51. Orizzonti esitenziali

 

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DINA TORTOROLI
Mi accingo ad affrontare una ricerca attinente alla massoneria?
È inconcepibile farlo senza ricorrere agli studi del professor Gian Mario Cazzaniga.
Così, oggi, con viva riconoscenza utilizzo i saggi da lui pubblicati nel volume La catena d’unione / Contributi per una storia della massoneria (Edizioni ETS, 2016), per giustificare la mia ipotesi del coinvolgimento di Carlo Imbonati nell’affaire Acton-Piranesi da parte di Fratelli massoni, impegnati nella lotta contro la prevaricazione ministeriale, malgrado che non si conoscano prove documentali della sua appartenenza alla massoneria.
Si tratta di trentuno saggi e ognuno di essi mi procura approfondite conoscenze utili, però, in questa sede, mi devo accontentare di un numero limitato di citazioni, strettamente attinenti al mio particolare intento.
Assolutamente irrinunciabile è l’incipit del capitolo intitolato Veder la luce: senso e finalità dell’iniziazione:
«L’iniziazione è un rito antropologico fondato su un ciclo di morte rituale e rinascita, all’interno di una comunità di iniziati, di coloro che già hanno ricevuto la luce, transitando così alla nuova condizione esistenziale e che soli possono ammettere, o meglio recepire, il nuovo membro. Come usiamo la metafora “dare alla luce” per il parto e “vedere la luce” per nascere, così diciamo che il profano “non ha ancora visto la luce” a differenza dell’iniziato a cui la verità è stata trasmessa e che dunque “ha visto la luce”, o meglio ancora “ha ricevuto la luce”. Il passaggio dalle tenebre alla luce è materializzato nella cerimonia di iniziazione dalla benda che viene tolta al recipiendo dopo aver affrontato a occhi bendati alcune prove simboliche» (p. 43).
A me pare persino superfluo rammentare che a Carlo Imbonati – nato e cresciuto “nel mondo dei Lumi” – non serviva alcun processo di trasformazione, tanto è vero che anche come allievo del collegio Clementino (puntata n. 10), egli dimostra di essere già un intellettuale “volto a dare significato e finalità operative al conoscere”, quindi impegnato a “far circolare saperi” utili al processo di perfettibilità, “tendenzialmente rivolti a tutto il genere umano”, proprio come si prefiggeva la Massoneria.
Mi fa poi particolarmente piacere constatare che il professor Cazzaniga, proseguendo l’analisi del “senso dell’iniziazione”,  ritenga opportuno citare almeno un “esempio fra i molti possibili” di illuminato che “non risulta sia mai stato iniziato”, e faccia menzione di Schiller, vale a dire proprio di quel poeta che abbiamo visto intrattenere una specie di dialogo a distanza con Carlo Imbonati, rispondendo con il poemetto Resignation eine Phantasie a quello intitolato La Résignation, in cui l’Imbonati aveva presentato sé stesso e il proprio orizzonte esistenziale (puntata n.3).
Ritengo quindi indispensabile riferire fedelmente l’intero brano:
«Negli studi storici, letterari, filosofici, l’attenzione rivolta alla massoneria è stata finora relativamente modesta. Le ragioni di questa lacuna sono facilmente spiegabili: nelle logge massoniche del Settecento operano molteplici filoni culturali che rendono poco significante l’affiliazione in quanto tale, ma richiedono una conoscenza del dibattito massonico coevo e della posizione specifica in questo dibattito dell’uomo di lettere o dell’artista che viene studiato, né d’altra parte è sempre facilmente reperibile la documentazione relativa, né gli accenni negli epistolari sono sempre inequivoci. Ciò vale in egual misura anche per coloro che iniziati non furono, ma che dalla letteratura massonica furono influenzati.
Valga un esempio fra i molti possibili: non risulta che Schiller sia mai stato iniziato, ma non capiremmo Don Carlos senza le sue frequentazioni degli Illuminati di Baviera né capiremmo la Missione di Mosé senza la sua conoscenza del dibattito sui misteri antichi sul Journal für Freymaurer di Vienna.
La conoscenza di questi elementi biografici può essere doppiamente utile: le associazioni culturali che vengono sorgendo in questo periodo sono in parte non piccola organizzate e dirette da liberi muratori. È dunque possibile meglio comprendere un circuito culturale o una rete di corrispondenze o una società di musica o un mercato antiquario se conosciamo i legami massonici del suo gruppo dirigente e i collegamenti con altri gruppi massonici nel contesto locale, statuale, ed europeo. La stessa ermeneutica del testo, o dell’opera d’arte, e qui pensiamo in particolare a opere figurative, teatrali e musicali, ci costringe a una doppia decodificazione: da una parte il linguaggio tecnico e storico di un determinato filone letterario, artistico, filosofico, dall’altra il linguaggio muratorio, e ancora una volta si tratta di aver chiaro di quale filone muratorio stiamo parlando, che duplica il messaggio per la minoranza di lettori o ascoltatori che fanno parte di una comune cultura iniziatica.
Si tratta di un lavoro faticoso, che non sempre trova riferimenti testuali probanti, ma cercare ciò che non è facile trovare fa parte dopotutto del nostro mestiere di studiosi. In questo senso anche chi di noi è profano, come è il caso nostro, non può non dirsi figlio della luce alla ricerca della parola perduta» (p. 47).
È inevitabile che mi vengano in mente i legami massonici sottesi alla composizione della commedia La Bastiglia (puntata n. 23), ed eccomi una volta di più in preda alla sensazione di essere intenta a mostrare l’ovvio.