Il Tao della liberazione

 

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VILMA AMERIO
Leggere con il ritmo adeguato, accurato ma costante, “Il Tao della liberazione” di Leonardo BOFF e Mark HATHAWAY, dà gioia, arricchimento e speranza e può costituire una grande esperienza a livello cognitivo e spirituale.
I due autori hanno affrontato un’impresa ambiziosa ed audace con una serietà, una conoscenza e una passione che finiscono per contagiare il lettore, fornendogli ragioni per cambiare la sua visione del mondo ed il suo agire nella realtà.
L’impresa è definita nelle prime righe del Prologo: “Il Tao della liberazione è la ricerca della saggezza necessaria per compiere profonde trasformazioni nel mondo”. Una ricerca impegnativa, in un certo senso epica, ma che ad ogni passo desta stupore e fascinazione.
La prefazione al testo, di Fritjiof Capra, sintetizza bene l’attuale stato delle cose nel mondo: da un lato, l’ascesa del capitalismo globale, forte di sofisticate tecnologie dell’informazione e della comunicazione, dall’altro, le devastanti conseguenze di quest’ascesa, l’aggravarsi delle disuguaglianze e dell’esclusione sociale, il crollo della democrazia, il rapido ed esteso degrado ambientale, l’aumento della povertà e dell’alienazione.
Che fare? Si può ancora fare qualcosa? Ma, soprattutto, dove andare, verso quale meta puntare con sollecitudine e chiarezza, senza ulteriori indugi? La meta, ormai individuata da tutti quelli che hanno a cuore la sopravvivenza globale, si può definire così: “ La costruzione di società sostenibili, fondate sulla messa in opera della progettazione ecologica”. In altre parole: di comunità fondate sulla solidarietà e la giustizia sociale, capaci di vivere in armonia ed equilibrio al loro interno e nei confronti della natura, progettando e realizzando sistemi di vita, produzione e consumo che rispettino ed abbiano cura della Terra e delle sue creature.
Naturalmente tutto questo non è semplice.
Infatti i due autori procedono per gradi e passaggi, che coinvolgono molte discipline, dall’economia alla psicologia, dalla fisica alla biologia, dall’ecologia allo studio comparato delle religioni.
Seguire, anche se in modo molto, troppo, riduttivo, questi passaggi dà un’idea della ricchezza del testo e della portata della trasformazione cui è chiamata l’umanità, se vuole, non solo sopravvivere, ma procedere verso una società più giusta e sostenibile.
Innanzitutto è necessario “smascherare un sistema patologico”, cioè mostrare senza veli quali sono i soggetti e i fenomeni che hanno la maggiore responsabilità della crisi in cui ci dibattiamo e precisamente l’ossessione della crescita, lo sviluppo distorto, il dominio delle multinazionali, la cieca avidità della finanza, la cultura globalizzata, che con il potere pervasivo dei mass-media distrugge le diversità, monopolizza la conoscenza e impone il “pensiero unico”. Queste sono le cause vere e profonde del dis-ordine mondiale, questi sono i fenomeni su cui si deve agire per trasformarli radicalmente ed ottenere la liberazione.
Sembra un’impresa disperante e disperata.
Ma, nel passaggio successivo del testo, quando si arriva a parlare degli ostacoli che intralciano il cammino verso la trasformazione, il discorso si fa sorprendente, elaborando gli apporti di nuove discipline come l’ecologia profonda, l’ecofemminismo e l’ecopsicologia.
Basti un esempio: la dinamica della “impotenza interiorizzata”. Si tratta di un fenomeno così radicato ed inconscio da costituire forse il maggiore ostacolo a qualunque azione trasformatrice. Si può definire così: “la convinzione che le grandi trasformazioni siano impossibili diventa una profezia che si autoavvera”. Cioè se non siamo profondamente convinti che la nostra azione sarà vincente, non vinceremo mai.
Dunque dobbiamo essere certi che la trasformazione sia, sarà, possibile, che accadrà.
Ma come elaborare la disperazione? Come potenziare la speranza? Come recuperare la forza di agire con efficacia?
Occorre ricostruire una cosmologia, una visione dell’origine e del fine dell’universo e dell’uomo, quella visione che in Occidente è andata perduta, come testimonia, con parole vertiginose e raggelanti, Jacques Monod, alla conclusione del suo “ Il caso e la necessità” : “ L’uomo è … solo nell’ immensità indifferente dell’universo, da cui è emerso per caso. Il suo dovere e il suo destino non è scritto in nessun luogo”.
A questo punto si aprono alcuni capitoli impressionanti, lungo i quali, con un discorso accessibile ma rigoroso, si dispiega una nuova visione del mondo che cerca e trova i suoi fondamenti nelle ultime acquisizioni della scienza, dalla fisica quantistica alla teoria dei sistemi, dall’ipotesi dei “campi morfici” alla teoria evoluzionistica. Le conclusioni di questo impegnativo viaggio sono vertiginose anch’esse, ma appassionanti. Non è possibile parlarne qui per la loro complessità, ma esse conducono ad un primo approdo e cioè alla convincente ipotesi che noi umani possiamo collaborare consapevolmente con la prodigiosa creatività del cosmo , e trovare nella comunione indivisibile fra la Terra e le sue creature lo sprone a partecipare alla grande avventura della creazione.
Come fare? Se si guarda alla preziose tradizioni spirituali di ogni cultura, si apre un campo di straordinarie possibilità. Non solo esse hanno espresso, ognuna a proprio modo, il concetto fondamentale dell’ Unità del Cosmo, ma hanno indicato delle vie, diverse solo all’apparenza, per ritrovare e mantenere l’armonia fra tutto ciò che esiste.
Perciò oggi “le principali preoccupazioni religiose e spirituali devono essere : qual è il futuro del pianeta Terra e dell’umanità nel suo complesso? In che misura … le tradizioni religiose ci aiutano a tutelare la creazione di Dio e come facciamo a trovare posto al suo interno?”
Molto esse hanno detto, molto resta da fare, ma vi sono già esempi di come tali tradizioni stiano lavorando sui temi dell’ecologia e della giustizia, specialmente in ambito interreligioso.

