Pietre e miraggi | Luigi Palazzo

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Dalla quarta di copertina

“La parola poetica avvicina soltanto ma è, nello stesso tempo, quella parola che salva il mondo dall’abbandono, trasforma l’esilio in speranza, ritesse ilfilo spezzato della vita… è una parola capace di essere civitas, luogo, dimora.” (Y. Bonnefoy)

Le poetesse e i poeti pubblicati nella collana Portosepolto si collocano in quel luogo letterario e umano in cui si compie il nostos del poeta e della sua parola che, spesso, si esprime come cura verso l’intima natura delle cose e attenzione per ciò che è, agli occhi dei più, infinitamente piccolo e quotidianamente trascurabile. Una parola poetica che nasce dalla tensione tra l’avvicinarsi e il mai riuscire a manifestarsi a pieno di ciò che resta desiderato e inesprimibile, se non attraverso il tentativo della poesia.

Da Pietre e miraggi (peQuod 2025, collana Portosepolto)

Tra le maglie di un rudere
un setaccio, il Sud,

trattiene
vite rassegnate,
pietre e miraggi.

*

Quant’erano belli i funerali
al mio paese

che quando se ne andava
uno di noi
era
uno di noi
che se ne andava.

Il sasso sul catrame
tracciava la rotta– al suono di
passi strascinati
s’avvitava l’assenza.

E la vita
mischiata all’istante
scorreva
fino alla madre
appesa
allo stelo d’un fiore.

*

Pende la resa
sulla porta del bar
dove risuonano i comizi elettorali
e la domenica al din don dan
s’intonavano schiamazzi
per quattro lire di paste.

Pende sul binario
dove il vento
sfiorava coppole
e promesse.
Ora agita rami secchi
e un cartello sbiadito.

*

Dalla finestra
ho incrociato lo sguardo
di mia madre
a trentaquattro anni
capelli scompigliati.

Due bambine
l’una in braccio l’altra
nel palmo di una mano
non sanno ancora che papà
è un ricordo.

Un bambino che non ha mai visto la neve
domanda dove sia il cielo
quando è buio.

*

Scontare il Sud,
vivere due vite
in mille inciampi.

Una per le zolle
aride ed uguali
e la polvere
intrisa di sudore.

Per la colpa appesa alla torretta
con la testa di un brigante.
La colpa rosa
dal sole a mezzogiorno,
rinsecchita nelle ginocchia,
nel sangue raggrumato
tra le dita.

Un’altra uscita
per tendere catene
come un cane
che si lancia sul sentiero
ma rimbalza per la morsa
del collare.

La seconda vita
al Sud,
per rosicchiare i cocci,
sulla riva.

*

Luigi Palazzo (18 settembre 1986) ha pubblicato le raccolte di poesie Non raccontarmi il cielo (Manni, 2019) e Bar Samarcanda (Transeuropa, 2021, menzione d’onore Premio Casentino, attestato di merito Premio Montano, Selezione Premio Prestigiacomo). Con inediti, finalista al Premio Fabrizio De Andrè, menzione d’onore al Premio Bacchereto, menzione d’onore al Premio Città di Borgomanero.

(A cura di Silvia Rosa)