PAOLO LAMBERTI
Poco prima del 180 e.v. un filosofo autodefinitosi “platonico”, di nome Celso, scrive un libro contro i cristiani dal titolo Alethès lógos (Discorso Vero, noto anche come Contro i Cristiani), opera ovviamente cancellata dalla censura cristiana ma di cui Origene, il noto teologo e filologo biblico, scrisse una confutazione quasi un secolo dopo (segno della diffusione del libro): nel farlo, da bravo filologo, ne riportò ampi stralci che ne permettono una parziale ricostruzione.
Tra le molte critiche compare una maliziosa notizia che riporta la nascita di Gesù ad una relazione tra Maria e un soldato romano di nome Panthera (scritto anche Pandera o Pantera):
«Tua madre, dunque, fu scacciata dal falegname, che l’aveva chiesta in moglie, perché convinta di adulterio e fu resa incinta da un soldato di nome Pantera». (Celso, Discorso veritiero, I, 28)
Di per sé pare la maldicenza che di norma coinvolge la madre del personaggio criticato, secondo un’usanza pressoché universale; né mancano riprese dell’insinuazione nel Talmud, dove il soldato ha un altro nome, (Stadha): però colpisce la particolarità e la rarità di Panthera, invece del Lucius, Caius o Marcus che ci si aspetterebbe per un soldato romano inventato: è un nome raramente attestato.
La morte di Cristo è ragionevolmente fissata all’aprile del 30 e.v., la sua età, tradizionalmente di 33 anni, è comunque oltre i trenta, e la sua nascita è posta prima della morte di Erode, per lo più posta nel 4 a.e.v., in base alla data in cui i successori pongono l’inizio del loro regno, e su indicazione astronomica, visto che Giuseppe Flavio la fa coincidere con un’eclissi (ma ve ne sono nel 5, 4, 3, 1). Dunque la nascita di Cristo è di norma posta tra il 6 e il 4 a.e.v. (meglio indicare a.e.v. che dire che Cristo è nato 6 anni prima di Cristo).
Tra 6 e 4 a.e.v. la situazione in Galilea e in Giudea rimane turbolenta: emerge la figura di Giuda il Galileo, figlio di un ribelle già catturato da Erode (Giuseppe Flavio Guerra Giudaica I, 204) e considerato fondatore degli Zeloti (dei Sicari, secondo altri); Giuseppe Flavio nella prima opera lo definisce sophistēs, ovvero quello che nei Vangeli appare come “dottore della legge”, e indica come motivo della sua ribellione il rifiuto di pagare il tributo ai romani. Più aspro è nelle Antichità Giudaiche, dove scrive: «Questo Giuda, a Seffori, in Galilea, mise insieme un numero di uomini disperati e assalì il palazzo reale, prese tutte le armi che vi erano immagazzinate, armò ognuno dei suoi uomini e se ne andò con tutte le proprietà che potè prendere. Divenuto ormai lo spavento di tutti, depredava quanti incontrava, aspirava a cose sempre più grandi, la sua ambizione erano ormai gli onori reali.» (AJ xviii 271-2 trad. Luigi Moraldi)
In seguito a queste ed altre rivolte interviene dalla Siria il legatus Augusti pro praetore Quintilio Varo, incaricato del governo della principale provincia dell’Est dal 6 al 3 a.e.v.; è lo stesso Varo marito di una figlia di Agrippa e collega di consolato di Tiberio nel 13 a.e.v. che verrà massacrato nel disastro di Teotoburgo nel 9 e.v. Giuseppe ricorda come « Varo si interessò della legione (lasciata in Giudea), prese le altre due legioni stanziate in Siria, in tutto erano tre, quattro squadroni di cavalieri e le truppe ausiliari fornite dai re e da alcune tetrarchie […] Varo ne trasferì una parte a suo figlio e a uno dei suoi amici e li mandò a combattere i Galilei che abitano nella regione adiacente a Tolemaide. Suo figlio attaccò tutti quanti si schieravano contro di lui; dopo prese Seffori, ridusse gli abitanti in schiavitù e diede fuoco alla città.» (AJ xviii 286-9 trad. Luigi Moraldi).
Va notato come Sefforis (Sepphōris in latino, Tzipori in ebraico moderno) sia a pochi chilometri da Nazareth e tradizionalmente vi siano nati i genitori di Maria, Anna e Gioacchino: dunque la famiglia di Maria difficilmente non può essere stata coinvolta da questi avvenimenti, in una località che rimane comunque un luogo di resistenza ebraica, come dimostra il fatto che Erode Antipa pochi decenni dopo costruirà una nuova città pochi chilometri a nord-est (Nazareth è pochi chilometri a sud-ovest) sul modello greco e dedicata a Tiberio, Tiberiade appunto.
