Un viaggio nella poesia femminile del Novecento, tra autrici riconosciute e figure rimaste ai margini della memoria letteraria. Il volume propone i ritratti di 21 poetesse tra cui Antonia Pozzi, Amelia Rosselli, Alda Merini, Cristina Campo, Jolanda Insana, Patrizia Cavalli, riportandole al centro della storia culturale italiana. Nadia Chiaverini e Cristiana Vettori intrecciano biografia, critica e testi poetici, dando spazio a voci che hanno saputo crescere fuori dai canoni dominanti. Il libro nasce dall’esperienza della rassegna “Poesia diffusa” svoltasi a Pisa e trasforma letture e incontri in una vera e propria mappa di percorsi poetici, raccogliendo contributi di scrittori e critici che hanno partecipato al progetto. Prefazione di Giacomo Cerrai, introduzione di Nadia Chiaverini, postfazione di Maristella Diotaiuti, note di apertura e di chiusura: sguardi diversi che incorniciano un percorso corale e invitano a riscoprire la ricchezza di forme e traiettorie che hanno segnato profondamente la poesia del Novecento e in qualche caso anche quella dei primi decenni del nuovo secolo.
Dalla nota di apertura di Cristiana Vettori
Ci sono storie che non si raccontano con la voce di una sola persona. Ci sono libri che nascono da un’energia diffusa, collettiva, spesso informale, eppure capace di attraversare le stanze dell’invisibile. Poesia Diffusa – Poetesse italiane del ’900 da non dimenticare è uno di questi. Non è soltanto un’antologia, ma una costellazione di incontri, ascolti, intuizioni. E soprattutto è un atto d’amore nei confronti di una poesia che ha saputo fiorire ai margini, lontano dalle ribalte e dai canoni dominanti. Quando con Nadia Chiaverini abbiamo iniziato a pensare a questa raccolta, non avevamo in mente un’opera sistemati ca o “definitiva”. Avevamo il desiderio di far risuonare voci che nel tempo avevamo amato, studiato: quelle voci, scoperte magari per caso, che erano risuonate nella rassegnam“poesia diffusa”, proposta da Nadia Chiaverini e realizzata con altri scrittori, scrittrici, critici letterari: una iniziativa che aveva portato in vari luoghi della città di Pisa le voci di poetesse del Novecento, spesso poco conosciute o dimenticate. Voci che, in qualche modo, ci parlavano di un’urgenza: quella di non essere lasciate indietro. La poesia delle donne ha spesso dovuto inventarsi i propri sentieri, le proprie forme, il proprio spazio. Ha dovuto guadagnarsi, parola dopo parola, la possibilità di esistere.
Questa antologia è una traccia parziale di quei sentieri: non vuole concludere nulla, né risarcire torti, ma offrire un modo per entrare in relazione con poetesse che meritano attenzione. Leggerle significa accogliere una pluralità di sguardi, tonalità, ferite, visioni. [...]
Dalla prefazione di Giacomo Cerrai
[...] L’esperienza di “Poesia diffusa” ha cercato di essere di tipo divulgativo e relazionale, di essere non tanto esaustiva quanto disseminativa, cioè capace di suggerire un link culturale, una curiosità di ritorno, una possibilità, volendo, di approfondimento personale. E questo volume in sostanza cerca di essere, più che una antologia, il fermo immagine di una esperienza viva, replicabile, feconda. E soprattutto in presenza, proprio ora che i social rompono il silenzio a ogni ora con fin troppe voci “poetiche” e contemporaneamente aumentano la distanza e annullano il dibattito.[...] La personalità delle poete presenti in questo libro è piuttosto varia, e variamente si è espressa nei loro versi, come cercheremo di vedere. Tuttavia al gruppo che ha animato questa esperienza piace considerare – ed è ciò che conta – la serie di poete presenti qui come un nocciolo duro della letteratura italiana del secondo Novecento, da cui storicamente non si può prescindere, avendo esse percorso gran parte delle stagioni poetiche del nostro paese. In questo senso è il loro stile e la loro ricerca a parlare per loro, riconoscendone la peculiarità. [...]
