Dal diario di una femminista

Dipinto di Franco Blandino

Dipinto di Franco Blandino

EMILIA DEARGON

Anche se mi chiamo Eva, non ho mai capito la storia della costola, che l’uomo si è inventato per consolarsi della sua impossibile maternità. Mi piace molto di più la faccenda della mela: almeno lì si riconoscono, come qualità tipicamente femminili, la sete di conoscenza, l’intraprendenza, la capacità di dialogo, di tener testa a dio e al diavolo, di pagarne le conseguenze senza mendicare l’impossibile… Eva è stata la prima femminista della storia.

Anch’io sono una femminista, una sessantottina: non sopporto che le donne non abbiano gli stessi diritti degli uomini, e gli uomini gli stessi doveri delle donne. Logicamente, ho cercato un uomo che la pensasse esattamente come me e insieme abbiamo costruito un rapporto di coppia davvero paritario, basato sul massimo rispetto reciproco, sorretto da stima e fiducia adulte nell’altro: niente dipendenza, niente gelosia, niente possessivismo… Ciascuno dei due ha i suoi spazi, la sua autonomia, la sua no man’s land: lui è dinamico, sportivo, estroverso; io sono più casalinga e contemplativa, amo passatempi più tranquilli, artistico-culturali, che lui non sopporta. Così abbiamo organizzato un preciso sistema di turni sia per la gestione del ménage domestico che per il tempo libero: tutto è rigorosamente programmato, prevedibile, senza scarti. Comunque, non avrei potuto trovare un compagno migliore, un padre migliore per i nostri figli: scherzando, gli dico sempre che ha un solo difetto: non chiamarsi Adamo.

Adamo (sempre che sia il suo vero nome) l’ho conosciuto sul web, qualche mese fa, grazie a una mailing list di poesia a cui entrambi siamo iscritti: ne è nato uno scambio intellettuale di altissimo livello. Perdonatemi l’immodestia del superlativo, ma quando due persone condividono interessi come la poesia, la storia, la filosofia e ne scrivono, le loro mail finiscono inevitabilmente col diventare dei saggi, e meriterebbero altroché di essere pubblicate. Sì, sono dei piccoli capolavori, le nostre mail, puro piacere intellettuale, gioco di due menti che si riconoscono diverse ma affini, un testa-a-testa oltremodo gratificante.

Non ci siamo mai incontrati di persona – ci siamo visti solo in foto. La sua – non certo ritoccata – è quella di un uomo decisamente vecchio, molto più di me: un’estesa calvizie appena spolverata di bianco, rughe come crepacci sulla fronte, sul collo. Nella foto, sono gli occhi a incatenare: acuti, profondi, penetranti di intelligenza – ma soprattutto, l’intelligenza trabocca dalle parole che usa nelle mail, e da come le usa.

All’inizio – dicevo – era tutto un fatto di testa, ma poi qualcosa è cambiato, la frequenza delle mail si è intensificata, gli argomenti si sono fatti più confidenziali e toccanti, le parole più ironiche e audaci: e mi sono sorpresa a pensare che Adamo si stava ‘impadronendo’ di Eva, si stava riappropriando della sua costola. Non solo avevo l’impressione che leggesse in me come in un libro aperto: mi sentivo come risucchiata, posseduta da lui, dalle sue interpretazioni, e non avevo la forza di oppormi, non sapevo né volevo resistere. Era come se fossi ipnotizzata, o drogata – ma com’è possibile, data la distanza e l’immaterialità dei nostri contatti? Come possono delle semplici parole, lette su un asettico video, avere tale e tanto potere? Alla mia età?

Eppure è così: per la prima volta in vita mia, sto vivendo una condizione di attaccamento fusionale, come quello madre-figlio, nel rapporto con un uomo – e non è detto che la madre sia io… Mi sembra di rivivere la mia primissima adolescenza, quando sognavo un amore esclusivo, geloso, possessivo, un Amore Romantico, un Amore Assoluto – mi sembra di aver trovato, finalmente, il mio Gemello – possessivo, geloso, esclusivista come me…

Trent’anni di femminismo buttati alle ortiche, dunque? Oh no, proprio no, non ho rimpianti: se avessi incontrato da giovane un seduttore come Adamo ne sarei stata totalmente distrutta, incenerita – ma io, da giovane, gli uomini maschilisti, narcisi, e per giunta molto più vecchi di me, non li vedevo nemmeno…

(apparso originariamente su Margutte l’8 marzo 2015)