La condizione dell’orma di Daniele Giustolisi

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Dalla nota dell’autore

La condizione dell’orma è un libro di poesie scritte dal 2020 al 2024. Il titolo, tra le sue possibili valenze, include il passaggio irripetibile di ogni uomo sulla terra di cui l’orma è, nella sua fragile e passeggera forma, metafora elettiva. In questo breve transito ci sono le vite che ci passano accanto, talune davvero invisibili. Altre arrivano a sfiorarci, se non a toccarci il cuore. Sono i molti nomi che costellano questa opera, sottesi in un arco di esperienze che inizia e finisce nel segno della paternità; nel mezzo amori, luoghi, memoria, perdite e una sacralità omerica dell’amicizia.

Da La condizione dell’orma (peQuod Edizioni, collana Portosepolto 2025)

Non le parole, non l’inganno
di una lingua tentata,

ma questi miei pochi passi per te
sfiancati, bucati di terra,
fiato che nella nebbia si dilata.

Come finisce presto la strada
nei volti che si contendono destini,

la mia testa dietro quella di un altro,
dove si è niente, sagoma che taglia aria gelida
sguardo che nel crollo ti pronuncia,

come un testimone che prepara il tuo arrivo.

*

Cosa dai, cosa togli, parola,
da questa collina
che è Ionio che si ostina,
ansia dell’istante che accade,
sognato poema d’Oriente.

*

Suona l’ora più alta,
campana nel vento
che non ha padrone,
eco chiara del nome
tra i vicoli disabitati.

*

Guardaci da qui,
come fosse sempre di luglio
la curva di oleandri
che spalanca l’onda.

E noi giù, nel gioco tentato.
L’essere stati nel vento
una corsa sola.

*

Monte azzurro del giorno
che appari tra nuvole e autostrade,
sei dell’affanno isola del sogno,
Ionio che non perdi nella distanza.

E ritorna piano in te il cuore
come se fossero per sempre neve e pane,
un canto antico le tue strade,
paese di novembre che più a fondo è sera

dove, a volte, tra muschi di pietra
sospirano povere verità senza più nome.
Sta tutta qui tra le case la memoria
di questa altura ferma come un destino

incendio di voci e volti dentro ogni cosa,
la sua brace raggelata nel mattino.

*

A che giustizia rispondono
gli anni dell’uomo
che vende qualcosa sulla soglia.
A nome di quale figlio
rinuncia alla resa.

L’uscio ci separa, no, grazie,
come se fosse normale poi
che ognuno vada così,
solo e disarmato
incontro alla sua contesa.

*

Pochi passi,
saldi dove è più dura la terra,
scale, febbre di Ionio
e tu che mi precedi come Oriente.

Come è stato breve sostare
impreparati nel taglio dell’onda,
l’imprecisa orma che cede,
l’ora che non difende né più trasforma.

Tutto il niente è stato il viaggio,
orme sepolte dove è più buio il fondale,
correnti che altrove disperdono le trame
dove tu sei l’eterna risalita
che non è dato vedere.

*

Daniele Giustolisi è nato a Catania nel 1989 e vive a Bologna. In versi ha pubblicato Se scendevi per strada (Capire edizioni, 2019) con cui ha vinto il Premio “Le stanze del tempo”. Si occupa da sempre di arti figurative, musica e letteratura. Oltre a contributi di critica letteraria e di arte su ClanDestino, Nuova Ciminera, AlmaPoesia, ha pubblicato, in saggistica, L’officina del vivere: attraverso il Diario di Angelo Fiore (Centro Studi Angelo Fiore, 2018) e Alla finestra. Sguardi, soglie, fratture tra pittura e cinema (Industria&Letteratura, 2023). Collabora con il Centro di poesia contemporanea di Catania. Ha inciso dischi in ambito rock, metal e jazz come batterista e percussionista.

(A cura di Silvia Rosa)