si eleva la voce di una serie di destini per un unico destino”: ero un essere umano ora sono mondo. A questo punto il ‘paesaggio umano’ si è fatto spiritualità.
È questa dilatazione della percezione ‘oltre la passione’ che porta Giuliana Bagnasco a privilegiare gli autori i quali, oltre l’arte, oltre le culture, oltre i paesaggi dell’anima, oltre il tempo e la vita, riescono come Pia Pera a “esorcizza[re] la paura della morte, a ridu[rre] la divaricazione finito-infinito tra cui si gioca la partita della nostra esistenza”.
Scrivere, che passione!

Al termine di questa carrellata in cui siamo andate alla ricerca della voce di Giuliana attraverso le recensioni dei libri che ha amato, possiamo dire, per riprendere l’espressione di Recalcati che raccontare i libri che abbiamo amato significa raccontare la nostra vita?
Non possiamo rispondere a questa domanda senza incrociare le nostre impressioni con le motivazioni profonde sulla lettura, lasciateci da Giuliana come guida alla nostra riflessione. Quindi, ricapitolando e sovrapponendo le due griglie di lettura, la sua e la nostra, ci chiederemo se abbiamo trovato nelle sue pagine riprodotte in questo volume, una rispondenza.
Cosa rappresentavano i libri, per Giuliana?
“Una mappa per l’esistenza, … un processo di identificazione, … un cogliere la vita amplificandone le emozioni”. Sono le qualità che abbiamo via via incontrato approfondendo la lettura delle sue recensioni e che ci hanno portato a definirla lettrice visionaria, quando penetra nel mondo poetico e fa sua l’epifania di sensazioni trasmessa dalle pagine che legge, lettrice empatica quando fa sua la sofferenza degli esseri umani travolti dalla storia e dalle sue tragedie, lettrice militante quando fa sua la denuncia dell’ingiustizia e l’impegno per le grandi battaglie civili.
“I libri come semi” per attraversare la vita come “una foresta di simboli”, cogliendo il loro significato profondo. Questo è il suo animo baudelairiano, alla ricerca delle corrispondenze che uniscono le immagini, i suoni, i profumi, le percezioni di un mondo integro, non frammentato. Il suo è lo sguardo meravigliato di chi attraversa la Natura come un tempio, sapendo afferrare i messaggi che ci manda e sapendo leggere i simboli che ci circondano.
Last but not least, la passione per “la scrittura di qualità”, la sua e quella degli altri. Una qualità che lei ha sempre sottolineato nei suoi commenti, che è palese nelle citazioni dei suoi autori e che sovente abbiamo voluto riprendere: esse confermano la passione di Giuliana per la forza delle immagini, il suo gusto per le metafore, espressioni di un mondo indivisibile, per l’incisività della lingua e l’efficacia delle formule. Due qualità queste, l’incisività e la forza della sintesi, che sono i pilastri della sua scrittura e che sono essenziali nell’arte della recensione. Oltre al fervore con cui ha comunicato la sua passione e la delicatezza con cui ha penetrato l’animo e il pensiero degli uomini e delle donne del cui mondo si impadroniva attraverso la lettura, c’era la ricerca appassionata del modo migliore per comunicarlo ai suoi lettori. Trasmettere il messaggio, con forza ed efficacia, era il suo obiettivo, sentito come una missione. I suoi incipit, le sue formule finali, particolarmente accurate, sono il segno di un’arte, dell’efficacia di una scrittura ad un tempo vigorosa e essenziale, e fanno delle sue recensioni, riunite in questo volume, un manuale di educazione all’ascolto dell’altro e di sé stessi.


[1] Le citazione di autori sono riportate in corsivo, quelle di Giuliana Bagnasco tra virgolette

[2] Si  veda: Giuliana Bagnasco, Tre fulgenti stelle, ed. Spigolatori 2024

(Il testo qui riprodotto è la postfazione al volume: GIULIANA BAGNASCO, Dimmi cosa leggi e ti dirò chi sei, a cura di Yvonne Fracassetti Brondino e Gabriella Mongardi, edizioni “Gli Spigolatori”, 2025)