GIANCARLO BARONI
Si possono immaginare tre campi semantici, ciascuno ben delimitato ma in stretta relazione con gli altri: quello di oggetto, di soggetto e di conoscenza. Attorno ad ogni parola chiave si dispongono diversi termini affini. Per attrazione e somiglianza attorno a oggetto: cosa, mondo, natura, universo, corpo, materia, eccetera. Attorno a soggetto: io, coscienza, idea, spirito, mente, cervello, pensiero. Infine intorno a conoscenza: sapere, apprendere, capire, comprendere, intendere e così via.
Oggetto viene inteso come esistenza di qualcosa indipendente dal soggetto; se una cosa esiste autonomamente si dice che è reale. Soggetto è chi compie l’azione del conoscere. Può essere un uomo inteso come macchina pensante, come mente. La conoscenza consiste nell’intendere il proprio oggetto in estensione e in profondità. Il sapere assomiglia al conoscere ma se ne differenzia perché sottolinea gli aspetti quantitativi rispetto a quelli qualitativi, l’accumulazione rispetto all’approfondimento.
Si possono individuare quattro tipi di conoscenza: 1) scientifica che richiede il massimo di rigore e offre il massimo di esattezza 2) dialettica, intesa come arte della discussione e come capacità di sostenere un discorso coerente e logico 3) del senso comune, basata sulla immediatezza della percezione e sulla evidenza della descrizione 4) mistica che grazie all’intuizione mira alle essenze. La conoscenza scientifica è la più attendibile ma anche la più limitata siccome non è applicabile dove non sia possibile una verifica rigorosa; nessun tipo di conoscenza eguaglia per esattezza quella scientifica, ciò che ne rimane fuori, cioè il non verificabile o il non ancora verificato, è terreno degli altri tipi di conoscenza.
Realtà ha tre significati plausibili. Il primo corretto, il secondo improprio e l’ultimo sbagliato: 1) come esistenza fisica dell’oggetto indipendentemente dal soggetto conoscente 2) come essenza cioè come fondamento materiale e spirituale dell’oggetto a prescindere dal suo multiforme apparire 3) come verità della cosa e perciò come giudizio affermativo o negativo, sia pure parziale e provvisorio, che il soggetto esprime sull’oggetto conosciuto.
La realtà di un oggetto coincide con la sua esistenza concreta, con il suo stare fisicamente in un mondo non mentale. La sua essenza coincide con la sostanza che permane con il mutare dei fenomeni, ossia con ciò che sta sotto e sostiene, con il sostrato sia materiale che spirituale.
La verità è un giudizio, formulato secondo lo schema affermazione-negazione, vero-falso, sì-no, che il soggetto conoscente esprime sull’oggetto conosciuto. La verità è dunque una proprietà specifica dei giudizi. Aristotele afferma che vero è dire di ciò che è che è e di ciò che non è che non è. Una proposizione è vera quando afferma che le cose stanno in un certo modo ed esse stanno proprio in quel modo.
La quasi totalità dei pensatori crede che una realtà materiale esista indipendentemente dal soggetto che tenta di conoscerla. E parecchi di loro sono convinti che noi non conosciamo l’oggetto così com’è, il quale rimane nella sua essenza più profonda inafferrabile, ma come lo percepiamo attraverso sensi e strutture mentali. La conoscenza sostanziale della realtà è possibile solo come avvicinamento mai definitivo e totale ad essa. Scrive Albert Einstein in Autobiografia scientifica: «Fuori c’era questo enorme mondo, che esiste indipendentemente da noi, esseri umani, e che ci sta di fronte come un grande, eterno enigma, accessibile solo parzialmente alla nostra osservazione e al nostro pensiero». La conoscenza umana è svelamento parziale del mondo e contemporaneamente consapevolezza dei nostri limiti. Ne Il Metodo. Ordine Disordine Organizzazione, Edgar Morin fa notare che «Ogni conoscenza, qualunque essa sia, presuppone una mente conoscente le cui possibilità e i cui limiti sono quelli del cervello umano».
(A cura di Silvia Pio)
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