Tra le truppe ausiliarie mobilitate si trova anche la Cohors sagittariorum I, un’unità di arcieri che viene reclutata nell’Oriente romano; a loro e agli altri auxilia spetta probabilmente il controllo del territorio, come ricorda ancora Giuseppe: «Varo inviò parte delle sue truppe per la regione alla ricerca degli autori della rivolta; una volta scoperti, quelli più colpevoli venivano puniti mentre gli altri erano rilasciati. Il numero di coloro che per questa accusa furono crocifissi fu di duemila» (AJ, xviii 295 trad. Luigi Moraldi).
L’esercito romano oltre che efficiente era flessibile, secondo necessità potevano essere spostate da una provincia all’altra intere legioni, più spesso vexillationes, ovvero gruppi di combattimento tratti dalle legioni stesse, e ancor più frequentemente venivano spostate anche le unità di auxilia, formate da soldati non cittadini romani; è quello che capita anche alla Cohors sagittariorum I, che viene inviata qualche anno dopo nella Germania Superior, nella zona dell’attuale Bingen, non lontano dalla base legionaria di Mogontiacum (Magonza).
Quindi non è un caso che si siano ritrovate nell’Ottocento sul Reno vicino a Bingen due stele funerarie (oggi nel museo di Bad Kreuznach) di soldati di questa unità, che testimoniano un reclutamento avvenuto nell’area mediorientale; la prima ricorda:
Hypernator Hyperanoris F(Ilius) Cretic(Us) Lappa mil(es) C(o)ho(rtis) Primae Sag(ttariorum) ann(orum) sexaginta stip(endiorium) duodeviginti h(ic) s(itus) e(st) (Hypernator Lappa figlio di Hypernator cretese della I coorte di arcieri sessantenne con 18 anni di servizio giace qui). (CIL XIII 7513).
Non stupisce la presenza di un cretese, Creta è nota sin da Omero per i suoi arcieri (si veda Filottete); la seconda è quella più interessante, datata intorno al 40 e.v.:
Tib(erius) Iul(ius) Abdes Pantera / Sidonia ann(orum) LXII / stipen(diorum) XL miles exs(ignifer?) /coh(orte) I sagittariorum /h(ic) s(itus) e(st) (Tiberio Giulio Abdes Pantera, nato a Sidone, di 62 anni, per 40 anni soldato vessillifero della I coorte arcieri, qui giace). (CIL XIII 7514).
Dunque viene ricordato un soldato nato a Sidone con un lunghissimo servizio: terminati i primi 25 anni, deve aver ricevuto la cittadinanza romana ed essersi raffermato; non è un soldato semplice: il vessillifero è uno dei sottufficiali più importanti di una coorte, l’equivalente di un sergente reggimentale nel mondo anglosassone o di un aiutante di battaglia tra i gradi italiani (Clint Eastwood l’avrebbe impersonato volentieri).
Il nome Tiberio Giulio conferma il suo essere diventato cittadino romano dopo i 25 anni regolari di servizio tra gli auxilia, quindi già sotto Tiberio: questi sale al trono nel 14 e.v., quindi il vessillifero doveva essere in servizio già intorno al 6-4 a.e.v., arruolato da poco se nasce intorno al 22 a.e.v. Si congeda intorno ai 55 anni e rimane in Germania, stabilendosi nelle cabanae, gli insediamenti intorno alle basi romane che ospitavano famiglie, mercanti, artigiani, osti e che hanno dato origine a tante città europee. Panthera poi è un soprannome militare, probabilmente legato al fatto che il signifer portava normalmente una pelle di animale sopra la corazza, mentre Abdes è il corrispondente dell’aramaico Ebed, “servo di dio”.
Essendo di Sidone, certamente parlava aramaico e quindi nel trovarsi in Galilea negli anni tra il 6 e il 4 a.e.v. non deve avere avuto alcun problema a trattare con gli abitanti locali: se in forma cortese e magari seduttiva, come sostiene Celso, o con la brutalità del soldato in terra nemica, non è possibile saperlo. Andare oltre non è possibile nella ricostruzione storica, anche se studiosi hanno ricordato un passo di Marco, 7, 24: «Poi Gesù partì di là e se ne andò verso la regione di Tiro. Entrò in una casa e non voleva farlo sapere a nessuno; ma non poté restare nascosto». Dato che Gesù si tiene lontano da terre non ebraiche, rimane la curiosità di sapere il motivo di una visita in Fenicia, patria di Panthera, oltretutto nelle intenzioni clandestina.
Insomma, tra Giuseppe, Panthera e lo Spirito Santo la paternità di Gesù rimane incerta: dovendo scegliere, forse è ancora meglio puntare sul trascurato, umile Giuseppe.


