Il presepe: istruzioni per l’uso evangelico

Chateauneuf sur Cher, basilique Notre Dame des Enfants

Chateauneuf sur Cher, basilique Notre Dame des Enfants

PAOLO LAMBERTI
Quando San Francesco a Gubbio nel 1223 mette in scena il primo presepe, lo fa nello stesso modo con cui la maggioranza dei cristiani ha sempre conosciuto la storia di Gesù, e il dottor Frankenstein ha messo insieme la sua creatura: prendendo pezzi qua e là e ignorando le contraddizioni. Va anche detto che il presepio non è una invenzione francescana, ma riprende forme di sacra rappresentazione, che il modello di Francesco tende a rendere normativo.
Però se si vuole fare un presepe secondo i Vangeli canonici, bisogna iniziare con una serie di cancellazioni. Evitare la neve, vuoi perché a Betlemme nevica poco oggi e ancor meno nel periodo dell’optimum climatico romano, vuoi perché in Luca i pastori dormivano tranquillamente all’addiaccio, e soprattutto perché per quanto si sa Gesù può essere nato pure a Ferragosto. Meglio togliere il bue e l’asinello, che arrivano da un vangelo apocrifo, lo Pseudo Matteo, e rappresenterebbero l’Impero Romano (il bue) che sottometterebbe il popolo ebraico: esegesi quanto meno ardita, visto che i due convivono pacificamente.
Vanno tolti anche i soldati romani: all’epoca la Giudea era uno stato satellite sotto Erode, che aveva i suoi militari; peraltro i legionari andrebbero tolti anche dalle rappresentazioni della Passione, dato che Pilato disponeva di poche migliaia di ausiliari, diversi per armamento ed equipaggiamento dalle legioni.
Ripulito il campo, si legge Luca, con il viaggio da Nazareth (e torna l’asinello) la ricerca di un ricovero, la capanna con la mangiatoia e i pastori con le greggi: ovviamente, essendo in campagna, filatrici, arrotini, pescivendole, fabbri, falegnami ed altri associati alla Confartigianato vanno tolti; manca la cometa, sostituita da un coro angelico.
Però poi si deve leggere Matteo, l’unica altra opera del Nuovo Testamento che parla dell’infanzia di Gesù, totalmente ignorata negli altri 25 testi considerati canonici, mentre molte notizie vengono da testi apocrifi come il Vangelo di Tommaso (o dell’infanzia) dell’inizio del II secolo o il Protovangelo di Giacomo, attribuito al fratello di Gesù ma databile a metà dello stes secolo.
In Matteo spariscono Nazareth, in cui la Sacra Famiglia va ad abitare dopo il ritorno dall’Egitto: quindi scompaiono anche il viaggio (e pure l’asinello), la stalla e la mangiatoia, i pastori e il gregge; invece la nascita avviene a Betlemme, in una casa in un contesto urbano di una piccola cittadina; se si vuole, magari aveva una stalla (riecco l’asinello), ma a mo’ di garage e certo non un luogo in cui partorire; in compenso la dimensione urbana permette di reinserire gli associati della Confartigianato. Arrivano poi con oro incenso e mirra i magi, che non sono re, non sono tre e non si chiamano Melchiorre, Gaspare e Baldassarre; i magi erano sapienti o sacerdoti iranici, e sembra non tornino in patria molto convinti, visto che la Persia/Iran non si è mai convertita al cristianesimo. La stella stavolta c’è, al posto degli angeli, ma è appunto una stella, in greco è “aster”, quindi non una cometa, resa popolare da Giotto nella cappella degli Scrovegni dopo aver visto la cometa di Halley nel 1301.
Insomma, o si fa un presepe Frankenstein alla San Francesco, o si fanno due presepi paralleli, secondo Luca e secondo Matteo, oppure si prende un abete, sacro a Wotan e non molto tipico di Betlemme, e si fa un albero di Natale, magari con decorazioni a forma di valchiria e non di asinello.
Nota filologica: presepe o presepio? In latino il termine, che indica la mangiatoia, nasce femminile in Plauto, praesaepes,-is, diventa praesaepe, -is neutro della III declinazione in Virgilio e praesaepium, -i neutro della II declinazione in Plinio il vecchio. In Italiano la doppia forma si mantiene, per molti secoli prevale presepio in rapporto all’ambito religioso, mentre presepe mantiene spesso il significato originale di mangiatoia; lo stesso rigoroso Manzoni oscilla tra le due forme. A partire dal Novecento, quando le stalle spariscono dalle città e la mangiatoia diventa termine tecnico agricolo, tende a prevalere la forma più concisa presepe, mentre presepio appare lievemente arcaizzante.