SILVIA PIO
La solitudine è leggera o pesante secondo le nostre convinzioni.
Se abbiamo imparato a considerarla negativa e dolorosa, ci risulterà greve e ci schiaccerà. Se, invece, qualcuno ci ha aiutato a vederla come un momento di libertà e ricarica, allora ci sembrerà non solo leggera ma desiderabile.
La convivenza sociale presuppone sempre un lavoro di mediazione e di controllo; la coppia, la famiglia, il vicinato, il lavoro, il cosiddetto tempo libero, sono tutti momenti nei quali dobbiamo adattarci agli altri, bilanciare impulsi e precetti, essere disponibili alle esigenze, alle regole e alle prescrizioni. Alcune azioni di massa sono addirittura compulsive, come se non avessimo scelta di comportarci come vogliamo e come ci sembra giusto.
Quando siamo soli, possiamo spogliarci degli abiti sociali e delle maschere affettive, entrare in un ambiente intimo dove siamo finalmente noi stessi.
E qui per qualcuno potrebbero iniziare i guai. Chi siamo veramente? Una volta dismessi i ruoli sociali, cosa resta? Ci piace la figura che vediamo allo specchio della solitudine, completamente nuda? I disagi che nascono in questa situazione sono i più pesanti da riconoscere ed accettare, ma sono quelli che prima o poi la vita ci presenta, e tanto vale vederli adesso. La consapevolezza (si veda ATTENZIONE) è il primo passo per la risoluzione dei problemi e per la conoscenza di sé e del mondo.
Ecco che la solitudine diventa il luogo sacro della crescita, dell’evoluzione, perché la nostra evoluzione non è solo biologica ma conscia.
Se poi essere soli non ci presenta la nostra immagine peggiore, può farci conoscere quella migliore. Da soli diventiamo tolleranti, rilassati, riposati; lasciati gli indumenti richiesti dalla società, indossiamo panni comodi e non ci vergogniamo di quel che siamo. Chi siamo veramente? Una volta dismessi i ruoli sociali, cosa resta? Il nostro essere più intimo, il bambino che è cresciuto ma che prova la stessa meraviglia senza provare la stessa paura, il compagno che non ci tradirà mai e che ci amerà per sempre.
La solitudine diventa essenziale per conoscerci davvero.
Trasformata l’immagine disagevole e ritrovata quella fulgida, ci sentiamo leggeri come non mai, voliamo in uno spazio luminoso, nuotiamo in un mare liscio. E questa è la solitudine felice.
(Foto di Bruna Bonino)
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