Esattamente altrove di Eliza Macadan

prima-copertina

Dalla quarta di copertina di Fabrizio Dall’Aglio

C’è un luogo che non esiste sulle mappe, ma che risuona in ogni poesia di questa raccolta: un altrove preciso e sfuggente, un confine tra il tempo e l’eternità, tra la memoria e l’oblio. Le parole si fanno pietra e vento, attraversano città ferite, deserti siderali, stanze abitate dall’eco di chi è andato. Una voce poetica lucida e visionaria, quella di Eliza Macadan, che scava la superficie del reale per scoprire ciò che vi pulsa sotto: il sacro, il disastro, il corpo, la storia che si ripete in ogni guerra e in ogni addio. In questa poetessa romena la lingua italiana sembra accendersi di nuovi significati: una metrica del tutto varia ma sempre sorvegliata, parole che cozzano tra loro, si rincorrono anche foneticamente, a volte fino all’assonanza e alla rima, che arriva spesso inaspettata, ricomponendone, o anche dirottandone, il senso: «Corre stremato un pensiero, / guerriero»; o ancora: «Salirò, lo sai, vestita / non di stelle, né di foglie / ma di un solo verso scritto / sull’acqua color universo». Proprio in questa «acqua color universo» si trova forse l’Esattamente altrove di Eliza Macadan, un altrove linguistico e geografico insieme, vissuto da un Est che sembra ormai sciolto dagli opposti punti cardinali: un Est che è ovunque e che diviene «l’ultimo test», la prova finale del nostro essere e dire nel mondo.

 

Da Esattamente altrove (Di Felice Edizioni 2025)

Ti ho incontrato alla fine del mondo
passavano accanto a noi uomini e angeli
alcuni avevano costumi neri
altri un pezzo di cielo sulle spalle
ci siamo guardati nei cuori tra parole mute
il tempo non è tempo non temere
qua e là cadono piogge stelle e cantano
uccelli al sole tengo la tua mano tieni la mia
scivoliamo adagio verso

*

Una come me, inaffidabile, perché
proprio mentre tocca il cielo
con la sua risata,
scoppia in lacrime
e china la testa,
guarda il suolo.

Una come me, inaffidabile, perché
mentre vola alto,
con ali di seta angelica,
poggia il piede
sulla montagna dorata,
in attesa del ruolo che…

Una come me, inaffidabile, perché
se ne andrà esattamente
altrove, proprio lì dove,
aspettando Te, vedrà
che nulla, proprio nulla,
tanto meno la Terra,
si muove.

*

le stelle cadevano
con i fiocchi di neve
l’inverno scivolava
sullo specchio del mare
non c’era partire né
arrivare la terra gelava
piano il tremore spaccava
la pelle

un cavallo
bianco la sorte ci porta
in sella ci butta poi
nello stagno luciccano
neri gli occhi di
un’unica morte

*

Che splendido cielo
di ieri scende

Il drago elettrico
si mangia indisturbato
il deserto,
mentre i razzi,
a centinaia, passano
un confine finto

e uccidono per davvero.
Volano però dappertutto
uccellini di foglie bianche.

*

La lingua è tutta terra,
gli occhi, macchie di cielo.

E questa notte è rigida,
l’equilibrio tra noi.

Quale stella è nostra,
quale settimana,
quando ti avvicini a me attraverso il cielo
e sbirci la mia biancheria intima,
che disegni proprio come ti piace.

La mia lingua è terra,
la mia mano destra un salmo,
il mio pensiero
ti allontana o ti avvicina.

*

Ha cent’anni la guerra che pensavamo
pianare dalle due parti del muro
e non è finita
eserciti rossi bianchi e verdi
affannati smembrati strappati
da case sparse per il mondo
cittadini senza città uomini senza umanità
giovani senza futuro
madri senza età

*

non c’è più un’alleanza che porti
speranza di pace le armi fanno rumore
e vendono bene le propagande ma
no non sto dicendo che questo
può interessare svegliati oggi
e lascia la notte passare nel
laboratorio di menti oscurate
è un guinzaglio il muro
non è barriera in strada si svolge
la finta festa eredità delirante
e cadono blocchi di pietra nel centro
di un villaggio affonda l’asse del mondo
io sto qui da questa parte del tempo
tu dove poggi le mie mani sognanti?

*

Eliza Macadan (1967) vive a Bucarest e scrive in romeno, francese e soprattutto in italiano. Le sue raccolte di poesia hanno ricevuto vari riconoscimenti in Romania, Italia e Francia, tra i quali il Premio Léon Gabriel Gros nel 2014 per Au Nord de la Parole. Le raccolte italiane sono: Frammenti di spazio austero (2001, 2018), Paradiso riassunto (2012), Il cane borghese (2013), Anestesia delle nevi (2015), finalista ai premi Camaiore e Fabriano, Passi passati (2016), Pioggia lontano (2017), Zamalek, solo andata (2018), Pianti piano (2019) e In ginocchio fino all’arcobaleno (2020).

(A cura di Silvia Rosa)