Dall’introduzione di Nadia Chiaverini
Questa antologia ha un carattere eminentemente esperienziale, è il diario di una serie di incontri che ho organizzato insieme ad amici e amiche che condividono con me la passione per la poesia: la rassegna “Poesia Diffusa”, articolata in cinque incontri che si sono svolti dal novembre 2022 al marzo 2023, con la presentazione di tre poetesse in ogni incontro, per un totale di quindici voci. Miei compagni di viaggio sono stati: Giacomo Cerrai, poeta e critico letterario, autore del Blog “Imperfetta ellisse”, Stefania Stephanie Giammillaro, poetessa, animatrice culturale e performer, Cristina Lastri, poetessa e narratrice, Valentina Rosanna Lo Bello, poetessa e performer, Jonathan Rizzo, poeta e performer, Genny Sollazzi, scrittrice e narratrice, Cristiana Vettori, scrittrice e critica letteraria. [...] L’interesse per la diffusione di voci di donne nella poesia del secolo appena trascorso è sorto dall’esigenza di evitare che le stesse cadano nell’oblio e dalla necessità di verifica della loro opera rispetto ad un canone consolidato che, almeno fino agli anni Settanta del Novecento, è stato esclusivamente maschile e inficiato da luoghi comuni: la definizione di poesia “femminile” era infatti intesa in senso riduttivo e in parte anche dispregiativo, come un genere caratterizzato da spontaneità e mero autobiografismo, oltre che privo di elaborazione formale. Come far emergere allora queste voci trascurate nonostante l’alta qualità dei loro testi? Divulgare i loro versi e la loro storia in ambito letterario ci è sembrato l’unico modo per rendere il giusto riconoscimento alla Poesia e alla loro produzione poetica.[...] La presentazione di queste 21 poetesse non segue un ordine alfabetico o strettamente cronologico, ma rispecchia la sequenza e i raggruppamenti delineati nei vari incontri, a partire dalla più recente rassegna di “Poesia Diffusa”, e stabiliti sulla base di similitudini e differenze di carattere e stile letterario delle autrici. [...]
Dalla postfazione di Maristella Diotaiuti
La storia della scrittura delle donne è un fiume carsico, in piena, che scorre in profondità, in anfratti e gore, non visto ma di cui si sente il fragore, e che, però, periodicamente emerge per sua stessa forza propulsiva, ma a facilitarne la riemersione, l’uscita alla luce, molto spesso sono altre don ne, spesso poete, scrittrici, pensatrici, operatrici culturali, che assumono su di sé questo compito, come una missione. Donne che si corrispondono e dialogano, nel tempo, dentro una sorta di sororanza, di genealogia, di discendenza, che è un prendersi cura, raccontarsi e raccontare la verità. Nadia Chiaverini diffonde la poesia delle donne, le parole e i pensieri delle donne, anche e soprattutto di quelle che non sono riemerse, o sono state ricacciare nelle profondità oscure dei vari dimenticatoi, perché la poesia permane e può far risorgere chi non è più dov’era, ma è ovunque noi siamo parafrasando Sant’Agostino.[...] Lavoro prezioso, dunque, questo di Nadia Chiaverini che, pur con uno sguardo sull’esistente, ha scovato tanta produzione dimenticata, dato finalmente attenzione critica alle voci delle donne, scegliendo il confronto, il dialogo sui modi del fare poesia, scambiando percorsi e approcci, coinvolgendo persone, luoghi, vissuti, esperienze diverse in una sorta di comunione, di rituale. Sylvia Plath ritiene la scrittura un rito religioso e soprattutto una rieducazione al riamore per gli altri e per il mondo come sono e come potrebbero essere. È la scelta di uscire da sé e aprirsi al mondo. Soprattutto questo mi porto dalla partecipazione a questo rito, di sororanza certo, ma anche di un fare insieme che assume, in ultima istanza, il significato di un gesto politico.
Da Poesia diffusa - Poetesse italiane del ’900 da non dimenticare (Edizioni Helicon 2025) a cura di Nadia Chiaverini e Cristina Vettori
Voci fuori dal coro Fernanda Romagnoli (1916-1986), Margherita Guidacci, (1921-1992), Maria Luisa Spaziani (1922-2014)
È molto
È molto ciò che regala una giornata
di primavera – ma non sappiamo spenderlo
né accumularlo, tanto
la sua moneta è in disuso.
Ti sembra astruso dar credito
al minuscolo scoppio della foglia
che sbuccia il ramo a livello di finestra,
e neppure t’accorgi di vederla
nel mattinale scontento… Ma ne dura
la gioia in te fino a sera: in una voglia
di cominciare da capo, una maldestra
baldanza nel tuo passo,
mescolato alle giovani creature,
nell’indulgenza di te… Già questo solo
basterebbe per chiudere all’attivo
il raccolto del giorno – incluso il dolo.
Fernanda Romagnoli
*
È come una mancanza di respiro
È come una mancanza di respiro
e un senso di morire
quando mi stringe improvviso
il desiderio di te tanto lontano
e nulla può calmarlo, altro pensiero
non può occuparmi, tranne il Paradiso
che sarebbe per me lo starti accanto.
Ma poiché ciò m’è negato, più cara,
molto più cara d’una fredda pace
mi è la stretta indicibile -
quasi marchio di fuoco che proclami
ancora e sempre quanto sono tua.
A nessun costo vorrei separarmi
da questo mio dolore.
Margherita Guidacci
*
Le eccentriche: Cristina Campo (1923-1977), Armanda Guiducci (1923-1992), Giovanna Bemporad (1928-2013)
Uomo
Altro da me in tutto… maschio, estraneo,
altra carne, altro cuore, altra mente,
pure, il mio stesso corpo prolungato,
la voce che si sdoppia, e mi continua:
ciò che si oppone, e ciò che mi compone
come un discorso teso, mai concluso,
o l’altro occhio: il raggio che converge
al rilievo, allo scatto delle cose
mio necessario opposto, crudele meraviglia
è amare te: godere di due vite
in questa sola, avere doppia morte.
