SILVIA PIO (a cura)
«Perché il tempo delle nocciole è un calendario, un’emozione, una carrozza di verde e di vetro su cui salgono e viaggiano i ricordi e le speranze…»
(Luigi Sugliano)
I noccioleti ricoprono le colline di Langa da decenni, con un’espansione che ha raggiunto ormai il suo culmine e che mostra ora i suoi limiti e problemi. Ma le nocciole, parola che in dialetto indica sia i frutti che gli alberi, appartengono ai ricordi e all’immaginario della generazione di Enzo Massa, che è anche quella di chi scrive questo articolo.
I nostri nonni hanno avuto un angolo di terra dedicato a noccioleto, ci hanno chiamato a raccogliere – a mano in quei tempi – le “biglie” marroni in ginocchio al caldo o all’umido, ci hanno incitati a spostare sacchi e spingere carriole. E poi invitati a mangiare torte e biscotti, o le semplici nocciole tostate bianche di zucchero…
Ecco che chi è della mia generazione può facilmente cadere nella retorica del ricordo e nei luoghi comuni della Langa. Cosa alla quale non cede il fotografo Massa in questo suo splendido volume dedicato alla nocciola, che segue l’altrettanto suggestivo “Il tempo del vigneto”, uscito nel 2012.
Enzo Massa è nato ad Alba nel 1959 ed ha iniziato ad occuparsi di fotografia nei primi anni Ottanta. Ha fatto il suo “apprendistato” presso il Gruppo Fotografico Albese, di cui è stato presidente per diciannove anni. Ha al suo attivo un buon numero di mostre individuali e collettive e le sue foto sono apparse su molte pubblicazioni. Dice di sé: «Ogni scatto diventa per me un atto interpretativo di un pezzetto di realtà che mi sta davanti, una domanda in attesa di risposta, una ricerca di senso. È come se compissi un viaggio dentro le cose, le persone, gli attimi che decido di fermare nei miei fotogrammi che sembrano chiedermi di essere riconosciuti nelle loro storie e nei loro significati più profondi. È un viaggio dentro le cose, ma anche dentro di me, poiché affina la mia sensibilità, aguzza la mia fantasia, mi permette di scoprire e di tessere in libertà quei fili sottili che legano da sempre gli aspetti naturali, umani e spirituali. È un indugiare alternato su macro e micro aspetti del reale. I primi, un po’ quasi per invitarmi a prendere la giusta distanza dalle cose, i secondi per soddisfare quel mio desiderio di avvicinamento, di introspezione che svela piccole sfumature altrimenti impercettibili.»
Massa, col suo lavoro appassionato ed esperto, ha impiegato dieci anni a preparare il materiale iconografico su questa coltura, rappresentandone tutte le fasi della coltivazione e lavorazione, inserendo i ritratti dei coltivatori e dei trasformatori, i primi piani dei frutti, i paesi che custodiscono l’economia della tonda gentile (così è chiamata la varietà del Basso Piemonte), i paesaggi e le feste religiose, con una menzione speciale all’industria Ferrero, che non solo ha stimolato questa coltivazione ma ha fatto sì che i contadini di Langa rimanessero nella loro terra offrendo un lavoro in fabbrica che permettesse loro di non trasferirsi. All’archivio Ferrero appartengono alcune fotografie storiche presenti nel libro.
“Il tempo della nocciola” ospita numerosi interventi di Luigi Sugliano (giornalista), che introduce l’intero lavoro, racconta il fascino e le attrattive del territorio, inclusa la religiosità e l’aspetto sacro e profano delle feste tradizionali; di Maria Corte (agronoma), che dà cenni storici dell’area e della coltivazione, raccolta, e trasformazione, spiegando la gestione del noccioleto; e di Edoardo Borra (giornalista della Fondazione Ferrero), che parla delle cooperative agricole e della storia della fabbrica Ferrero e della Torroneria Sebaste.
Gli altri scritti sono di Paola Bogetto (dirigente Istituto Professionale Statale Piera Cillario Ferrero di Cortemilia), Paolo Zoccola (presidente Accademia Alberghiera di Alba), Flavio Borgna (presidente Ente Fiera della Nocciola e Prodotti tipici dell’Alta Langa per la Nocciola Piemonte IGP), Ginetto Pellegrino (gran maestro Confraternita della Nocciola).
I testi rendono il volume un vero e proprio studio a tutto tondo sugli aspetti culturali, colturali, tecnici, storici, economici, sociali e sociologici della nocciola con un’apertura alle prospettive future. Non manca un tocco di poesia con un’ode alla nocciola di Silvia Pio, scritta per l’occasione e riportata qui sotto, e una lirica dedicata ai muretti a secco di Don Angelo Casati.

Alla nocciola.
All’umiltà del passato
dei vecchi che s’inginocchiavano sulla iuta.
Raccogli a due mani.
Al grembiule con la tasca panciuta
al cesto, sacco, quintale.
Svuota nell’angolo assolato.
Al rumore e odore dei cortili,
la distesa dei frutti rastrellati a seccare.
Ai sacchi allineati
alla pesa, la carica e ai meritati guadagni.
Al profumo della stufa,
alla tostatura fragrante,
al colore scurito e al gusto mellito.
Al matrimonio con zucchero e cioccolato,
croccante, gianduia, impasto ambrato.
Gira che non s’attacchi.
All’operosità degli artigiani
e agli inventori di sapidità.
A questo momento di intimità
dove ti ammiro,
guscio a cuore che contiene un tesoro,
metafora del mio sentimento
e dei ricordi d’infanzia,
ti assaporo.
Mangiane ancora.
Enzo Massa, Il tempo della nocciola, l’Artistica Editrice, testi in italiano e inglese, traduzione inglese di Angela Arnone.
Le foto di Enzo Massa sono in mostra a Cortemilia, in piazzetta Tonda Gentile, fino al 30 settembre prossimo.



