LAURA BONFIGLIO
Il 28 dicembre 2025 è morta a La Madrague Brigitte Bardot ed è stata seppellita nella tomba di famiglia nel cimitero marino di Saint Tropez, cimitero che si affaccia sul mare; il funerale, una cerimonia senza fronzoli, discreta ma accompagnata dalla voce di Mireille Mathieu. Questo è stato l’ultimo saluto alla diva che ha incarnato la libertà e che è stata una leggenda del cinema.
Ha affrontato la vecchiaia con la stessa naturalezza con cui ha vissuto la giovinezza, senza alterare la sua bella faccia che non conosceva botulino né lifting; aveva altro a cui pensare cioè la difesa degli animali.
Se nel ’62 Bob Dylan dedicò una canzone a Brigitte Bardot forse il motivo è che lei era un mito e nel ’63 comparve nel testo della canzone Shall be free, composta per il suo secondo album The Freewheelin’ Bob Dylan.
Nel 1968 Serge Gainsbourg le dedicò la canzone Initials B.B. per ricordare la loro breve relazione, ma già nel ’60 il compositore brasiliano Miguel Gustavo scrisse per lei un pezzo di samba intitolato per l’appunto Brigitte Bardot, cantato in portoghese da Jorge Veiga; era diventata un simbolo di modernità dal fascino travolgente.
Lo fu per molto tempo per gli adulti e per le ragazzine come me che nei primi anni settanta volevano vestirsi con abiti e gonne a ruota, top di sangallo che lasciavano l’ombelico scoperto e pantaloni alla pescatora a quadretti bianchi e rossi stile Vichy, capelli spettinati con la frangetta, uno stile femminile e ribelle per quegli anni.
Lei fu una contagiosa corrente di allegria, spensieratezza e vento nei capelli, un modo di vivere senza il freno a mano tirato, un modo di stare al mondo libero, che fu molto criticato da una certa stampa, celebrata al contrario da quella del glamour e del pettegolezzo, del gossip diremmo ora: paparazzata con registi famosi come Roger Vadim, che sposò, oppure con sciupafemmine francesi sulla costa azzurra, nei locali alla moda.
Addirittura il suo stile si estese fino alle ferrovie dello stato slovene, dove le locomotive 363, per le loro linee arrotondate, furono soprannominate Brizita.
Brigitte era nata a Parigi nel ’34, esordì come danzatrice classica ma raggiunse la fama internazionale alla fine degli anni cinquanta come attrice e icona di costume.
Le sue apparizioni in bikini e a volte in topless non suscitarono molto scalpore in Francia, dove il monokini era largamente praticato, mentre negli Stati Uniti certa stampa bacchettona gridò allo scandalo.
Recitò in quarantacinque film diretti da grandi registi quali Roger Vadim, Louis Malle, Jean Luc Godard, contribuendo a smitizzare e rovesciare certi modelli di bellezza e sensualità: nel film E Dio creò la donna propose l’immagine di una giovane donna emancipata sessualmente ma naturale, che gli autori francesi della Nouvelle Vague, contestando il cinema tradizionale troppo artificioso, presero come modello femminile.
Era nata in una famiglia benestante, suo padre un ricco industriale e sua madre una ballerina mancata che aveva proiettato sulla figlia le sue frustrazioni. A quindici anni B.B. si iscrive al Conservatorio di Parigi ma fa pure l’indossatrice finendo sulle copertine delle riviste di moda.
Da quel momento la sua vita cambia drasticamente perché i contatti col mondo del cinema le fanno conoscere Roger Vadim, che sposerà non appena compiuto diciotto anni contro il volere della famiglia.
Sulla Croisette eclissa Sophia Loren e Gina Lollobrigida anche grazie all’esibizione in bikini.
Uno stile femminile e ribelle per quegli anni tanto da far pronunciare a Simone de Beauvoir: “Camminava in modo lascivo che un santo darebbe volentieri la sua anima al diavolo per vederla ballare”.
Nel film tratto da un romanzo di Moravia, Il disprezzo, diretto da Jean Luc Godard (arrivato in Italia tagliato dal produttore Carlo Ponti), è la giovane moglie di uno scrittore interpretato da Michel Piccoli; il film è girato in Italia e ambientato nella villa Malaparte a Capri, quindi un omaggio al nostro paese che però poco gradisce le scene di nudo.
I cambiamenti apposti al film sono eccessivi: i produttori americani impongono un modello femminile alla Doris Day, dove il criterio di giudizio era ancorato al codice di moralità Hays. quell’insieme di linee guida morali adottati dall’ industria cinematografica hollywoodiana negli anni trenta per evitare la censura che vietava scene di crimini troppo violente e sessualità esplicita.
In Messico, insieme a Jeanne Moreau, B.B. gira, sotto la direzione di Louis Malle, un film western dove interpreta una pistolera dal titolo Viva Maria.
Dopo la separazione da Vadim ebbe molte relazioni sentimentali: Jean Louis Trintignant, Gilbert Becaud, Raf Vallone a cui seguì il matrimonio con Jacques Charrier dal quale avrà un figlio. Il suo rapporto col bambino viene rovinato dall’assedio dei paparazzi che gli danno un vero e proprio tormento, tanto che lei cercherà di togliersi la vita e Nicolas sarà dato alle cure di una bambinaia.
Nel 1973 decide di ritirarsi dal cinema per dedicarsi all’attivismo in difesa dei diritti degli animali combattendo l’immigrazione islamica che pratica la macellazione rituale halal. Perché il cibo possa essere considerato halal la carne deve essere macellata secondo le linee indicate dalla Sunna, e cioè gli animali devono essere coscienti al momento dell’uccisione che viene procurata con la recisione della trachea ed esofago, quindi col dissanguamento completo.
Ha sempre dichiarato di essere politicamente schierata a destra e il suo quarto marito Bernard d’ Ormale è un attivista del Fronte Nazionale. Dicendo che la pensava diversamente dal marito, nel 2019 supportò il Partito Animalista alle elezioni europee, partito che ottenne il 2,16 dei voti eleggendo consiglieri in alcune città molto importanti in Francia.
Con lei sparisce una donna che ha vissuto più vite, passando dall’essere l’oggetto del desiderio mondiale a diventare la guerriera a difesa degli animali, restando sempre fedele a un’idea di libertà senza compromessi.
Foto: By MGM – ebay, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=28066129.
(A cura di Silvia Pio)


