SILVIA PIO
Nella lingua inglese ci sono tre sostantivi che traducono solitudine: “solitude”, che come tutte le parole di origine latina arrivate in Inghilterra attraverso il francese, è un termine più alto ed erudito; il corrispettivo più popolare è “loneliness” ed entrambi significano essere soli o isolati. E poi c’è “aloneness” che, come loneliness, ha un’accezione di sofferenza per il fatto di essere soli, di desiderare di essere con qualcuno e quel qualcuno non c’è, manca.
La vita è un continuo cambiamento, in meglio e in peggio. Ci sono momenti nei quali la solitudine acquista la tinta fosca della mancanza, cioè quando qualcuno prima c’era e poi non c’è più.
La mancanza di una persona amata, momentanea o definitiva, mina le fondamenta della nostra felicità tanto da farci pensare che mai più potremmo ritornare a sorridere e che non ci potrà più essere vita degna di essere vissuta.
La mancanza è un rumore sordo che continua a sorprenderci e farci star male; è un freddo insanabile che stringe il cuore con i suoi artigli; è un padrone che ci schiavizza con catene strazianti; è una sedia inesorabilmente vuota che si deteriora e marcisce sotto i nostri occhi.
Il dolore è come il fuoco che non può far altro che bruciare e distruggere, ma che può anche eliminare le scorie e purificare. Il dolore è come il fuoco, se non si alimenta prima o poi si consuma e si spegne. Così il sentimento straziante della mancanza, col passare del tempo, si sbiadisce e attutisce, e permette un refolo di speranza che, come uno spiffero, invade poco per volta le stanze della nostra vita e, come una finestra finalmente aperta, lascia entrare il sole sempre caldo della rinascita.
La vita è un continuo cambiamento, primo a poi il vento gira, la musica cambia, il freddo finisce, e via con le metafore.
Ciò che ci impediva di respirare è diventato un’esperienza, con ricordi e segni che ci hanno cambiati, e bisogna ammettere che spesso il cambiamento è in meglio.
La solitudine si toglie l’abito torvo e ritrova una versione piacevole di serenità, anche di libertà. Ritorniamo padroni di noi stessi e ci riappropriamo di quanto credevamo perso per sempre ma che era stato velato da un altro passaggio dell’esistenza.
N.B. Le parole più importanti di questo lemma sono “se non si alimenta”, che costituiscono forse l’unico aspetto di scelta nella situazione descritta.
(Foto Rinuccia Marabotto)
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