JOHN IRVING CLARKE
Edward, dicono, Edward, non è la fine del mondo, è un nuovo capitolo che si apre. Le sedie con lo schienale alto color verde uniforme, i deambulatori parcheggiati e il raduno di volti vacanti, questo è il nuovo capitolo. La moquette beige a motivi e l’odore persistente di sterilità è il nuovo capitolo. Casa Eden, diamo ai vostri cari il sostegno che meritano, è l’inizio di un nuovo capitolo.
Almeno c’è un posto dove sedersi e guardare gli uccelli.
Canto degli uccelli: sesso e morte, la celebrazione di uno e la negazione dell’altra. Quel pettirosso, per esempio, che saltella intorno all’aiuola, si affezionerà al trespolo e picchietterà un messaggio: sono il re di questo luogo. Il suo canto significa: guardami, re del luogo e pronto a condividerlo con la ragazza giusta.
Oppure le cinciarelle che ciarlano: abbiamo trovato del cibo. Mentre il merlo si posa in cima per salutare il giorno bombardando di melodia il cielo con un ultimo messaggio.
Qui seduto, posso identificare quasi tutti gli uccelli vedendoli. Altri, però, preferiscono rimanere elusivi. Piccoli uccelli marroni indistinguibili che guizzano tra rami e fogliame. Che gioia riconoscere questi soltanto ascoltandoli: le note corte e stridule della sterpazzola e i meravigliosi fischi in risposta della capinera. Conosco cosa state cantando.
I grembiuli blu arrivano con lo stile delle oche che si posano sul lago.
Edward, urlano, Edward. Danno fastidio a starnazzare così a piena voce.
“Stai parlando agli uccelli? Beh, adesso smettila perché è l’ora del tè”. La loro è una confusione efficiente. “E abbiamo la torta la limone oggi”. Trascinano i piedi e continuano, “Credo che succederà a tutti un giorno, eh Edward, di parlare agli uccelli”.
Io parlo, loro parlano, ma non discorriamo. Si danno da fare, impettiti di boria. E come le gazze, mi rubano i soldi.
(Traduzione di Silvia Pio)
Questo racconto fa parte del progetto di scrittura The Sandal Scribblers, tenuto da John Irving Clarke.
(Illustrazione di Franco Blandino)


