La prima parola di Rita Pacilio

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Dalla postfazione di Eliza Macadan

La prima parola non è soltanto una poesia: è un fiume di vita che scorre e rifluisce, un respiro che intreccia memoria, spiritualità, fragilità e forza. La voce di Rita Pacilio ha l’ampiezza di una litania e la delicatezza di una confessione: raccoglie i tempi, i legami familiari, la perdita e la salvezza, e li avvolge in un flusso lirico ininterrotto, dove il verso non cerca la chiusura, ma l’apertura. Il poema nasce dalla luce di una “prima parola” – immagine originaria, quasi biblica – e abbraccia l’intero spettro dell’esistenza: la morte dei genitori, il mistero dell’infanzia, la gioia dell’amore, la precarietà del tempo, l’invocazione di Dio. Tutto respira in successioni ampie, a spirale, dove la memoria personale diventa memoria collettiva. Colpisce la densità delle immagini: lacrime di lucciole, ali accartocciate, una striscia verde sull’anima, tramonti scivolati lentamente dalla finestra. Sono icone fragili, disposte su un altare poetico che raccoglie sacro e quotidiano. Sottotraccia, il testo non smette di interrogare, di dubitare, di cercare: se l’amore basti, se l’arte possa redimere, se la prima parola del mondo possa ancora essere udita. L’intero componimento pulsa come una preghiera sottovoce, dove il divino incontra la biografia: la madre, il padre, la nonna, l’infanzia, la natura – tutti si ricompongono nel ritmo di una salmodia. Alla fine non resta una risposta, ma la musica di un’attesa: quella che la prima parola esista ancora, nascosta nel miracolo dell’essere e del continuare. È un poema di maturità e di rivelazione, scritto con mano sicura ma con l’anima esposta nella sua nudità. Una poesia che si colloca nella linea dei grandi testi meditativi italiani, ma con una freschezza personale e intima, capace di portare l’universale nell’immediato.

Da La prima parola (Di Felice Edizioni 2025)

L’intenzione è mettersi sottosopra
avventurarsi nel fiato
gradualmente
in un chiarore alto sull’autunno
se i giorni si assomigliano
ostinati

quel lucore lungo è un mare ovale
tracce impazzite di libertà spianate
sopra, sotto, nel posto più comune
sulla stessa onda corpo, senza corpo.

La prima parola possiede la vita,
una pietra nera è la rotta che avanza
voce aperta sul punto esatto
aderenza.

Si muove così la storia, una mano
per volta o un pugno caduto
come una carestia sul cuore.

Costruire ponti che coprono
il mondo
spalancarsi balconi nell’aria
gettarci così lontano
dalla voragine meridiana
grido puro.

[...]

E se la prima parola fosse giustizia?

Allora dovremmo imparare
a rimanere esposti
fare corpo unico alla frontale
certezza dell’incerto trapassare

unire gli istanti dell’inverso
fare due passi avanti
nel segreto dell’assenza

invocare

[...]

Vieni quassù, guarda la montagna
com’è selvaggia con l’alito
arriva fino ai nostri vetri
qualcosa prende fuoco nel cuore
come per i discepoli di Emmaus
eppure siamo discordi
vergognandoci dell’amore

della pace.

Ma io spero che a dirlo siano tutti
apprezzare i mille fuochi delle stelle
terminare l’opera del destino
tra fiori e fiocchi sul lato del lenzuolo.

Lì mia madre ricamava le iniziali
due cifre che attendevano l’alba
adesso ripete sempre la stessa cosa
tutte le lettere dell’alfabeto, un banale quiz

ogni volta al suo posto si traveste la follia
affidando a me la dentiera e il dolore.

Il corpo e lo spirito si separano,
allora le poesie nascono preghiere
benevola rugiada, respirazione
piena.

[...]

Mangiare o digiunare fino
a dire basta
impastare gnocchi e ricordi
orientarsi nella debolezza.

Sulle ginocchia di nonna
ho capito il mondo
e ho retto la gioia della vita.

Questo labirinto che non so sorvegliare
oltre me stessa
in movimento senza vocabolario
mi porta
qui.

*

Rita Pacilio è poeta e scrittrice italiana. Sociologa di formazione e mediatrice familiare di professione, da oltre un ventennio si occupa di poesia, musica, narrativa, letteratura per l’infanzia, saggistica e critica letteraria. Al suo attivo ha più di quaranta pubblicazioni. Recenti uscite: Così l’anima invoca un soffio di poesia (Marco Saya Edizioni 2023); Come fosse luce (Macabor 2023); Si è fatto preghiera – San Francesco d’Assisi otto secoli di umanità e ispirazione (RPlibri 2024). È stata tradotta in undici lingue.

(A cura di Silvia Rosa)