LORENZO FOLTRAN
La goccia che si staglia sulla foglia
contiene in essa ciò che la circonda.
Seguiamo i corsi d’acqua tra i cipressi,
alternando i silenzi alle parole.
Appartate, al sicuro dal deserto
e dai commerci delle carovane,
le nostre ombre riposano sui prati.
Quando ci avviciniamo troppo al muro
si destano, si siedono, ci guardano.
Con un gesto consigliano di stare
lontani dai confini del giardino,
di ritornare al centro, alla fontana,
luogo dove il divino si rivela.
Perfetta simmetria del quadrilatero.
*
Nella circonferenza senza tregua,
cerco lungo il perimetro tracciato
dal compasso la strada per il centro,
per il significato dello scavo.
Dissimulato dietro gli archi a volta,
immagino un’uscita ad ogni curva.
Il perno della mina sempre a punta
è un ago di metallo che pugnala.
L’agrimensore regola, misura,
ripristina e rettifica i confini,
vende gli appezzamenti di terreno.
Nel futuro quartiere degli affari
è previsto un giardino che giustifichi
l’asimmetrica altezza dei palazzi.
*
Volgo le spalle al muro senza porta.
Ho atteso invano che qualcuno aprisse.
Resto, anche se ho le carte, potenziale.
Ma non si tratta d’esser nella lista,
di mostrare la tessera o l’invito.
Non si sale dal basso fino in cima.
Nella fortezza si entra, ma dall’alto.
Ho scavato, ho graffiato la parete,
ho inciso nella calce per lasciare,
accartocciato, il foglio tra i mattoni
per quando della rocca nel deserto
non resterà altro che un muro del pianto
Lorenzo Foltran, Khalvat, Graphe.it 2025.
Khalvat è una parola in antico persiano. Si può tradurre con “isolamento”, ma anche con “rifugio; con “solitudine”, ma anche con “intimità”. Nella tradizione sufi, indica il raccoglimento interiore indispensabile per la contemplazione. Un vocabolo tanto evocativo e complesso è perfetto come titolo per una raccolta di poesie che accompagna il lettore in un progressivo, intimo raccoglimento.
Il primo gruppo di liriche percorre stilemi antichi, e parla di un sentimento che è ancora più ancestrale e universale della letteratura stessa: al sicuro dal deserto e dai commerci delle carovane l’ombra dei due amanti riposa, il più possibile vicina alla fonte spirituale – un divino che è senza bandiera –, fuori dal tempo eppure immersa nei gesti e nelle abitudini della quotidianità: là, ma anche qui e ora. A contatto con una economia reale, piena di contraddizioni, il legame d’amore (nella seconda parte della raccolta) si fa continua promessa e conferma, resiste al tempo, mentre il singolo si confronta con le fatiche della materialità. Ci si immerge poi ancora più a fondo, nell’ultima parte, in un mondo liquido e privato: è il viaggio del naufrago in piscina, a galla fra ricordi e proiezioni future, fra l’oggi e un’altra vita.
Dopo aver conseguito la laurea magistrale in Italianistica all’Università Roma Tre, Lorenzo Foltran si è diplomato in management dei beni e delle attività culturali con un master di secondo livello tra l’Università Ca’ Foscari di Venezia e l’École Supérieure de Commerce de Paris. Ha lavorato per importanti istituzioni culturali come la Casa delle Letterature (Festival delle Letterature) e l’Institut français (Festival della narrativa francese) a Roma, e la Fête de la Gastronomie e il Pavillon de l’Eau a Parigi, dove attualmente risiede. Ha pubblicato tre raccolte poetiche: In tasca la paura di volare (Oèdipus Edizioni, 2018), Il tempo perso in aeroporto (Graphe Edizioni, 2021. Prefazione di Jean Portante) e Khalvat (Graphe Edizioni, 2025). Sue poesie sono comparse su varie riviste letterarie (in Italia e in Francia, autotradotte) come anche sul quotidiano “La Repubblica” (rubrica a cura di Gilda Policastro).
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(A cura di Silvia Pio)


