La rondine presente di Alessandro Quattrone

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Dalla quarta di copertina

A distanza di due anni da “La gentilezza dell’acero”, Alessandro Quattrone in questa sua nuova raccolta propone nel titolo il simbolo della rondine per attirare l’attenzione su un tema – quello della “presenza”, cioè dell’esserci, dell’accompagnare, dell’annunciare – che merita oggi di essere riscoperto o rivisitato. La rondine, dunque, come figura che appare e scompare, che va e che ritorna: una figura capace di riassumere il contenuto di un’opera attraversata dagli stati d’animo più diversi, in cui ciascuno si può riconoscere.
“La rondine presente” è insomma un libro che, con il suo tono pacato, la sua attitudine meditativa e il suo linguaggio lineare e preciso, aspira a stare vicino al lettore, alle sue attese e ai suoi trasalimenti, alle sue inquietudini e ai suoi desideri, alle sue disillusioni e alle sue esultanze.

Dalla nota dell’autore

Con La rondine presente, a distanza di due anni da La gentilezza dell’acero, ho continuato a cercare nella natura i simboli ai quali affidare il compito di rappresentare una mia attuale necessità artistica, quella di mettere in evidenza concetti spesso sbiaditi da un uso distratto o superficiale. Se prima era la “gentilezza”, ora è la “presenza”. Chi è presente c’è, cioè assiste, accompagna, partecipa. Non è estraneo, insomma, ed è tutto concentrato su un luogo, un momento o un’azione. Inoltre, se anche scompare, poi riappare, magari all’improvviso. [...] Dunque la rondine è “presente”. Ma la rondine “presente”, pure, cioè sente prima, possiede una specie di prescienza: sa senza aver conosciuto. Trova la via del ritorno da migliaia di chilometri di distanza, e punta il luogo da cui era partita con una precisione istintiva impressionante. Invece noi uomini siamo destinati a vivere imparando in continuazione, e mai a sufficienza, tra sogni e smarrimenti, sussulti e desideri, cadute e risalite. Ed è per questo che abbiamo bisogno di qualcuno “presente” alla nostra vita, di una rondine per al nostra solitudine.

Da La rondine presente (Passigli 2020)

L’ora si avvicina e tutto è fermo
come in attesa di un ordine supremo.
Un gatto fa finta di nulla e intanto medita,
le foglie godono di essere immobili.
Se si affacciano domande le si scaccia
come fossero mosche insistenti.
I rumori attutiti della strada
sono solo suoni, non suggerimenti.

*

Come possano cambiare le cose
è incredibile,
è incredibile come possano parlare
un’altra lingua, le cose,
una lingua sconosciuta,
quando prima dicevano tranquille
siamo qui, pronte, a tua disposizione,
ci puoi prendere, spostare, trascurare
perché noi siamo le cose
le cose sempre uguali
siamo le cose che ti circondano
e tu non devi fare altro
che volerci– e poi invece cambiano
e ti lasciano stranito
ti lasciano come una cosa
che non potrà cambiare mai.

*

Riepilogando: il clima era sereno,
le labbra si lasciavano sfuggire
frasi semplici, neutre, innocue
non udite dai clienti del locale
che si andava affollando,
e gli occhi si riempivano
di una luce decisa,
e si era sulla soglia di un incantesimo
senza arti magiche,
quando un suono d’allarme si diffuse
– ma senza che un allarme suonasse –
così i clienti restarono nella loro indifferenza
mentre noi che chissà come l’avevamo udito
uscimmo per salvarci
o per morire provvisoriamente
come storie interrotte sotto il nevischio.

*

E quindi accade
che l’allegria finisca per sempre
e che le antiche risate riposino nel buio
turbando chi rimane avvolto nel rimpianto
come in un cappotto altrui
indossato per sbaglio.

*

Uno spostamento minimo
un’inflessione nella voce
un alito di vento su un filo d’erba
un raggio di luce sulla fanghiglia
un’increspatura sull’acqua
un riflesso sulla fronte –
uno spostamento minimo
e in un attimo
il mondo perde la sua stabilità
davanti agli occhi stupiti
di vedere quel che vedono
e che non avevano previsto.

*

Dormire mentre dorme il mondo intero
svegliarsi con la luce,
respirare l’aria che da millenni
ricorda agli intorpiditi
la necessità di muoversi, di andare:
essere come tutti, essere per tutti
l’altro– che li renderà sacri e immortali.

*

Chissà se apparirà ancora
con lo stesso linguaggio remoto
di chi proviene da un altro regno,
chissà se avrà sembianza
di nuvola o di stella
o di rondine che ritorna
quel volto perduto,
quel nome che potrebbe illuminare
i sassi sparsi sul sentiero.

*

Alessandro Quattrone è nato a Reggio Calabria nel 1958 e vive e insegna a Como. Ha pubblicato i seguenti volumi di poesia: “Interrogare la pioggia” (Lacaita, 1984, finalista al Premio Viareggio-Opera prima), “Passeggiate e inseguimenti” (Book, 1993 – Premio Internazionale E. Montale), “Rifugi provvisori” (Book, 1996), “Prove di lontananza” (Book, 2013 – Premio Caput Gauri), “L’ombra di chi passa” (Puntoacapo, 2015), “La gentilezza dell’acero” (Passigli, 2018). Ha tradotto diversi volumi di classici della poesia per le edizioni Demetra (tra i quali ricordiamo E. Dickinson, E.L. Masters, A. Rimbaud, P. Verlaine, E.A. Poe, S.T. Coleridge, W. Whitman, Ovidio). Tra le altre sue pubblicazioni ricordiamo il romanzo “Ai bordi del diluvio” (Moretti e Vitali, 2002) e, per il teatro, “A me non sembra di dover morire e altri dialoghi teatrali” (Puntoacapo, 2018).

(A cura di Silvia Rosa)

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