Chiare fresche e dolci acque

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(Mostra “Polvere di stelle”, presso il Museo della Ceramica di Mondovì)

LAURA BLENGINO

Galadriel, della casata Oceanine, non riusciva a trovare la via. “Devo tornare a casa”, si ripeteva. Ma a malincuore non si orizzontava.
Era uscita per recuperare l’Erba Miracolosa, per la sua famiglia che si stava decimando.
Ora stringeva forte in mano l’Erba. Allo stesso modo voleva brandire la via di ritorno.
“Quel punto dove tramonta il Sole è il Nord… o forse è il Sud?” si tormentava.
Il buio stava calando e con esso la speranza di intravedere casa.
Si accucciò a terra. Si prese un po’ di foglie. Alcune divennero cuscino, altre coperta. Si preparò a dormire. Magari il giorno dopo sarebbe stata più attiva. La notte portava consiglio.
La luce albina la baciò sulle palpebre.
Si stiracchiò, aprì gli occhi e si rese conto dov’era. Ancora fuori casa. Amaro salì in gola.
Dopo pochi secondi una foglia cadde dall’alto. Una foglia enorme, così grande che le ricordò il fiore Ninfea.
Fu in quell’attimo che tutto si risolse. Breve e fugace ma vitale. Come non averci pensato prima!
I fiori ninfea.
La filastrocca che le cantavano da bimba.

“Se ti perdi non ti scoraggiare
la strada sai dove trovare
ti guiderà ninfea fiore
col suo sonoro bagliore.
Stringerai casa e famiglia
dopo questa anomalia”.

Tese al massimo le orecchie. Rimase in silenzio. E ascoltò l’alfabeto della natura. Il vento tra le fronde, i corsi d’acqua che scorrevano, i fuochi accesi che scoppiettavano, gli alberi che crescevano. Ma non era questo che le interessava.
A un certo punto, eccolo il rumore agognato.
Le ninfee fiore sbattevano tra loro, facendo una melodia. Come uno xilofono.
Pian piano la musica le spianò la via. E ritrovò la strada.
Casa dolce casa. Chiare fresche e dolci acque.