Armanda Guiducci
*
Le sperimentatrici: Rossana Ombres (1931-2009), Giulia Niccolai (1934-2021),Cristina Annino (1941-2022)
Leggero animale rosso
Uno si scorda l’embrione del papavero
e non sa
che ne schioderà un rosso animale di sete raggricciante
un leggero animale vòlto sempre all’insù
goloso di pensili cibi.
Misterioso ha il ventre e segna, appena toccato,
una fumosa stella:
il suo aspetto è raggiante
come quello degli Arcangeli che guardano
troppo dentro il mistero e diventano torce.
Non prometteva queste cose quando
nei suoi tiepidi sudari imbalsamato e raccolto
aveva intorno segala e grano protervi:
ma vinse su tutto una legge d’amore.
Rossana Ombres
La madre vedova
Porto un etto di morte sulla spalla
ad amare mia madre; salmina
lucida, odora; e ti salta
di dire «zitta», pestarla. Che fare
senza marito? Il pomeriggio le sale
negli occhi — alta marea — e affoga
così mitemente la sua crocchia o pelliccia
di lontra, tinta, fioca, che io
salvo da nuotatore quella fronte, le cavo
il sinistro ciglio, lo porto
a riva con fatica infinita. Poi,
ricomincio.
Cristina Annino
*
Care agli dei: Giovanna Sicari (1954- 2003), Caterina Saviane (1960-1991), Claudia Ruggeri (1967-1996)
Erano curve le loro vene
Appoggiata appena allo schienale
ero là che invocavo tutti i santi
del paradiso, i divini, i malcapitati
ammaliatori ostaggi dell’anno duemila.
Voce d’aria, impero del coraggio
vi affranco da ogni male
pescatemi ancora più giù della scarpata.
Avvolgevo la sorte e chiudevo
chiudevo per folgorare
mescolando con me i canti dell’animale.
Frequente rotta vedi qualcuno per domani?
Più che incerta sembrava la guardia
gli altri finivano, erano curve
le loro vene, i giardini
oh i giardini giravano dentro
sdoppiati, oltre ogni misura scoppiavano.
Giovanna Sicari
*
Voci dall’inquietudine: Antonia Pozzi (1912-1938), Amelia Rosselli (1930-1996), Alda Merini (1931-2009)
Tutto il mondo è vedovo
Tutto il mondo è vedovo se è vero che tu cammini ancora
tutto il mondo è vedovo se è vero! Tutto il mondo
è vero se è vero che tu cammini ancora, tutto il
mondo è vedovo se tu non muori! Tutto il mondo
è mio se è vero che tu non sei vivo ma solo
una lanterna per i miei occhi obliqui. Cieca rimasi
dalla tua nascita e l’importanza del nuovo giorno
non è che notte per la tua distanza. Cieca sono
chè tu cammini ancora! Cieca sono che tu cammini
e il mondo è vedovo e il mondo è cieco se tu cammini
ancora aggrappato ai miei occhi celestiali.
Amelia Rosselli
*
La poesia non dimentica: Nadia Campana (1954-1985), Piera Oppezzo (1934-2009), Patrizia Vicinelli (1943-1991)
La grande paura
La storia della mia persona
è la storia di una grande paura
di essere me stessa,
contrapposta alla paura di perdere me stessa,
contrapposta alla paura della paura.
Non poteva essere diversamente:
nell’apprensione si perde la memoria,
nella sottomissione tutto.
Non poteva
la mia infanzia,
saccheggiata dalla famiglia,
consentirmi una maturità stabile, concreta.
Né la mia vita isolata
consentirmi qualcosa di meno fragile
di questo dibattermi tra ansie e incertezze.
All’infanzia sono sopravvissuta,
all’età adulta sono sopravvissuta.
Quasi niente rispetto alla vita.
Sono sopravvissuta, però.
E adesso, tra le rovine del mio essere,
qualcosa, una ferma utopia, sta per fiorire.
Piera Oppezzo
*
Donne in poesia: “Non come te poeta io sono?”
Jolanda Insana (1937-2016), Biancamaria Frabotta (1946-2022), Patrizia Cavalli (1947-2022)
Autoritratto in terza persona
Ieri vantava l’aderenza allo specchio
la sazietà dei piedi ben fatti, patti
in vista di ulteriori concessioni, tempi
più lunghi e magari il tiro
corretto al selvatico bilancio d’età.
Oggi nutre raminghe speranze di sparire
nelle sembianze di un gatto, un colpo di tosse
il lento vogare di un cappello a mezz’aria.
Domani non ci sarà più tempo
per l’uso pigramente italiano
del verbo, il sereno ottativo
del dovrei essere stato.
Ma divampando potesse essere lei una
combusta orma al fuoco dell’ellisse
temeraria, mite ombra e pur sostanza
di quel sole che non teme eclisse.
Biancamaria Frabotta
(A cura di Silvia Rosa)


