Sottozero di Elena Mearini

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Dalla postfazione di Antonio Bux

In un tempo, quello attuale, dove la poesia pare non bastare mai a sé
stessa, Elena Mearini sceglie in questa sua nuova silloge il frammento
come soluzione letteraria per declinare l’infanzia, l’amore e la condizione intima dell’essere umano, senza però mai scadere nel banale gioco metaforico del già visto, piuttosto monitorando ciò che vive interiormente ed esternamente attraverso uno sguardo grandangolare che si comprime e dilata a seconda dell’esigenza del momento, proponendo squarci di notevole forza in uno snodare di distici che paiono tendere più al monito della pagina bianca che al voler dire necessariamente troppo. La Mearini agisce dunque per sottrazione, sebbene non manchi certa enfasi, pur meditata fino all’osso della forma, quasi fosse per l’autrice milanese un’esigenza censoria la strada da intraprendere verso lo zenit della propria lingua. [...]  Proprio il titolo della raccolta viene dunque in soccorso, giacché oltre il grado zero del pensiero si annida tra queste pagine un sentimento polare, quasi rarefatto, dove isole di senso procedono a intermittenza mentre la prosodia deflagra lentamente a favore di una più pura, levigata verticalità. Ed è dunque nel vertice del reale che l’autrice manifesta l’eterna lotta interiore, che è però qui lotta apparente, data la sistematica campionatura del linguaggio, coeso nel sedimentare e freddare ogni qualsivoglia volo pindarico di sorta. La storia di tutta una vita diviene perciò pretesto, ripiego sincopato del dire su più registri che modulano le frequenze sensoriali e le scansioni del respiro e di ogni movimento circolare dello spazio, spazio che Mearini domina con la segretezza della sua parola poetica. La totale mancanza di punteggiatura attesta questa volontà di sparizione, di neutralità del soggetto. E se da un lato le soluzioni formali attestano l’esilio del pensiero grazie a una mancata ridondanza estetica, dall’altro la voce più spontanea dello spirito riecheggia tra un’ambientazione puramente urbana e la senescenza meditativa di una continua ricerca rivolta al raggiungimento di epifanie essenziali, lì dove un nostos mellifluo presagisce in sottofondo la morte. [...] Proprio per questo le immagini qui proposte possono apparire come fiaccole e lucciole in ugual misura, da dove si può scrutare l’abisso ma anche la superficie del mondo, insomma quei poli estremi dove, grazie alla poesia, lo sguardo e il dire possono di volta in volta calibrare un’unica visione fino a raggiungere quell’equilibrio, di celaniana memoria, che ha nel meridiano del proprio attraversamento la “svolta del respiro” alla quale ogni autore dovrebbe necessariamente ambire. Svolta che Mearini sembra aver felicemente raggiunto per dare misura e visione centripeta al sentire tramite versi compatti e finemente densi.

Da Sottozero (Marco Saya Editore 2026)

Possiamo noi
ululare al deserto degli occhi

come lupi che implorano
un’iride parlante

possiamo noi sfinire le voci
nel verso di bestia che attende

il miraggio di uno sguardo
ombra d’uomo tra le palpebre

*

La tua più cara amica
era una striscia d’orto

dietro casa oltre la ghiaia

dalla terra cresceva
l’altare dei pomodori

oggi il cane mi guarda
e sa che del mondo

non conosco gli odori

*

Era un tempo di magra
la neve a cui parlare

tua madre al cancello
attendeva sulla soglia

come se il bianco fosse
un bambino libero

e la strada di sasso
non avesse ancora

spezzato le nostre promesse

*

Siamo così
indaffarati a morire

che nessuno ci pensa mai
a questa fine che viene

sotto altro nome
si preferisce fare

il gioco dei grandi
il paradiso coi fucili

così cresciamo
con l’occhio contrario

*

E se fossimo noi
il ritaglio nel foglio

la bocca d’aria nel muro
noi la spinta

sotto lo zero
noi gli speleologi

del nulla

che ci prende a colpi
di bugie minerali

*

Eppure accade così
un giorno alla porta

il mai più si presenta
e porta via tutto il prima
lasciandoti qui

in pantofole sulla soglia
con il dopo sconosciuto

che già si aggira
per la tua casa

*

Elena Mearini (Milano, 1978) è autrice di narrativa e poesia. Da diversi anni insegna scrittura creativa e ha lavorato sui percorsi di scrittura autobiografica nelle carceri e in istituti di riabilitazione psichiatrica. È fondatrice, direttrice e docente della “Piccola Accademia di Poesia” di Milano. Ha pubblicato le raccolte poetiche Dilemma di una bottiglia (Forme Libere, 2013), Strategia dell’addio (LiberAria, 2017), Eri neve e ti sei sciolta (Re Nudo, 2025), e per le Marco Saya Edizioni Per silenzio e voce (2014), Separazioni (2019), Aritmia (2021) e A molti giorni da ieri (2024). Ha inoltre pubblicato i romanzi 360º gradi di rabbia (Excelsior 1881, 2010), Undicesimo comandamento (Perdisa Pop, 2011), A testa in giù (Morellini, 2015), Bianca da morire (Cairo, 2016), È stato breve il nostro lungo viaggio (Cairo, 2017), Felice all’infinito (Perrone, 2018), I passi di mia madre (Morellini, 2021) e Corpo a corpo (Arkadia, 2023).

(A cura di Silvia Rosa)