EVA MAIO
Sussurri di libertà
Quali parole depositare
ora
nero su bianco
dopo un camminare silente
di stanza in stanza
ad una mostra
con spazi di luce nel tulle
perché la memoria
di vite rinchiuse
respirino
respirino ancora
o di nuovo
e dalla penombra
di faldoni impolverati
ci visitino
a mostrare il non detto
per troppo tempo
il non detto.
Quali parole adatte
a permanere
in noi
così appiattiti
in questo transitare effimero
di post in post di messaggino in messaggino di blog in blog
dopo aver sfiorato
con gli occhi
quella lentezza antica
quello stare 27 o 38 o 42 anni
chiusǝ in manicomio
chiusǝ
chiusǝ.
Quali parole.
Ci saranno parole adatte
a questo allestimento
potente delicato
e laico
di memoria e resurrezione
di uomini e donne
presǝ dal pozzo grigio
della contenzione
e poi della dimenticanza
ora qui con tenerezza
e tocchi di eleganza
associatǝ a fiori erbe aromi.
Ecco
avrei bisogno
di parole seme
piccole nascoste
votate all’esplosione
in gemme petali sepali odori
tenui sfumature
o colori vivi
avrei bisogno
di parole randagie
quelle che ti vengono incontro
per caso
e da lunghi cammini
regalano luce.
E poi alla fine
la parola
che mi si appiccica addosso
è grazie.
Grazie
a chi ha inanellato
mattine e mattine pazienti
di ricerca
poi di bella grafia
su carta non qualunque
con stilografica non qualunque
scelte raffinate
per raccordare questo tempo distratto
alla memoria di uomini e donne
in un manicomio qui vicino
che ora ha mura abbandonate
a tratti cadenti.
Grazie
di tutte quelle mattine attente
al mesto epistolario dei parenti
ai dottori al direttore del manicomio
con parole arcaiche semplici e devote
affidate alla penna
di un parroco del sindaco
o di un amico che sapeva ben parlare
e scrivere
per avere poi solo scarne notizie
dall’alto
o distaccati rifiuti
solo talvolta comprensione
e umani consigli.
Grazie
a chi ha inanellato attimi
per zoomare pistilli petali corolle
fiori di ogni tipo
e i soffioni in volo
per accordarli a nomi
e dietro i nomi a storie vere
segnate ferite
e al loro reiterato patire
e sotto i nomi l’età
poi la riscrittura
di catalogazioni mediche
quali ottocentesche desuete
altezzose e sterili
a lenire inconsolabili dolori.
Grazie
alla grazia.
Ci vuole uno straripamento
di empatia e stile
a far risorgere in dignità e bellezza
i perdenti
quelli di ogni tipo
ancor più chi si è sentito perduto
scansato avvolto di vergogna.
Grazie.
Sara Masoero nasce a Cuneo nel 1974, insegna Storia dell’Arte.
Amante della cultura e di ogni espressione artistica, in particolare della fotografia, ha sempre creduto nell’Arte come strumento di denuncia sociale.
Sara Masoero è antispecista e attivista per i diritti umani e animali.
“La Bellezza Rivelata” nasce dall’idea che la bellezza dell’Arte e la coscienza sociale possano cambiare il mondo unendo due sue passioni: la fotografia macro e la difesa degli oppressi e degli emarginati.
L’obiettivo della sua installazione è quello di ridare visibilità a chi non è stato visto, facendo rivivere storie di persone che hanno vissuto segregate negli ospedali psichiatrici.
L’installazione è stata esposta nel 2024 a Racconigi, presso la Cappella di San Rocco, nella primavera del 2025 presso Palazzo Santa Croce di Cuneo, con uno spazio maggiore dedicato alle lettere degli/delle internate e con l’aggiunta delle loro poesie.
Le opere in questo articolo sono di Sara Masoero.
(A cura di Silvia Pio)




