Semeraro è l’oralità che non lascia scampo al foglio. (Paolo Castronuovo)
Da Materiali per un respiro (Il Convivio Editore 2025, collana Occhionudo)
Siamo immersi nella lotta,
nel peso della coscienza,
spingiamo al limite il gioco.
Il prezzo del pane è aggiornato
traffichiamo ai margini del giorno
dove a sera si depongono le ombre,
servi di scena,
sentinelle della soglia,
l’unica traccia che lasciamo è il respiro.
*
Quando nasci dal sudore degli avi
da un’elegia rurale
guardi tutto dal basso
dalla prospettiva di un filo d’erba.
E così per tutta la vita
anche volando, scenderai
all’occhio delle erbacce
allo specchio delle pozzanghere
alla luce del tufo
seguirai il passo notturno della volpe
ed è questa la condanna
guardare il mondo dal punto più basso
per non perdere l’ago nascosto nel cielo.
*
Hai mai visto nel maestrale
la traiettoria degli uccelli
mentre salgono veloci
arrampicandosi al cielo
in una verticale perfetta
e all’improvviso virano di lato
scendendo obliqui verso terra
come spazzati da forze invisibili.
Li hai mai visti arrendersi alle correnti
allargando le ali in abbandono
immobili, controvento
lasciandosi portare nell’azzurro
senza nessuna direzione.
*
Terra mia demente
che alcuni giorni
incensi di veleno l’aria
e sai di bruciato
di carne legata al fuoco,
terra mia di cenere
che le notti d’estate bruci
fai apocalisse rossa all’orizzonte
ci fai vivere alla fine di un tempo.
Terra mia d’acqua violentata
che secchi negli occhi,
lacrima che non hai forza di cadere.
Terra mia demente
bella come una vergine malata
scacciata, esiliata, randagia
paese morente in cancrena.
Terra mia di pane che dura
rivolo di sangue raffermo,
sud.
*
Questo peso nero sulle spalle
questo piombo fuso sulle ali
questo altare di tristezza
questa piramide d’angoscia
questi occhi senza luce,
tutto questo carrozzone biblico
questo macigno di melanconia
come uno schiavo lo trascino
verso il mare limpido
lì sotto al sole mi spoglio,
mi lavo, sgratto, asciugo
faccio lucido ogni minerale
faccio splendere ogni catena
apro le mie braccia d’aquilone
m’asciugo come i cormorani
ad ali spiegate verso il vento
ogni onda del mare
è carezza che mi spoglia.
*
Santa Lucia che risparmi sulla luce
tieni le parole al buio della notte
portale in letargo nelle tue pene
dimenticale perché non siano mai più,
sono grandi i portali di questo cielo stellato
io sono il lupo esiliato, dimenticato dal branco.
Santa Lucia tienimi nel tuo scialle
nel tuo inverno della crescenza,
fai maturare il mosto nel tuo sonno
metti l’acino nel cuscino del tuo altare.
*
Le stelle sono sempre più sole
nessun occhio è rivolto
al cielo dei misteri
nessuno scruta il bene più alto.
*
Giuseppe Semeraro (Putignano, 1973) è attore, regista e poeta e lavora in ambito teatrale da più di vent’anni. Vive a Lecce, dove nel 2007 ha fondato la compagnia “Principia Attivo Teatro”. In poesia ha scritto diversi libri tra cui: Cantica del lupo (Besa, 2003); Due parole in croce (Il raggio verde, 2015); A cosa serve la poesia. Canti per la vita quotidiana (Sensibili alle foglie, 2016 – da cui è tratto lo spettacolo con Gianluigi Gherzi); La manutenzione della solitudine (Musicaos, 2019). Con AnimaMundi ha pubblicato: A cosa serve la poesia. Un diario. 365 giorni (2019); Da qui a una stella (2021); Mappa dei luoghi selvatici (con Gianluigi Gherzi, 2022); Requiem per gli ulivi (2023). Dello stesso anno e Apocalisse apocrifa (Les Flaneurs) e del 2025 la plaquette Due carpi (Collettiva).
(A cura di Silvia Rosa)


