Francesco

Murale a Scanno (AQ). Foto di Bruna Bonino

Murale a Scanno (AQ). Foto di Bruna Bonino

DENİZ AYHAN

“Francesco, Francesco, va’ e ripara la mia casa, che, come vedi, sta cadendo in rovina.”

Mi riconosci nei sogni che io vedo,
Talvolta nel mio silenzio, talvolta nei miei strilli.
Ecco, ho smarrito ancora la mia memoria: il mio nome è Francesco…
Tra i blocchi di cemento a piani elevati, tra respiri che non sanno di verde,
Gusto il sapore dell’impazzire mirando il cielo azzurro,
Ho consumato la mia vita.
Mi ritrovai nel cuore di un lebbroso,
Un mendicante che per le vie il suo nome oblia.
Sui sampietrini, in una macchia di fango qualunque sui calzoni,
Ho perso il mio nome.
Ero fiorito nel cuore di una donna.
Pioveva, le nubi recavano la pioggia dal Paradiso.
La voce del Paradiso s’udiva dal sorriso di quella donna.
Ero giovane, il battito del mio cuore risuonava da lontano.
Ero sbocciato nel cuore di una donna…
Nelle mie mani l’ultimo resto del mio cuore: un profumo di fiori;
Nello stramazzo dei torrenti, dopo una pioggia senza grazia,
L’impronta di una pietra scurissima…
Il mio nome è Francesco!
Mi sono trovato a nascondermi nelle caverne,
Fuggivo da un’oscura luce che accecava le genti.
Correvo dietro a un sogno, con vesti sporche e lacere,
Nelle mie mani i papaveri della fine dei tempi…
Forse dovevo andare a Gerusalemme, o a un uliveto in Palestina.
I miei ricordi si confondono, i miei ricordi mi richiamano a me stesso:
I giorni in cui sorridevo nel cuore di una donna, lieto come un ulivo,
I giorni in cui ero sereno come la neve ai piedi d’un monte…
Dove era?
Roma? Gerusalemme? La Mecca?
Mi ritrovo in fondo a una caverna,
Come Maometto attendeva Gabriele,
Mi ritrovo in una caverna,
Come l’ultimo apostolo d’un profeta…
Sono Francesco; anche nei tempi in cui scordo il mio nome,
Un tempo, sotto un cielo di puro azzurro,
Ero fiorito nel cuore di una donna.
Ero felice come un ulivo, quieto come l’acqua che scorre nel Tevere.
Ora ho racchiuso il mondo in un grano del rosario.
Mentre vedevo l’universo intero nel pane intinto nel vino,
Ho pianto per le terre nere e prive di fiori di un mondo senza pietà.
Mi hanno segnato sui polsi e sul cuore.
Mentre la mia fede si levava in un grido,
Ho visto una donna in un altro tempo, in volti che conoscevo.
Mentre correvo a lei col cuore, spine di ferro s’infissero nel mio piede.
Potevo attraversare tutti i monti, lo so bene:
Il Monte Sinai…
Il Monte Ararat…
Potevo varcare ogni montagna ad est e ad ovest.
Attraversare i deserti percorsi da Alessandro,
Passare le fontane dove Gesù s’è abbeverato,
E toccare i sogni del profeta Maometto.
Non so che tempo fosse, non ricordo il luogo.
Pensavo che guardando coi sogni dei tempi antichi, avresti visto
I miei pozzi colmi di Giuseppe (Yusuf)…
Chi di noi era cieco, chi di noi era sordo, chi di noi apparteneva a questo mondo? Non so.
Sono Francesco; nei tempi in cui dimentico il mio nome,
Ero fiorito nel cuore di una donna.
Ero felice come un ulivo, sereno come la pioggia che cade su Gerusalemme…
Mentre osservo il mondo in un grano del rosario,
Ho cercato la verità per le strade, nei luoghi desolati.
Ogni casa abbattuta l’ho considerata mia dimora,
Ogni cuore infranto l’ho saputo Essere il Suo cuore.
Ho cercato i sogni del Messia nelle vie del Cairo,
Su un naviglio lungo le coste Dalmate, li ho cercati nei venti.
Le mie navi son naufragate, i miei occhi non vedono più, le mie ginocchia non reggono.
Sono Francesco, da quando ho scordato il mio nome,
Sono fiorito nel cuore di una donna,
Ho visto il paradiso nel sorriso di una donna…
Forse chi sono è scritto nelle tavole della fine dei tempi.
In quel cuore di donna rinascerò…
Da quando ho dimenticato il mio nome…
IL MIO NOME È FRANCESCO.