Il filo di Roberta, lenzuolo ricamato per ricordare le donne vittime di femminicidio

Lenzuolo ricamato dalle Donne in Cammino per la Pace di Mondovì

Lenzuolo ricamato dalle Donne in Cammino per la Pace di Mondovì

“Il filo di Roberta” è un progetto nato a luglio del 2024, a Trieste, da un fortunato incontro tra Daniela Gioda, artista tessile e attivista del collettivo Carovane Migranti, e Veronica Saba, attivista femminista, esperta di genere e migrazioni. Il progetto segue le fila dei “Lenzuoli delle memorie migranti”, ricamati da Carovane Migranti collettivamente riportando i nomi delle persone scomparse nell’attraversamento delle frontiere.
Nell’intersezione tra la lotta contro i soprusi perpetrati sulle frontiere e il contrasto alle violenze machiste, Il filo di Roberta (il cui nome apparteneva ad una donna del cuneese uccisa dal marito nel 2018) affronta il tema della violenza di genere, ed è dedicato alla memoria delle donne scomparse a causa della violenza maschile
L’obiettivo di questo lavoro è sensibilizzare sul tema, protestare il dissenso attraverso l’arte tessile partecipata, instaurare nuove alleanze.
Questo lavoro di ricomposizione collettiva della memoria è iniziato nell’ambito della campagna “La nona casa – per un cammino antiviolenza” a sostegno della Cooperativa Sociale Fiordaliso, che con un lungo cammino da Cuneo a Roma ha lanciato un crowdfunding per rendere agibile ed ospitale una casa rifugio per donne in un percorso di uscita dalla violenza.
Camminando e ricamando, Il filo di Roberta ha cominciato a prendere forma, composto da tanti triangoli, a ricordare il pañuelo, simbolo triangolare delle lotte femministe e transfemministe nel mondo. Tutti questi scampoli vengono poi cuciti insieme per comporre un unico lenzuolo, che in un patchwork collettivo andrà a ricordare le vittime.

Per chi, individualmente o in gruppo, volesse preparare un lenzuolo, per poi esporlo pubblicamente durante la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne o in altre occasioni: Ritagliate un triangolo di stoffa di colore bianco o prendete un vecchio lenzuolo, ricamatevi sopra un nome di una donna che volete ricordare, oppure un disegno, una frase o qualsiasi altro elemento che per voi è importante per il contrasto alla violenza di genere. Il colore del filo deve essere, preferibilmente, fucsia.

A cura delle Donne in Cammino per la Pace di Mondovì
Chi siamo
Siamo un gruppo di cittadine che ha deciso di trasformare il dolore per le guerre del mondo in un gesto di resistenza pacifica.
Dal 2023 il sabato mattina, dalle 11 alle 12, ci siamo ritroviate in strada a Mondovì.
Vestiamo di nero – il colore del lutto – e portiamo un lembo bianco sull’avambraccio, segno di pace. Generalmente non gridiamo, lasciamo che parlino i nostri corpi, il silenzio e i cartelli che portiamo. In altre occasioni leggiamo testimonianze dell’orrore in atto o cerchiamo di rappresentarlo con azioni di teatro di strada.
Questo modo di manifestare nasce dal movimento internazionale delle Donne in Nero, che dagli anni Ottanta protestano contro le guerre e le occupazioni armate: prima in Israele e Palestina, poi in Serbia, in Iraq, e in tante altre parti del mondo.
Il nostro gruppo si riunisce ogni mercoledì al Caffè Sociale, alla stazione di Mondovì. Siamo una comunità abbastanza eterogenea: donne diverse per età, esperienze, professioni, ma unite dal desiderio di costruire la pace, passo dopo passo, senza retorica e con gesti concreti.
Le nostre iniziative
Abbiamo affiancato alla nostra presenza in strada molte iniziative di approfondimento sulla difficile questione palestinese, invitando operatori e operatrici che hanno lavorato per ONG a Gaza, in Cisgiordania e in Libano.
Abbiamo partecipato a eventi cittadini di vario genere, il più importante dei quali è stato la celebrazione del 25 aprile, che ci ha viste avere accesso al palco degli oratori per spiegare chi siamo e che cosa chiediamo alla nostra amministrazione. Siamo orgogliose di poter dire che la nostra richiesta di istitutire un Tavolo cttadino per la pace è stata, non solo accolta, ma concretizzata proprio un mese fa circa. Stiamo allestendo una mostra dei disegni dei bambini di Gaza, presente a livello nazionale e internazionale per non distogliere gli occhi dalle vittime più innocenti di tutte le guerre. Questa mostra beneficia del patrocinio dell’amministrazione comunale ed è presentata come frutto della collaborazione con il Tavolo della pace. Sarà inaugurata il 29 novembre presso il Palazzo di città a Mondovì Piazza.
I lenzuoli della memoria
Il nostro primo progetto artistico fa parte di un progetto molto più ampio, a livello internazionale, e si intitola “Lenzuoli della memoria”. Sono lenzuoli bianchi, ricamati a mano, che diventano opere collettive di tessitura civile. Il nostro primo enzuolo è dedicato ai bambini di Gaza, di cui ricamiamo i nomi per impedire che la loro breve esistenza su questo pianeta scivoli via senza lasciare tracce.
La Cammina & Pedala per la Pace
Da alcuni anni abbiamo deciso di organizzare a Mondovì un appuntamento cittadino annuale che chiamiamo “Cammina & Pedala per la Pace”, in collaborazione con la locale sezione dell’Anpi e con il Caffè sociale.
Abbiamo scelto di collegare il nostro cammino pacifico alla Resistenza, per ricordare persone che, nel loro tempo, decisero di non essere indifferenti alla violenza del fascismo.
La Resistenza e l’articolo 11
Il nostro filo rosso parte dall’articolo 11: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli.”
La nostra camminata è un modo per dire che la pace non è solo un sogno, ma un diritto e una responsabilità collettiva, da monitorare con attenzione, soprattutto in questi tempi molto “armati”.
Le donne dalla Resistenza a oggi
Quest’anno, il nostro percorso ha avuto una curvatura di genere: senza le donne, la Resistenza non avrebbe retto: sono state staffette, infermiere, organizzatrici, combattenti. Abbiamo pubblicato un libretto con i nomi e i volti dei partigianoi monregalesi a cui abbiamo affiancato storie di donne resistenti nella contemporaneità: una di loro è Franca Viola: la ricordate?
Poi, attraverso gli anni ’70 e le lotte delle donne per far passare la liberazione collettiva anche attraverso la liberazione personale, siamo arrivate all’intersezionalità di oggi: riconosciamo che le discriminazioni non riguardano solo il genere, ma intrecciano anche etnia, classe, orientamento, disabilità.
Diritto internazionale e responsabilità
Riteniamo importante ricordare che dopo la Seconda guerra mondiale, la comunità internazionale ha creato un insieme di norme per impedire nuovi genocidi e nuove occupazioni.
Oggi, quando il movimento per la pace parla di Palestina, chiede una sola cosa: il rispetto del diritto internazionale. Non è una posizione ideologica, ma etica: la pace non può esistere senza giustizia.