DENİZ AYHAN
Chimica e Rovina nell’Identico
Piove. Caner dice che continuare con le mie vecchie abitudini mi farà bene. E così faccio.
Il tempo non ha un centro, perché non ha né inizio né fine; c’è solo un’uniformità che si espande. Mentre fuori i calendari mostrano i toni freddi e grigi dell’inverno, dentro di me si combatte la battaglia di un’altra stagione. Mentre Arda, con il coraggio di un esploratore, cerca l’oltre sfidando i confini della mente; io sono rimasto prigioniero dei confini delle mie stesse cellule, a causa di quel “veleno curativo” che mi scorre nelle vene. Un ammasso cellulare di pochi millimetri ha dichiarato la propria indipendenza, ignorando il resto dell’universo. La loro cieca ribellione è stata un colpo inferto a tutta la mia “fede nella realtà”. Mentre cercavo di preservare la mia esistenza, quelle fredde sostanze chimiche iniettate nel mio corpo mi sussurravano che non esiste il tempo, ma solo l’interazione: le sfumature della distruzione e della ricostruzione.
La Nudità di un Passato Cancellato
La profondità del mio caos, questa battaglia campale tra l’essere e il nulla, mi ha riportato a qualche anno fa.
Il padre di Canan, quel gigante narcisista che un tempo costruiva torri con il proprio orgoglio, era ora smarrito tra le rovine della sua stessa mente. La demenza non gli aveva sottratto il tempo; lo aveva semplicemente imprigionato in un’identità monocroma, cancellando le sfumature all’interno di quell’uniformità. Quando i ricordi finiscono, rimane solo un’entità biologica.
Siamo fatti dei nostri ricordi; siamo assenti con ciò che non riusciamo a ricordare. Un equilibrio bizzarro.
Quando siamo entrati in quella casa, l’odore acre che ci ha colpito era, in realtà, l’odore di un passato in decomposizione. Persino i detersivi dell’impresa di pulizie non erano riusciti a soffocarlo. Lo stato terribile del letto era la prova di quanto un uomo possa diventare estraneo alla propria esistenza. Nello sguardo vacuo sul volto di Canan si scontravano l’obbligo di una figlia e l’estraniazione di una straniera: un campo di battaglia dell’essere.
La Leggerezza dell’Acqua e la Fine della Crudeltà
Mentre versavo l’acqua calda sulle sue spalle fragili, sentivo che stavo lavando non un uomo, ma un “nulla”. Ogni goccia che cadeva e si infrangeva sul corpo di quel narcisista che un tempo ruggiva, scuoteva la mia anima con un senso di vacuità assoluta. In fondo, siamo solo la somma della nostra memoria e dei nostri ricordi. Quest’uomo che aveva perso i suoi ricordi non era, in quel momento, diverso da un bambino innocente. L’inutilità degli sguardi pieni di rabbia di Canan mi feriva il cuore; lei era arrabbiata con suo padre, ma quell’uomo non era più suo padre. Mentre gli infilavo la canottiera e le mutande, farfugliava qualcosa di incomprensibile con una sottomissione infantile. Mi sentivo sollevato, purificato. Poi ho pianto a dirotto in bagno, volevo nascondere le lacrime a Canan.
Mentre lo consegnavamo all’ambulanza, eravamo testimoni della fine di un’era. “Questa rabbia pesa troppo sul cuore… lui non c’è più”, dissi con tenerezza. Canan disse solo: “Grazie per quello che hai fatto oggi”. Avremmo potuto portarlo noi in macchina; mandarlo in ambulanza non era crudele, ma avremmo comunque potuto farlo. Ora capisco che non poteva venire con noi, perché il nostro mondo era ancora pieno delle illusioni della “realtà” e del “tempo”; lui, invece, era già sprofondato in quell’identità assoluta dove il tempo non esiste più.
Quando è arrivata la notizia della morte, non mi sono sorpreso. La morte era già avvenuta in quel bagno, nel calore dell’acqua ve nel profondo silenzio dell’uomo. Ciò che restava era solo una formalità biologica.
Conclusione: Il Cuore Pulsante del Ciclo
Ora, guardando l’inverno dalla mia finestra, capisco meglio:
Il tempo non esiste. Esiste solo la ribellione delle cellule, il calore confortante dell’acqua e la perdita spietata della memoria. Noi recitiamo la vita e la morte, confinate in quel micro-spazio, con una serietà tale come se fossimo su un immenso palcoscenico teatrale. Invece, tutto non è che una piccola variazione di tono all’interno dell’uniformità. Un giorno, quando anche quei toni si mescoleranno tra loro, non rimarrà né ribellione né rabbia.
Continua a piovere. Mentre guardo la pioggia cadere dalla finestra, continuo a sentire la vita, nonostante tutto.


