Tre poesie inedite di Serkan Engin

specchio-bonino-per-engin-inediti

SERKAN ENGIN

Il mio cuore è una mela caramellata

Mi sono inginocchiato davanti ai tuoi ginocchi, amore mio, nel tumulto del sangue
Con il cuore tirato alla vita che porto nel petto come un coltello a serramanico
E con i miei desideri infantili intrecciati a palloncini volanti
Il mio cuore è già una mela caramellata
Che si moltiplica in Amore ad ogni tuo morso
È il rifugio per passeri nel tempo bianco dell’invasione
È il luogo dove ballo il tango con le margherite in primavera
È il prato dove gioco a palla con gerani fuggiti dai vasi
È il luna park dove faccio le boccacce alla vita insieme ai bambini
Non lasciarmi a metà strada, non distruggere la mia speranza, ti prego
Mi sono inginocchiato davanti ai tuoi ginocchi, amore mio, nel tumulto del sangue
Con il cuore tirato alla vita che porto nel petto come un coltello a serramanico
E con i miei desideri infantili intrecciati a palloncini volanti
(Traduzione di Fazila Derya Agiş)

*

Traumatologia bordello

Nelle stanze piene di
profumo di sogno decaduto
la vetustà delle porte
si apre a una delusione umida
sinfonie di falsi orgasmi permeano le pareti
slogan arabescati sono scritti sugli specchi.

La donna è l’acrobata ribelle
del dolore sul filo spinato
teso tra la vita e la morte
ricuce i desideri lacerati al suo pube
attraversa le notti di acido nitrico
mentre appoggia la testa sulla spalla della speranza
banconote sporche occupano
la ruvida geografia della lussuria.

(Traduzione di Ivan Pozzoni)

*

La commessa ritardataria

I miei capelli si stanno scurendo in una lunga solitudine
la lava mi ha toccato le labbra, che tu consideri rossetto
ho puntellato il mio cuore contro le luci della vetrina
i miei sogni stremati sono aggrappati agli scaffali.

C’è una stella cadente nei miei occhi disegnati dalla notte
tutti i miei desideri cascano a terra e si sperdono
le mie gambe sono fredde come la mia indigenza alle fermate degli autobus
la mia giovinezza mi trasuda tra le ciglia:

i miei desideri ritardatari sono la mia dote.

(Traduzione di Ivan Pozzoni)

Foto di Bruna Bonino.

Per altri contributi dell’autore su Margutte, cliccare sul tag col suo nome.

(A cura di Silvia Pio)