EVA MAIO
A Civitacampomarano sapevamo di trovare tanti murales e avevamo il desiderio di vedere le opere di Alice Pasquini, le cui origini sono proprio incistate in questo borgo.
Eppure è stata una sorpresa dietro l’altra: la bellezza, la cura, il senso dell’appartenenza unito all’apertura culturale di chi ci abita, la loro accoglienza discreta e calda.
Abbiamo respirato una splendida miscela di passato e contemporaneità, senza ostentazione, con la misura delle cose vere.
Non sono murales qualunque.
Sono dialoghi
col tempo con il luogo
sono mappe di sogni ricordi desideri
in volti di ragazza
in corpi di donna
in giochi d’infanzia.
Irrompono arditi delicati
in porte e muri di case abitate
di case svuotate
rannicchiate in antichi silenzi.
Non sono murales qualunque
quelli di Civitacampomarano
sono un riscatto
una benedizione
un fiume di vita
che scorre nel borgo
cantici dei tempi interiori
e litanie di fatiche e dolori.
Sono sorrisi
luce negli occhi
incontro di mani abbracci reali.
Non sono murales qualunque
sono il vibrare di Alicè*
in ascolto
di un colle delle sue mura
del sudore sui tratturi
dei bambini che si parlano all’orecchio
e lei ne sente il sussurro
dei capelli di giovani donne
e lei ne fa germogli
li fa fiorire.
Sono lo splendore
di vite racchiuse in spazi silenti
tra cielo e terre sospese
sono ritratti del loro gioire
patire fare sentire
conoscere il vero
con mani e braccia e piedi
suggere ogni succo vitale
in quei vicoli tra mura di cinta
affacciate su campi boschi calanchi
e l’ignoto altrove.
C’è un’aura
di concretezza e fiaba
nelle miscele di colori nei tratti
nella catena di fotogrammi
vividi su pareti con cicatrici e buchi.
Quel mondo piccolo intenso
inzuppato d’ antico
ci cattura
per grazia di chi l’ha riplasmato
in anima e colori
con attenzione d’affetto.
*Si tratta dell’artista Alice Pasquini
Foto di Zita Giraudo a Civitacampomarano.


