Assenze, fratture, silenzi nell’ultima opera di Davide Uria

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DAVIDE URIA

Liturgia dell’incompiuto

C’è un altare dove celebro
le cose che non sono accadute.

Ogni parola spezzata,
è un’offerta che brucia senza fiamma.

Il rito è sempre lo stesso:
muto, composto, invisibile.

Accendo candele di possibilità, e le
guardo spegnersi una ad una.

Avremmo potuto essere
tutto quello che non siamo stati.

Ma il verbo al condizionale
non salva nessuno

*

Reliquie ordinarie

Scavo nei detriti dei giorni comuni,
frugo tra gli scontrini, le chiavi, le briciole.

Cerco una traccia del tuo passaggio,
un’impronta fossile della tua mano sulla mia.

Ogni oggetto si fa reliquia,
residuo di un culto mai celebrato.

Ti cerco nei resti,
nei frammenti che il tempo ha smussato.

Raccolgo silenzi e li etichetto:
mattina, sera, quel giorno d’estate.

Lascio che l’assenza decanti
fino a diventare polvere.

*

Cartilagine del tempo

Il tempo si piega sotto il peso di attimi non vissuti,
come cartilagine fragile
che non sostiene più l’ossatura.
Il passato si curva in un arco immobile, senza elasticità,
e il presente si dissolve
in microfratture di silenzio.

La nostra storia è un tessuto
di momenti sospesi,
una membrana sottile
che separa il possibile dall’irreale.

Cerco di toccarti nel tempo,
ma le dita si perdono
in quella materia elastica
che non ritorna mai alla sua forma.

Davide Uria, Il mestiere di dimenticarti, Amazon.

Dalla Prefazione:
Davide Uria attraversa assenze, fratture, silenzi con la precisione di un chirurgo e la sensibilità di chi custodisce reliquie affettive. Non cerca di spiegare, né di consolare: accompagna. E lo fa con una scrittura densa, misurata, quasi clinica, che prova a dare forma a ciò che non si vede, ma continua a premere da dentro.
Diviso in sezioni come le tappe di un atlante emotivo – dall’“Architettura emotiva” alla “Chirurgia della fine” – il libro esplora i territori fragili dei sentimenti disattesi, delle relazioni mai nate, delle parole rimaste sospese. Ogni poesia è una geometria del vuoto, una mappa tracciata sui margini, tra ciò che si sarebbe potuto dire e ciò che non è mai accaduto.
Uria usa il linguaggio della scienza – biologia, geologia, meccanica – per restituire ordine al disordine interiore. L’amore, in queste pagine, non è un’esperienza compiuta ma una possibilità interrotta: ciò che resta, quando nulla si realizza davvero.
Il mestiere di dimenticarti non è un libro che si afferra al volo. È un percorso lento, un’esplorazione sottile e insistente dei territori dell’assenza, del non detto, delle relazioni che si sfilacciano con il tempo e la distanza. La poesia qui non si limita a raccontare il dolore: lo seziona con la precisione di un bisturi, lo trasforma in linguaggio, lo rende materia viva. È un atlante interiore costruito sulle macerie dell’amore, un archivio di gesti quotidiani celebrati in assenza dell’altro, un tentativo di dare ordine a ciò che sfugge.
L’invisibile, come osserva Uria, non è un pensiero astratto: ha peso, odore, geometria. Si manifesta nelle attese, nelle omissioni, nelle abitudini perdute.

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Davide Uria (Trani, 1987) si è laureato in Pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Bari, approfondendo poi dinamiche digitali e web marketing per coniugare sensibilità artistica e comunicazione contemporanea.
Ha esordito nel 2010 con A cosa serve un cuore?, ripubblicato nel 2012 da Edizioni Pavone, con cui ha pubblicato anche Vieni a cercarmi (2016). Nel 2017 ha rielaborato entrambe le raccolte in Trame d’assenza (Augh! Edizioni). Nel 2020 ha realizzato il progetto Panacea. Al di là dell’abisso insieme a Mariateresa Quercia, segnalato da Artribune. Nel 2023 è tornato all’autopubblicazione con Non mi vedi, mentre nel 2024 ha pubblicato Oltre Tempo e il saggio Lucio Fontana spiegato a mia nonna: perché i tagli sono opere d’arte, apprezzato dal pubblico e segnalato da Artribune. Nel 2025 ha pubblicato Sopravvivere a un museo d’arte contemporanea e il 17 ottobre è uscito Il mestiere di dimenticarti, raccolta in sei sezioni nata da un anno di scrittura quotidiana.
Parallelamente alla carriera letteraria, Uria si è dedicato alla curatela e all’organizzazione di eventi: ha curato Minuscule (2012) e Collateral Identity (2019) a Palazzo Palmieri di Trani e ha collaborato con il MART di Rovereto in grafica e comunicazione visiva. Dal 2018 insegna disegno e storia dell’arte all’Università della Terza Età di Trani ed è impegnato in progetti laboratoriali di arte contemporanea presso la Biblioteca Giovanni Bovio.
Le sue poesie e articoli sono apparsi su Frequenze Poetiche, Le parole, Centro Culturale Tina Modotti, Rai Poesia, la Repubblica, Venti Blog e sulla rivista peruviana Kametsa, che ha tradotto i suoi testi in spagnolo. La sua ricerca intreccia parole, immagini e idee, muovendosi tra emozione e innovazione, con l’obiettivo di costruire ponti tra tradizione e contemporaneità

https://bio.site/davideuria

(A cura di Silvia Pio)