GABRIELLA MONGARDI
L’ultima raccolta poetica di Nicola Duberti, Fentanyl 50, Carabba editore 2025, è la prova inconfutabile che su qualunque argomento, anche il più ostico, il più “impoetico”, si può fare poesia e in questo modo “riscattarlo” e riscattarsi.
L’argomento scelto è decisamente perturbante, ergo rimosso dal discorso pubblico, ma non per questo parlerei di “poesia impegnata” o definirei la raccolta un semplice “diario di badanza” o un mero sfogo, assolutamente no. Ci sono anche questi aspetti, nella silloge, ma soprattutto c’è la Poesia, un demone che si impossessa del poeta e gli fa parlare una Lingua Altra, profondamente originale, fatta di imprevedibili cortocircuiti di parole da cui scaturiscono folgorazioni, illuminazioni improvvise e importanti – importanti non solo per il poeta, ma anche per il lettore.
La profonda originalità è evidente fin dal titolo, che fa del farmaco il protagonista della raccolta, con un effetto di straniamento disorientante. Ma superato lo choc iniziale il lettore è pronto a seguire il poeta nel suo viaggio agli inferi, tra rime e angoscia, metafore e umorismo e il leitmotiv musicale del Fentanyl, che compare in più dei 2/3 dei testi – quasi una sorta di ritornello.
Ci sono un canto e un controcanto, in questi testi: il canto dato dal tema della madre malata, dipendente dal farmaco e dagli altri per tutto, un tema claustrofobico, soffocante per non dire ripugnante, che la penna però affronta impavida, senza remore né reticenze, e il controcanto costruito con quello che lo sguardo obliquo del poeta coglie: presenze del mondo animale o in generale della natura, ma anche minuzie quotidiane…
E poi, o meglio prima, prima di tutto, prima della poesia stessa, c’è “l’amore. di madre e figlio” e la pietas filiale. E se “la scorta di parole si è esaurita”, se “ci si nutre di gesti / di sguardi di carezze di silenzi”, ecco la Poesia offrirsi come risarcimento. Il risarcimento di cui ciascuno ha bisogno.
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è questo – mamma – il paese dei morti
è la terra aurorale del cimmeri
qui ritornano in forma di fantasmi
si radunano a bere il caldo fisico
racchiuso ancora come in uno scrigno
nel forziere di ghisa della stufa
ci sono tutti, con le mani bianche
protese verso i cerchi arroventati
e solo dopo, al termine del pasto,
riassumeranno una parvenza umana
per chiedere a me che cosa ne hai fatto,
cosa ne hai fatto – mamma
del bambino che avevano cullato
o visto camminare a quattro zampe
o consolato quando si bruciava
non daremo risposte – tu distratta
guarderai solo un’ombra una soltanto
il Fentanyl ti lascerà sorridere
poi lasceremo che il fuoco si spenga
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Il libro sarà presentato domenica 2 novembre alle ore 17:30 a Mondovì, presso la libreria Confabula, da Cesare Morandini.