libro Boff
Le tradizioni spirituali, però, hanno anche molto da dire ad ogni singolo individuo. La liberazione parte dal cuore e dalla mente dell’uomo per irradiarsi alla prassi trasformativa, nelle sue innumerevoli forme. Occorrono Profeti e Visionari, occorre una nuova visione del futuro che si fondi su ciò che conta davvero, le relazioni, l’amore, il senso di appartenenza, la bellezza, il gusto della vita.
Numerosi sono gli spunti, i riferimenti, le pratiche che gli autori propongono nell’ultima parte, attinti dalle più recenti conquiste della scienza e dalle millenarie tradizioni spirituali dell’umanità.
Come essi ripetono più volte, “non esiste una ricetta magica”, ma si possono individuare i processi e i principi che sono in grado di aiutarci ad incarnare coscientemente nella realtà quel Principio già vivente ed attivo in mezzo a noi, che può essere chiamato in vari modi, Tao, Dharma, Regno dei Cieli, ma è Uno.
Al termine di questa lunga tappa del viaggio verso la Liberazione, si comprende che ci sono alternative a questo mondo così com’è, che per trasformarlo radicalmente ci sono infinite potenzialità a disposizione degli esseri umani, che è un’impresa gioiosa ed esaltante collaborare sempre più numerosi per “cambiare la rotta” ( per usare un’espressione cara a Francesco Gesualdi).
Il viaggio continua, tutti possiamo metterci in cammino.

Per concludere, uno dei grandi meriti di questo testo è quello di fornire una summa di tutto ciò che è utile, anzi indispensabile, sapere per non stare a guardare impotenti e senza speranza, oppure inconsapevoli ed incuranti, l’accelerato e brutale processo di disgregazione che attenta alla Vita sulla Terra.

L. BOFF- M. HATHAWAY, Il Tao della Liberazione, Fazi Editore, 2014.
http://www.leonardoboff.com/