Le strade della ghironda

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GABRIELLA MONGARDI

Prima di ascoltare questo CD bisogna guardare: guardare la grafica di Studioata e i fiabeschi disegni di Andrea Coppola. Sono carte da gioco sparse su un tavolo, tutte rovesciate tranne una che di volta in volta rappresenta strumenti musicali (in primis la ghironda) o personaggi legati a quelle musiche – suonatori di ghironda o di piva, ballerini o sposi, sacerdoti o imbonitori, poiane o pastori, Garibaldi con la ghironda o il ghirondista moderno Sergio Berardo con il suo cane. Suggeriscono una facile metafora: il CD è un mazzo di carte, che si possono girare una dopo l’altra ordinatamente o estrarre a caso, secondo l’estro del momento; le cinque canzoni-a-ballo di Berardo sono “carte speciali” come gli arcani dei tarocchi – ben mescolate alle altre carte, i pezzi solo strumentali, ma capaci di segnare la sorte, di tracciare la strada…

Prima di ascoltare questo CD bisogna leggere: leggere i testi delle canzoni ovviamente, ma ancor prima leggere le quattro pagine che li precedono, in cui Berardo narra da par suo l’epopea dei suonatori ambulanti di ghironda dell’Occitania, a partire dal Quattrocento fino alla prima metà del ‘900. Lo fa trasformando in un racconto, screziato di commossa poesia, quello che per argomento e metodo sarebbe un saggio storico, così dissimulando lo studio e il lavoro di ricerca sottostanti, di cui questo CD tanto diverso dagli altri è il frutto, la sintesi più compiuta.

È un CD completamente diverso dagli altri perché sulla copertina riporta solo il nome di Sergio Berardo, non di un gruppo, perché è puramente acustico e perché ruota tutto intorno a un unico tema: rendere omaggio alla ghironda e ai suoi suonatori di strada. È naturale perciò che le tracce strumentali siano molto più numerose di quelle cantate e che la ghironda con la sua voce graffiante sia la vera protagonista del CD, che ne mette in risalto l’espressività dei bordoni, gli effetti pirotecnici dei colpi di manovella alla trompette (la corda ritmica della ghironda), e che addirittura si apre con un valzer dedicato ai chantin, le corde melodiche premute dai tasti. Il rapporto tra un musicista e il suo strumento è di simbiosi profonda, al punto che non si capisce più chi suoni chi, se la ghironda sia strumento dell’uomo o non piuttosto viceversa – come si potrebbe dedurre dalla lettura dei testi delle canzoni.

Si comincia con una ballata storica, la bourrée dedicata alla figura di Françoise Chamin, in arte Fanchon, nata nella prima metà del ‘700 a Parigi da immigrati della valle della Tinea suonatori di ghironda. In sei strofe di ottonari a rima alternata, dense di immagini icastiche, viene “fotografata” la vita “maledetta” di questa artista di strada, che canta accompagnandosi con “la ghironda di suo padre e di suo nonno”: il suo nastro di seta blu e la cuffia tradizionale, la sua vita tra amanti e teppisti, la catena con cui i gendarmi la trascinano via tra la compassione della gente. La melodia e le strofe moderne sono incastonate in una canzone tradizionale, Diga Janeta, in cui una ragazza afferma fieramente la sua scelta di vita ribelle, il suo rifiuto del matrimonio, secondo lo stile compositivo tipico di Berardo: la contaminazione, la mescolanza di ieri e oggi.

Si chiude con Piove a Marsiglia (Plou a Marselha), una chapelloise che narra l’avventura vissuta a Marsiglia da un ghirondista di oggi: un “carosello di cavalli d’acqua / scatenati per la strada” lo costringe a cercar rifugio in una locanda affollata da poco di buono, che lo lasciano uscire indenne da quell’ “inferno” perché incantati dalla sua musica. Si avverte qui un’eco del mito di Orfeo e del Flauto magico di Mozart: il tema è sempre l’esaltazione della musica e del potere che ha su di noi, declinato in chiave “bassa” e apparentemente antieroica – in realtà si tratta di eroi misconosciuti, che l’attenzione e la musica di Sergio Berardo sottraggono all’oblio.

Tra i due estremi cronologici, due danze sul tema del viaggio e sul momento del congedo del suonatore di strada-intrattenitore-imbonitore: in Fai buon viaggio (Fai bòn viatge, in 6/8: circolo?) davanti al suonatore di strada, che con “la musica sulla schiena e nelle mani il segreto di una canzone” segue il sole nel suo cammino verso occidente, si spalanca tutta l’Occitania Granda con la sua geografia emblematica: i fiumi Rodano e Durenza, Lione, l’Alvernia, Tolosa e il paese di Cuccagna, la Guascogna fino all’Oceano; in Cholapaïs (Imbonitore, ma letteralmente un coloritissimo “fottipaese”) il pensiero di chi parte va al momento del ritorno, arricchito dalle “meraviglie dell’altro versante” e dalle “parole per un altro canto” (e in occitano chant, canto, è in paronomasia con cant, versante) nonché – si spera – da una “montagna di soldi”… Per il momento l’unica ricchezza dell’imbonitore è la sua ghironda con la “testa di birillo”, la compagna di viaggio a cui rivolge un’appassionata dichiarazione d’amore, sul ritmo di un affettuoso, ironico valzerino.

Al centro del CD, il rigodon amaro e duro che gli dà il titolo, Sus la rota encara, amaro come l’acqua e duro come il pane secco del suonatore di strada, che affronta indomito la paura, la polvere, le risse, gli sbirri, i mercati, la valanga che trascina anche le rocce della pietraia, la nebbia scura della morte – quella che improvvisamente ha colto, poco tempo fa, Big Talu, il tecnico del suono Guido Costamagna, a cui il rigodon – e forse tutto il CD – è dedicato. Perché SB sa che la sua ghironda, come il flauto magico di Mozart, gli farà da guida e lo proteggerà anche nelle tenebre della notte più buia.

Il CD è stato presentato da Sergio Berardo venerdì 31 ottobre 2025 al Cinema Teatro Magda Olivero di Saluzzo in apertura dell’Uvernada 2025. Al suo fianco gli altri interpreti del CD: Roby Avena, Francesco Anfossi, Jordi Berardo, Enrica Bruna, Luigi Carle, Claudio Cavallo, Chiara Cesano, Cristina Saltetto, Riccardo Serra, Dino Tron, Alessandro Viterbin.

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TRACCE DEL CD:

1. CHANTIN

2. FANCHON

3. LE BELLE SI MARITANO (correnta solo strumentale)

4. LO BACCHU-BER /BRANLE

5. FAI BON VIATGE

6. LO VICAIRE (scottish)

7. QUAND LO PASTOR / CORRENTA

8. TRE RIGODONS (Venetz venetz, Sus la rota encara, Pilon)

9. OFFERTA DE LI FESTINS / MARCHA

10. SEGUIDA DE BORREIAS (Rotaire, De Léon Peyrat, De Chalendas)

11. CHOLAPAÌS